
Agricoltura
di Ilaria Testa
ilariatesta@hotmail.com
Negli ultimi mesi si è sentito parlare spesso del "Frutto permesso": Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, gli ha dedicato un articolo su Repubblica e anche Milena Gabanelli gli ha riservato un piccolo spazio all'interno dell'ormai famosa trasmissione Report.
Se ancora persistono dubbi su cosa sia "Il frutto permesso", possiamo aiutarvi raccontando la storia di Dario Martina e di alcuni amici che a metà degli anni '80, quando ancora certi argomenti non erano di moda come oggi, decisero di fondare una cooperativa agricola e di dare inizio a un'intensa attività di produzione biologica e di trasformazione: succhi di frutta, confetture e conserve. L'idea in più fu quella di introdurre l'agriturismo e la vendita diretta, per stabilire un rapporto diretto
con il consumatore e ridurre i costi e gli impatti per il trasporto. Scelte innovative, soprattutto se si pensa che dai numerosi dati raccolti, emerge che solo a partire dalla fine degli anni '90 si è arrivati a una vendita bio in grado di coprire il 15-20% del mercato. Dieci anni prima, quando comprare bio rappresentava per lo più una scelta ideale, la percentuale era appena dell'1%. Dario e i suoi soci raccolgono la sfida e dopo la pubblicazione delle prime ricerche sulla pericolosità legata all'uso di pesticidi in agricoltura e la delusione per alcuni progetti di sviluppo del territorio che non hanno avuto possibilità di azione, decidono di dedicare la loro attività a un tipo di agricoltura più rispettosa per l'ambiente, il territorio e soprattutto la salute dei consumatori.
Info: www.fruttopermesso.it
Le fattorie didattiche
Partecipano alla semina, scoprono da vicino il momento della raccolta, si stupiscono davanti al modo in cui viene preparato il pane. Ma poi si rendono conto che anche gli agricoltori fanno uso del personal computer e delle nuove tecnologie.
Sono solo alcune delle cose che capitano ai ragazzi in visita alle "Fattorie didattiche", 227 aziende distribuite in tutto il Piemonte e nate proprio per favorire l'educazione alla ruralità delle nuove generazioni. La Regione ha recentemente presentato una guida completa dedicata a quest'esperienza, un volume realizzato in collaborazione con le organizzazioni professionali agricole. E proprio all'ente regionale spettano una serie di compiti di vigilanza e di verifica sull'idoneità delle single imprese. Sicurezza, norme igienico-sanitarie, logistica, criteri omogenei di formazione e aggiornamento degli operatori, standard di accoglienza: niente viene lasciato al caso. Un monitoraggio continuamente aggiornato grazie anche all'istituzione del "registro regionale delle fattorie didattiche".
«L'esperienza delle fattorie - spiega Alessandra Berello, referente regionale del progetto - è stata accolta con grandissimo interesse da tutte le scuole, in particolare da quelle elementari». Una specie di avventura educativa capace di combinare gioco, natura e cultura ambientale? «E' proprio così - conferma la dottoressa Berello. Grazie a questo progetto i bambini, magari per la prima volta, si imbattono in alcuni tipi di animali, scoprono le antiche tradizioni del mondo rurale, partecipano ad escursioni guidate, con momenti di spiegazione tecnica che si alternano ad attività ludiche. Grazie a questi viaggi, temi come il ciclo degli alimenti, la stagionalità, la tutela della biodiversità, il consumo consapevole, divengono delle situazioni concrete, direttamente accessibili alla loro conoscenza».
Mauro Pianta
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Servizio a cura della redazione di Piemonte Parchi