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Gatto selvatico (foto di L. Longo)

IL GATTO SELVATICO

Il timido dei boschi

Nelle aree più appartate della nostra penisola, dalla Toscana in giù, ma anche nelle Alpi Liguri e in Friuli, sopravvive uno degli animali più elusivi della nostra fauna: il gatto selvatico.


Testo di Patrizia Gavagnin
Foto di Luca Longo

Gatto selvatico

Si nutre di prede vive

Il gatto selvatico è con la lince il rappresentante italiano della famiglia dei Felidi. È un animale solitario e individualista, il territorio del maschio è molto esteso e ricopre quello di un paio di femmine. I due sessi si contattano soltanto al momento della riproduzione, la sola femmina accudisce la prole.
La comunicazione intraspecifica è principalmente olfattiva, il territorio è marcato tramite depositi d'urina ed escrementi e graffiate sui tronchi.
È un carnivoro obbligato: si nutre di prede animali vive, cacciate al suolo, afferrate con l'aiuto degli artigli e uccise con un morso alla nuca.
Patrizia Gavagnin è biologa e si occupa di fauna selvatica, in particolare di carnivori (lupo, gatto selvatico, lince), inoltre di argomenti connessi con la Rete Natura 2000 e la conservazione delle risorse naturali.

Gatto selvatico

Il gatto selvatico non è una specie alpina. Nelle regioni europee in cui è presente frequenta aree di media montagna, in una fascia compresa tra 300/400 e 800 m, raramente al di sopra dei 1000 m. La morfologia dell'animale con arti corti fa sì che lo spostamento sulla neve fresca e alta sia difficoltoso. La copertura nevosa ne influenza la presenza ostacolando la locomozione e gli spostamenti, ma anche impedendo la cattura dei roditori che muovendosi sotto la neve diventano inaccessibili inoltre un innevamento importante ostacola gli spostamenti dei maschi nel periodo riproduttivo, i quali hanno una ripartizione uniforme e un'attività prevalentemente di superficie.

L'aggettivo silvestris che definisce la specie nella nomenclatura scientifica descrive perfettamente l'habitat ideale del gatto selvatico: un'estesa superficie di boschi di latifoglie e boschi misti,perché in queste aree sono abbondanti le prede preferite. Poco frequentati sono invece i boschi artificiali di resinose, di conifere e i castagneti puri, ambienti più poveri di fonti alimentari idonee. Molto importante è anche ciò che interrompe l'area boscata: una radura, una prateria a margine del bosco, un versante soleggiato perché sono buone zone di caccia.

Le esigenze ecologiche del gatto selvatico sono quelle di un'ampia superficie formata da boschi maturi dove i popolamenti delle specie-preda sono ricchi e consolidati e la copertura nevosa non è estesa e permane per un tempo limitato, gli insediamenti umani sono sparsi e non continui. L'alterazione dell'habitat idoneo induce la rarefazione o la scomparsa del felide.

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Servizio a cura della redazione di Piemonte Parchi


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