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Il Tarabusino (Ixobrychus minutus) nidifica in tutta l'Italia, soprattutto in ambienti collinari, non molto distanti dall'acqua (foto M. Giordano)

Natura protetta

L'Oasi ornitologica
di Sant'Albano Stura

Il piccolo paese del pianalto cuneese recentemente venuto alla ribalta per il ritrovamento di una necropoli longobarda, punta a uno sviluppo sostenibile valorizzando l'oasi ornitologica di sua proprietà frutto di un accordo tra pubblico e interesse privato


Testo e foto di Aldo Molino
aldo.molino@regione.piemonte.it

Vista da lontano, ricorda le torri delle fortificazioni romane ai confini dell'impero, così come  racconta la finzione cinematografica, con paludi e brume che si inalzano inquietanti dal velo d'acqua. Una volta salite le scale che ancora odorano del buon profumo del legno ecco la sorpresa: il colpo d'occhio sui laghi è straordinario, una coppia di giovani svassi manovra incurante della nostra presenza proprio sotto di noi, un airone bianco maggiore apre le sue ali nel cielo, così vicino da percepire il vibrare dell'aria. I legionari romani  sono presto dimenticati e messa mano al binocolo può iniziare un'emozionante e appassionata "caccia ". Ecco un cormorano in posizione ieratica sul suo trespolo, più in là un movimentato gruppo di paperette: si tratta di alzavole, ci spiega una delle guide. E poi ancora la canapiglia, la volpoca, la moretta, il codone, il fistione turco, tutti paperi, ma ci sono anche limicoli come la pittima reale e ardeidi come il raro tarabuso. Occasionalmente  compaiono anche autentiche rarità come l'oca delle nevi. Sono 199 le specie la cui presenza è stata finora accertata.
L'altana, situata sull'istmo tra i due stagni principali è l'ultima, per ora, delle realizzazioni dell'Oasi naturalistica della Madonnina di Sant'Albano Stura in provincia di Cuneo.
Nata a metà degli anni novanta del Novecento, la riserva è frutto della collaborazione tra amministrazione comunale, iniziativa privata e volontariato. Si tratta infatti di una cava di pietrisco che una volta esaurita (lo strato utile commercialmente ha una potenza di soli pochi metri) dovendo comunque per legge essere ripristinata è stata rinaturalizzata rimodellando le sponde e adattata alle esigenze dell'avifauna. L'area che ha una superficie di trecentomila mq (30 ettari) è stata donata al comune dalla proprietà, la ditta Unical (Gruppo Buzzi Unicem), subentrata nella coltivazione delle cave ancora attive alla F.lli Napoli.

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Servizio a cura della redazione di Piemonte Parchi


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