
Lepidotteri
Il suo volo potente è uno dei simboli della macchia mediterranea. Anche le dimensioni non la fanno certo passare inosservata. La ninfa del corbezzolo (Charaxes jasius) è una delle farfalle più belle e più grandi che esistano in Italia, con un'apertura alare che può superare gli otto centimetri
Testo di Francesco Tomasinelli
Foto di Francesco Tomasinelli, Alessandra e Rocco Marciano
La ninfa del corbezzolo o jasio, questi i suoi nomi comuni, appartiene a un genere, Charaxes, che presenta una distribuzione principalmente africana. Non sorprende quindi che questa farfalla in Italia viva solo nelle regioni costiere più calde, con macchia mediterranea intatta, come Liguria, Toscana, Sardegna e lungo la costa tirrenica meridionale. È più rara sull'Adriatico, soprattutto a Nord, dove non supera le Marche.
La livrea comune a entrambi i sessi, è un mosaico unico di colori, soprattutto sulla pagina inferiore delle ali: un delicato grigio-bruno traversato da fasce d'argento, con riflessi verdi, azzurri e guarnizioni nere, arancioni, blu e bianche. La pagina superiore delle ali, che presentano due "code", è invece rosso-bruno metallico scuro con una serie di bande arancioni e blu che percorrono il margine posteriore. Ma anche il comportamento rende questa specie particolarmente visibile. I maschi stanno bene in vista su rami e paletti nei pressi delle zone costiere, dove cresce in gran quantità il corbezzolo, la pianta nutrice. Sono territoriali e mettono in mostra i loro magnifici colori, con i quali gareggiano in splendore con i rivali. A volte si lanciano in lunghi inseguimenti dietro agli avversari, e sono stati visti inseguire addirittura piccoli uccelli e, in alcuni casi, compiere innocue picchiate sulle persone per scoraggiarle ad entrare nel proprio territorio.
Alla luce di questi comportamenti sembra facile incontrare questa magnifica farfalla. Ma purtroppo la ninfa del corbezzolo non è una specie comune ed è anche piuttosto diffidente. Gli adulti hanno una densità di popolazione piuttosto bassa e si muovono su territori decisamente ampi nel corso della buona stagione, da maggio a settembre. L'innalzamento medio delle temperature degli ultimi anni ha comunque provocato diverse anomalie ed è già capitato di incontrare individui attivi perfino in novembre, ad esempio in Liguria. Si osservano, in ogni caso, almeno due generazioni, una a maggio-giugno e un'altra, più numerosa, ad agosto-settembre.
La Charaxes è classificata come specie rara dall'IUCN (International Union for Conservation of Nature), ma nel nostro Paese non è attualmente protetta anche se è ritenuta comunque una specie importante (viene quasi sempre segnalata nei monitoraggi faunistici). Oggi il fenomeno del collezionismo dei Lepidotteri è decisamente limitato e le aree dove vive non sono generalmente sottoposte all'azione dei pesticidi: l'agricoltura intensiva non è praticabile sui pendii scoscesi ricoperti dalla macchia mediterranea. Il rischio maggiore per questa specie viene quindi dalla riduzione del suo habitat, le aree di macchia mediterranea che, trovandosi sulle coste, sono sottoposti a continue minacce. Basta pensare al turismo di massa e alla cementificazione dei litorali. Già adesso la Charaxes jasius si può osservare facilmente solo in alcune aree protette sul mare (Parchi e Riserve naturali e Siti di Importanza Comunitaria delle Rete Natura 2000), tra i quali il Parco del Conero nelle Marche e il Parco di Portofino in Liguria.
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Servizio a cura della redazione di Piemonte Parchi