
MONTE MUSINÈ E LAGHI DI CASELLETTE
Estremo avamposto delle Alpi Graie prima della pianura torinese, il Musinè è la montagna più vicina alla città e per questo molto frequentata. Difficile non incontrare qualcuno percorrendo il classico sentiero che dal campo sportivo di Caselette conduce alla cima in meno di due ore. Ma...
Testo e foto di Filippo Ceragioli
filippo.ceragioli@regione.piemonte.it
Sulla vetta del Musinè convergono i confini di tre comuni: Almese, Caselette e Val della Torre. In passato però le cose erano un po' diverse, almeno per quanto riguarda il versante meridionale. Fino alla fusione con Almese, avvenuta il 26 gennaio 1928, Rivera era infatti un comune autonomo che comprendeva tutta la porzione del Musinè oggi in territorio di Almese. Andando più indietro nel tempo il Comune di Rivoli possedeva una buona parte del versante meridionale e, in particolare, gli abitati di Milanere, Grangiotto e Camerletto. Si trattava però di una zona molto lontana dal centro comunale e ciò creava gravi disagi alla popolazione.
La fatica della salita è ricompensata dallo straordinario panorama sulla conurbazione torinese. Il Musinè in passato è stato molto chiacchierato e oggetto di interesse da parte di ufologi e studiosi del paranormale, molto meno tra gli ecologisti e gli amanti della natura. Tra le molte leggende e tradizioni che lo riguardano c'è quella per cui ai suoi piedi si sia svolta la battaglia tra il pagano Massenzio e l'imperatore Costantino, il quale, in quell'occasione, avrebbe avuto la celebre visione della Croce cristiana. La monumentale croce in cemento armato eretta all'inizio del Novecento sulla cima della montagna ricorda l'evento. Agli antichi romani la zona del Musinè piaceva comunque parecchio, tanto che decisero di costruirci intorno ville e cascine, e anche nelle epoche successive religiosi, nobili, borghesi e popolani si rivolsero alla montagna con vari obiettivi e motivazioni. Oggi però le vecchie attività produttive - pascolamento, viticoltura, taglio dei boschi, estrazione di minerali - hanno quasi ovunque ceduto il passo al naturale avvicendarsi degli ecosistemi e la zona è diventata un importantissimo serbatoio di biodiversità a due passi dal capoluogo piemontese. Le minacce però non sono poche: gli incendi, la possibile espansione di insediamenti residenziali e strade e, soprattutto, il progetto di bucare la montagna da parte a parte con una lunghissima galleria ferroviaria.
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Servizio a cura della redazione di Piemonte Parchi