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Home » Numeri arretrati » Num. 179 » Non sempre l'acqua è fonte di vita

Immagine della mostra "Di luce e acqua - Sguardi di vita in Etiopia" (foto dip.g.c. C. A. Radice)

Dal mondo della ricerca

Non sempre l'acqua č fonte di vita

Che l'acqua sia il nostro bene più prezioso, l'insostituibile fonte di vita, è nozione nota a tutti. Più difficile è accettare il fatto che l'acqua sia fonte di malattia e di morte.

a cura di Claudia Bordese

Lo documentano i dati raccolti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e resi pubblici lo scorso mese di giugno, che comprovano i rischi socio-sanitari correlati al cattivo utilizzo delle risorse idriche. Oltre alle quasi trecentomila morti accidentali annue per annegamento, l'acqua è veicolo di malattie debilitanti e sovente letali, soprattutto nelle aree meno fortunate del pianeta. Pratiche che a noi paiono più che scontate, come lavarsi le mani con acqua e sapone, preservare l'acqua da bere da fonti inquinanti, evitare il contatto delle acque nere fognarie con campi e orti, sono in realtà quasi sconosciute o comunque poco o malamente praticate nella maggioranza dei paesi africani e nel sud-est asiatico, con conseguenze sconvolgenti sulla salute delle popolazioni e lo sviluppo economico delle aree coinvolte. Basti pensare che quasi due milioni di bambini muoiono ogni anno per le conseguenze della dissenteria provocata dall'ameba e da altri parassiti intestinali ingeriti con acqua o verdure contaminate. E che svariati milioni di esseri umani sono annualmente debilitati dalla malaria (alcuni milioni ne muoiono) o menomati dall'elefantiasi, malattie parassitarie veicolate da diverse specie di zanzare che potrebbero essere fortemente ridotte semplicemente evitando la formazione di zone di ristagno dell'acqua e praticando la copertura delle vasche di raccolta, dove proliferano le larve di questi novelli untori.

La stessa pratica di immergersi e lavarsi in stagni o laghi in zone tropicali ha come possibili conseguenze malattie causate da parassiti che penetrano attivamente nella nostra pelle direttamente dall'acqua in cui sguazzano, invisibili all'occhio umano. Un bambino malnutrito e in più sfiancato da malattie contratte con l'acqua che beve o in cui si lava, sarà uno scolaro assente e svogliato, uno studente incapace di concentrarsi, un adulto debole, costretto a lavori umili in quanto impreparato, e il paese ne pagherà le conseguenze in termini di elevata spesa sanitaria e ritardato sviluppo sociale ed economico. Può sembrare un'esagerazione, ma i dati presentati dall'OMS nel rapporto "Safer water, better health" (Acqua più sicura, salute migliore) dimostrano che il peso, economico e sociale, di tutte le malattie potrebbe essere ridotto di almeno un decimo semplicemente operando sulle pratiche di gestione delle risorse di acqua dolce. E questo senza la necessità di intervenire con soluzioni tecnologiche e costose, sovente improponibili e impraticabili, ma semplicemente diffondendo e imponendo pratiche elementari, quali il lavaggio accurato delle mani, la bollitura o la filtrazione anche solo attraverso pezze di cotone dell'acqua da bere, e la costruzione di bagni per impedire la contaminazione delle fonti potabili.

Soluzioni facili come bere un bicchier d'acqua, per lasciarle il ruolo di portatrice di vita.

Claudia Bordese



Servizio a cura della redazione di Piemonte Parchi


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