
Dal mondo della ricerca
a cura di Claudia Bordese
Lo documentano i dati raccolti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e resi pubblici lo scorso mese di giugno, che comprovano i rischi socio-sanitari correlati al cattivo utilizzo delle risorse idriche. Oltre alle quasi trecentomila morti accidentali annue per annegamento, l'acqua è veicolo di malattie debilitanti e sovente letali, soprattutto nelle aree meno fortunate del pianeta. Pratiche che a noi paiono più che scontate, come lavarsi le mani con acqua e sapone, preservare l'acqua da bere da fonti inquinanti, evitare il contatto delle acque nere fognarie con campi e orti, sono in realtà quasi sconosciute o comunque poco o malamente praticate nella maggioranza dei paesi africani e nel sud-est asiatico, con conseguenze sconvolgenti sulla salute delle popolazioni e lo sviluppo economico delle aree coinvolte. Basti pensare che quasi due milioni di bambini muoiono ogni anno per le conseguenze della dissenteria provocata dall'ameba e da altri parassiti intestinali ingeriti con acqua o verdure contaminate. E che svariati milioni di esseri umani sono annualmente debilitati dalla malaria (alcuni milioni ne muoiono) o menomati dall'elefantiasi, malattie parassitarie veicolate da diverse specie di zanzare che potrebbero essere fortemente ridotte semplicemente evitando la formazione di zone di ristagno dell'acqua e praticando la copertura delle vasche di raccolta, dove proliferano le larve di questi novelli untori.
La stessa pratica di immergersi e lavarsi in stagni o laghi in zone tropicali ha come possibili conseguenze malattie causate da parassiti che penetrano attivamente nella nostra pelle direttamente dall'acqua in cui sguazzano, invisibili all'occhio umano. Un bambino malnutrito e in più sfiancato da malattie contratte con l'acqua che beve o in cui si lava, sarà uno scolaro assente e svogliato, uno studente incapace di concentrarsi, un adulto debole, costretto a lavori umili in quanto impreparato, e il paese ne pagherà le conseguenze in termini di elevata spesa sanitaria e ritardato sviluppo sociale ed economico. Può sembrare un'esagerazione, ma i dati presentati dall'OMS nel rapporto "Safer water, better health" (Acqua più sicura, salute migliore) dimostrano che il peso, economico e sociale, di tutte le malattie potrebbe essere ridotto di almeno un decimo semplicemente operando sulle pratiche di gestione delle risorse di acqua dolce. E questo senza la necessità di intervenire con soluzioni tecnologiche e costose, sovente improponibili e impraticabili, ma semplicemente diffondendo e imponendo pratiche elementari, quali il lavaggio accurato delle mani, la bollitura o la filtrazione anche solo attraverso pezze di cotone dell'acqua da bere, e la costruzione di bagni per impedire la contaminazione delle fonti potabili.
Soluzioni facili come bere un bicchier d'acqua, per lasciarle il ruolo di portatrice di vita.
Claudia Bordese
Per saperne di pių:
www.who.int/quantifying_ehimpacts/publications/saferwater/en/index.html (in inglese)
Servizio a cura della redazione di Piemonte Parchi