
ETNOBOTANICA
Chiamata "Signora delle foreste", è un albero dal portamento evocativo con un'altezza che può raggiungere anche i venticinque metri. Diffusa in gran parte dell'areale eurasiatico. È una pianta legata alla conoscenza e alla guarigione, è considerata purificatrice e fonte di rimedi per numerosi malanni
di Loredana Matonti
loredana.matonti@regione.piemonte.it
Foto di Vitantonio dell'Orto
Inizio primavera, i primi passi incedono in un bosco appena rivelato dallo sciogliersi delle nevi, in cui una Natura sonnolenta comincia pigramente a risvegliarsi. Sottile e diritta, elegante pilastro che si erge a mò di colonna nei boschi radi, riflettendo col candore della sua corteccia il chiarore lunare come specchio d'argento, è una delle prime piante su cui scorgiamo le nuove timide foglioline. La "Signora delle foreste", come spesso viene chiamata la betulla (Betula pendula), è un albero dalle foglie caduche, appartenente alla famiglia delle Betulaceae, unico fra le nostre specie a possedere una corteccia candida che si stacca in sottili lembi cartacei. Caratteristica a cui deve probabilmente la sua etimologia, dalla radice indoeuropea "bher(e)g" ovvero "bianco splendente". Il portamento è senza dubbio evocativo, con la sua altezza che può raggiungere anche i 25 metri, la chioma leggera e luminosa e i rami penduli che gli conferiscono un aspetto puro e delicato. Diffusa in gran parte del vasto areale eurasiatico, ha rivestito, nelle società tradizionali di questo continente, un ruolo di fondamentale importanza.
Pianta legata alla conoscenza e alla guarigione, purificatrice e fonte di rimedi per numerosi malanni, è particolarmente resistente al freddo, esige piena luce, ma in compenso, da brava pioniera, colonizza anche terreni poco favorevoli, fertilizzando il terreno e preparandolo per la nascita di altre specie, che a volte arrivano anche a soffocarla, portandola al sacrificio. Per questo nell'antichità veniva considerata la "pianta degli inizi", simbolo di perseveranza, adattabilità, umiltà e tenacia, suggerisce di continuare la propria strada sul percorso prescelto, anche se le condizioni sembrano avverse, per preparare il terreno a coloro che verranno. Nei racconti, ma anche nelle poesie, la presenza costante della betulla diventa la metafora dell'asse del mondo: associata al sole e alla luna e perciò contemporaneamente al Padre e alla Madre, al maschio e alla femmina, era ritenuta simbolicamente la via attraverso la quale scende l'energia dall'universo e da dove risale l'aspirazione umana verso l'alto.
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Servizio a cura della redazione di Piemonte Parchi