Editoriale di Aldo Molino
A fine 2009 è stato istituito un nuovo parco regionale: il Parco naturale della Valle Antrona, voluto dalle amministrazioni locali. Ci sono voluti molti anni per convincere "i perplessi" che le riserve naturali possono offrire importanti opportunità di sviluppo
L'ultimo parco naturale regionale istituito in Piemonte risale al 1992 e si riferisce a Stupinigi con le sue aree agricole, i boschi, le rotte delle caccie reali. Stupinigi è l'ultimo atto di una stagione di parchi iniziata nella seconda metà degli Anni '70, fortemente voluta dall'assessorato alla Pianificazione territoriale. La priorità era, allora, sottrarre all'urbanizzazione e alle trasformazioni gli ambienti ecologicamente più interessanti e fragili della nostra regione. Una corsa contro il tempo per imporre quei vincoli indispensabili alla salvaguardia spesso mal visti (se non apertamente osteggiati) dalle popolazioni locali. Fatti i parchi, è iniziato un lungo lavoro per costruire attorno a quei vincoli il consenso e per trasformarli in un'opportunità di sviluppo economico: un percorso travagliato e non lineare, costellato di incomprensioni e aperte contrapposizioni. Un oscuro lavoro di mediazione, comunicazione e valorizzazione che ha portato, forse, i parchi lontano dalle luci della ribalta, ma vicini al territorio e alla sua quotidianità.
Stupinigi faceva parte del patrimonio immobiliare di proprietà dell'Ordine Mauriziano che, di fatto, senza l'intervento della Regione rischiava di essere disperso. Difficoltà che hanno fatto sì che l'ultimo parco istituito abbia impiegato quasi vent'anni per vedere risolti parte dei problemi.
Diciassette anni dopo, Stupinigi, divenuta nel frattempo proprietà regionale, ha iniziato a muovere autonomamente i suoi primi passi con l'inaugurazione, a fine 2009, della sede operativa ospitata in una delle cascine storiche della Residenza sabauda.
Negli stessi giorni, il Consiglio regionale approvava la legge istitutiva di un nuovo parco. Diciassette anni dopo Stupinigi, la Valle Antrona è l'ultimo nato tra i parchi regionali. Quasi ottocento ettari di natura protetta che dai 500 metri di un fondovalle stretto e buio, sale sino ai 3.660 del Pizzo di Antigene. Un parco voluto dalle amministrazioni locali, dopo lunghi dibattiti e ritenuto l'unica opportunità, dopo un'industria mineraria fallita, tramontata quella idroelettrica e finito il sogno del turismo bianco per una valle destinata a un declino inarrestabile.
Viganella, Antrona, Schieranco… sono forse segnali di un tempo che sta cambiando. Una nuova stagione di parchi, visti non più vincolo ma come risorsa potrebbe essere alle porte.
Non si poteva aprire meglio il nuovo anno, "2010 - Anno internazionale dedicato alla Biodiversità". Benvenuto, dunque, Nuovo Anno!
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Servizio a cura della redazione di Piemonte Parchi