
PIANTE CARNIVORE
L'intreccio che unisce la pianta alla sua preda è un'affascinante, benché crudele, esempio di competizione tra doti di mimetismo, velocità e grandi astuzie. Tutti fenomeni che è possibile osservare a ogni livello dell'ecosistema: dalle grandi savane africane al giardino di casa
Testo e foto di Alma Pesce
La quotidiana lotta per la sopravvivenza è evidente nel regno animale: il camaleonte che si mimetizza per catturare l'insetto; il gatto appostato in attesa del topo; il leone che insegue la gazzella. Inaspettatamente, anche il regno vegetale annovera alcuni "feroci predatori": le cosiddette piante insettivore.
Talora definite carnivore per la tendenza di alcune specie a catturare piccoli mammiferi e invertebrati, le piante insettivore sono vegetali che nel corso dell'evoluzione hanno modificato le proprie strutture fogliari in modo da formare delle trappole capaci di catturare e digerire organismi viventi. La vocazione al "carnivorismo" è frutto di un adattamento ad ambienti di vita difficili, come paludi, torbiere, rocce affioranti accomunati da suoli poveri di sostanze nutrienti, in particolar modo d'azoto, che la pianta carnivora ricava dalle sue prede.
Le piante insettivore a livello mondiale contano circa 600 specie suddivise in 15 generi e sono presenti in tutti i continenti, eccetto l'Antartide. La maggior parte si concentra nelle aree tropicali e ha, in genere, dimensioni più elevate rispetto alle specie dei climi temperati e boreali. Tra queste, le famiglie delle Nepenthaceae e Serraceniaceae sono spesso ospitate in giardini botanici e coltivate dagli appassionati per la loro bellezza. Le trappole di queste specie sono costituite da una sorta di sacco, talvolta dotato di coperchio, che per colorazione e odore attira gli insetti al proprio interno. Una volta intrappolato, l'animale viene digerito grazie agli enzimi prodotti dalla stessa pianta e infine assimilato. Altrettanto nota e coltivata è la Dionaea muscipula, della famiglia delle Droseraceae, detta "acchiappamosche" per via dell'aspetto delle sue trappole simili a bocche dentate. Le "bocche" restano aperte in attesa degli insetti, che attratti dai colori vivaci, vi si posano sopra, stimolando così i peli recettori della trappola.
Alma Pesce si è laureata presso la Facoltà d'Agraria di Torino in Scienze Forestali e Ambientali. Attualmente collabora con le scuole per progetti di educazione ambientale.
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Servizio a cura della redazione di Piemonte Parchi