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AMBIENTALISTA SARÀ LEI...

Odio i gatti...

di Bruno Gambarotta

Odio i gatti. Se esiste un animale che ha qualche remota possibilità di avere un'anima, quello è il gatto. Per questo li odio: gli animali non si permettano di mettere in discussione il loro status, stiano al loro posto, non disturbino l'uomo, signore e padrone del mondo.

Non ricordo che faccia avessero o come si chiamassero il pollo o l'orata che ho mangiato oggi a pranzo, mentre mi ricordo in tutti i particolari i pochi gatti che hanno incrociato la mia vita. Qualcosa vorrà pur dire, no?

Odio i gatti. Non voglio avere niente da spartire con loro. La loro semplice presenza m'inquieta. Giugno 1992: sono in viaggio, passeggero sull'auto guidata da Fabio Fazio, da Dogliani a Modena. La sera prima abbiamo presentato alla biblioteca Luigi Einaudi di Dogliani la "Storia della televisione italiana" di Aldo Grasso; a Modena ci aspetta in un teatro la festa organizzata dalla famiglia Panini per il compleanno di "Comix". È una domenica, è mattina: partiti da poco, stiamo percorrendo una statale deserta e rettilinea quando Fabio inchioda mandandomi a sbattere il muso contro il parabrezza (non c'era ancora l'obbligo delle cinture). Fabio spalanca la portiera e si precipita a raccogliere qualcosa fra la ruota anteriore destra e il fossato. Si tratta di un gattino, così piccolo da stare accucciato nella sua mano destra.

"C'è mancato poco che lo mettessimo sotto", dice accarezzandolo.
"Be'", faccio io. "Non è successo. Lascialo giù e ripartiamo".
"Scherzi? Lasciarlo qui significa condannarlo a morte".
"Non penserai mica di portartelo dietro?"
"Che male c'è? A Modena troveremo di sicuro qualcuno che se lo prenda".
"Come sarebbe che male c'è? "È pericoloso guidare tenendo in mano un gatto".
"Appunto. Lo tieni tu".
"Mai! Piuttosto scendo e faccio autostop".

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Servizio a cura della redazione di Piemonte Parchi


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