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Gipeto

Avifauna

Il mangiatore di ossa

Parco Nazionale del Gran Paradiso, tira vento e forte anche. Nuvole di neve si sollevano dalle rocce e dagli alberi innevati. Questo non sembra infastidire i due camosci che si rincorrono lungo il pendio. Uno di essi sulla sommità di uno spuntone è pronto a rituffarsi giù quando, poco più in alto, la sagoma di un grosso uccello fa la sua apparizione.


di Roberto Marcon
Giornalista e fotografo

Non è un'aquila perché le ali sono strette e appuntite e la coda ha la forma di un cuneo. Stento a crederlo, ma è proprio un magnifico esemplare di Gipeto adulto.

Gipeto

Con innegabile maestria, sorvola il costone per poi scomparire alla mia vista. Lo ritroverò nella stessa zona in una giornata di forte vento, due settimane dopo. Questa volta incuriosito mi sorvola compiendo due giri nel cielo, lasciandomi letteralmente di sasso.

In Europa il Gipeto è un avvoltoio presente, in numero non considerevole, sull'arco alpino, nei Pirenei, in Grecia, Corsica e Turchia. L'habitat è tipicamente montano con vette e picchi fra i 1.000 e 3.000 metri con praterie, e pascoli, dove vi è bestiame all'alpeggio e ungulati selvatici. Devo confessare che ho sempre avuto una particolare preferenza per il Gipeto, per un insieme di fattori. Iniziando dal suo nome, in latino Gypaetus deriva dal greco gyps (avvoltoio) e da aetos (aquila), passando alla sua difficile reintroduzione nell'arco alpino, oggi brillantemente riuscita (fino a non molti anni fa risultava praticamente estinto), arrivando al particolare aspetto che ha ben pochi eguali negli uccelli di grandi dimensioni. Non ho mai avuto l'occasione di vederne uno da vicino fino al febbraio di quest'anno, quando ricevo la notizia che un esemplare è ricoverato presso la Clinica veterinaria dell'Università di Torino, per una ferita sul petto presumibilmente prodotta da un attacco di un'aquila: purtroppo, pur avendo esigenze alimentari diverse (il gipeto si alimenta quasi esclusivamente di animali morti, comprese le ossa di cui è particolarmente ghiotto), non è raro che le due specie entrino in conflitto per la sovrapposizione dei territori e la vicinanze ai nidi.

Per saperne di più:

Il gipeto nei parchi

Gipeto

Il territorio montano del Piemonte ha avuto una notevole importanza nel consolidamento dell'attuale popolazione del gipeto. Infatti, il Parco naturale delle Alpi Marittime fa parte dei siti (con il Parco nazionale del Mercantour/Francia, Parco nazionale dello Stelvio/Italia, Parco nazionale dell'Engadina/Svizzera, Massiccio del Bargy in Alta Savoia/Francia, Parco nazionale degli Alti Tauri/Austria) risultati idonei al rilascio di giovani gipeti. Nelle Alpi sud-occidentali, il primo, avvenne il 28 giugno 1993 nel Mercantour con la messa in libertà di tre individui. Il programma continuò con costanza, alternando i rilasci tra Parco Alpi Marittime e parco francese del Mercantour, fino ad arrivare ai giorni nostri. L'ultimo rilascio è datato maggio 2008, è avvenuto a Entracque e ha riguardato 2 gipeti giovani (di circa 100 giorni di età). Quest'anno sull'arco alpino le coppie che si sono riprodotte sono state 13, dalle quali nel corso dell'estate dovrebbero arrivare all'involo 7-8 giovani. I buoni tassi di riproduzione in natura che si stanno verificando dovrebbero presto rendere inutili ulteriori rilasci. Controlla l'evoluzione della popolazione di gipeto la Rete osservatori Alpi occidentali alla quale partecipano le aree protette, associazioni e la Regione Valle d'Aosta.

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Servizio a cura della redazione di Piemonte Parchi


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