
Agricoltura
«Siamo quel che mangiamo» affermò il filosofo Ludwig Feuerbach, ma allora viene da chiedersi in che misura conosciamo noi stessi se in realtà non conosciamo bene neanche quello che mettiamo nel nostro piatto.
di Loredana Matonti
loredana.matonti@regione.piemonte.it
La filosofia del mangiare "bio", impostasi in questi anni, è frutto di una ricerca del benessere individuale e si fonda sulla consapevolezza emergente che nessuno degli aspetti della vita dell'uomo può considerarsi avulso dagli altri. È conseguente l'attenzione verso un'alimentazione più sana e, vista l'emergenza sullo stato delle risorse naturali, anche più compatibile ed eco-sostenibile. Appello a cui l'agricoltura biologica ha tentato di rispondere per soddisfare una domanda in continua crescita. Perchè biologica? In realtà è un termine improprio, perché di fatto l'attività agricola si fonda comunque su processi biologici; nelle lingue anglosassoni infatti la stessa pratica si definisce "agricoltura organica" (indicando l'attenzione rivolta alla conservazione della sostanza organica del terreno), oppure "agricoltura ecologica", ma nell'accezione comune della nostra cultura si intende una pratica che si avvale di tecniche colturali e di prodotti il più possibile "naturali" e non di sintesi, più compatibili con la salute umana e con quella dell'ambiente.
I parchi sostengono e valorizzano il biologico. Ne è un esempio, lo studio commissionato all'AIAB (Associazione Italiana Agricoltura Biologica) dal Ministero dell'Ambiente sull'agricoltura biologica nei parchi nazionali. La ricerca ha realizzato un censimento delle aziende biologiche presenti all'interno dei 24 parchi nazionali italiani, selezionando al loro interno oltre 100 bio-eccellenze e individuando delle linee guida per l'agricoltura biologica nelle aree protette che contribuiscono alla gestione sostenibile del territorio. Dalle indagini effettuate l'agricoltore bio, rispetto a quello convenzionale, guarda al parco come un'opportunità, ha un'età inferiore della media della categoria cui appartiene, sceglie questo metodo per una particolare sensibilità ambientale e per tutelare la propria salute e quella dei suoi consumatori, ma anche per opportunità di mercato.
Tra questa e l'agricoltura convenzionale, si inseriscono tutta un serie di varianti come l'agricoltura integrata, che prevede l'adozione di tecniche compatibili con la conservazione dell'ambiente attraverso la minimizzazione dell'uso di prodotti chimici di sintesi e il controllo dell'intero processo produttivo.
L'agricoltura biologica consuma meno energia, promuove e salvaguarda la complessità e la biodiversità dell'ambiente in cui opera ed esclude l'utilizzo di prodotti di sintesi (salvo quelli specificatamente ammessi dal regolamento comunitario) e di organismi geneticamente modificati (OGM). Inoltre riduce al minimo il rilascio di residui nel terreno, nell'aria e nell'acqua, conserva la naturale fertilità del suolo mediante l'utilizzo di fertilizzanti organici, la pratica delle rotazioni colturali e lavorazioni attente al mantenimento della struttura del suolo. Contro i parassiti si adottano tecniche colturali e si privilegia la lotta biologica, favorendo i loro naturali nemici, tranne nei casi di lotta obbligatoria come previsto dal regolamento.
Il rispetto della normativa è condizione irrinunciabile per poter impiegare il termine "biologico" nell'etichettatura di prodotti agricoli che rappresenta d'altra parte la principale forma di garanzia nei confronti del consumatore.
B. Mollison - R. Slay, 2007, Introduzione alla Permacultura, Aam Terra Nuova.
D. Fanelli, 2007, Polemica verde, L'Espresso, anno LII, n. 34, 30 agosto.
D. Minerva, 2007, Bio non fa miracoli, L'Espresso, anno LII, n. 34, 30 agosto.
O. Schmid - F. Strasser, 1997, Agricoltura biologica - Edagricole.
Steiner R., Geisteswissenschaftliche Grundlagen zum Gedeihen der Landwirtschaft, Dornach, 1963.
Su Internet: http://www.aiab.it
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Servizio a cura della redazione di Piemonte Parchi