
DIBATTITO
Grande partecipazione di pubblico all'incontro organizzato dalla nostra rivista. Giornalisti specializzati, naturalisti, esperti, si sono confrontati sul tema dell'appeal mediatico dei parchi tra analisi, interrogativi e qualche sana provocazione.
di Mauro Pianta
mauro.pianta@regione.piemonte.it
Esiste n modo per comunicare le aree protette senza doversi piegare alla logica della spettacolarizzazione delle notizie, stile "Calendario delle guardaparco" o "Grande Fratello dei Parchi?".
Se c'è occorre scovarlo. E bisogna anche fare in fretta.
La sfida dei prossimi anni si gioca tutta qui: avvicinare le persone ai parchi, raccontare la vera identità di questo mondo attraverso linguaggi e modalità nuove. Ma senza inseguire a tutti i costi la logica ansiosa del media-system che rischia di banalizzare una realtà costituita da valori antichi e profondi.
Sono alcuni degli interrogativi e delle considerazioni cui sono approdati i partecipanti alla tavola rotonda dal titolo Perché i Parchi non fanno notizia?, organizzata dalla nostra rivista al Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, lo scorso 14 gennaio. Giornalisti specializzati, naturalisti, rappresentanti del settore e un pubblico di oltre cento persone si sono dunque confrontati su una pluralità di temi. A partire dall'interrogativo che dava il titolo al convegno: perché i parchi non fanno notizia? «Perché in questo Paese - ha risposto Giulio Ielardi, giornalista free lance - i parchi non interessano. Si tratta di un'idea che cammina ancora davanti alla società». «In effetti - ha aggiunto Ippolito Ostellino, direttore del parco del Po torinese - il concetto di parco non è stato del tutto acquisito: si pensa al parco esclusivamente in termini di natura senza legarlo al territorio: in questo modo si corre il rischio di veicolare un messaggio sbagliato».
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Servizio a cura della redazione di Piemonte Parchi