Taglio di legna nei boschi del Parco sgravato dal peso della burocrazia
A oltre trent'anni dall'istituzione del Parco Capanne di Marcarolo (AL), avvenuta nel 1979, succede che i proprietari dei boschi del territorio dell'area protetta, che comprende il Sic (Sito di importanza comunitaria) denominato Capanne di Marcarolo, che va oltre i confini del Parco, abbiano meno incombenze di chi vuoi tagliare la legna nelle zone «libere».
Una novità resa possibile grazie alle norme di cui si è dotato l'ente di gestione del Parco, inizialmente contestate ma poi accolte con soddisfazione. Dallo scorso autunno è infatti operativo, dopo una campagna di informazione fra i Comuni e la popolazione, il Piano di gestione forestale che ha recepito le nuove norme della Regione, adattandole alle esigenze locali. «Nonostante il taglio dei fondi - spiega il funzionario tecnico Gabriele Panizza - il nostro ente riesce a fare gestione forestale, grazie a quanto stanziato in precedenza, sui circa 9500 ettari di superficie totale del Parco e del Sic. Il successo delle nuove norme, utili a conservare gli habitat naturali ma a permettere di intervenire sul bosco, è stato reso possibile grazie alla condivisione con il territorio. Chi è proprietario di un bosco dell'area protetta - continua Panizza - e vuole tagliare, al contrario degli altri non deve avvalersi di un consulente da pagare, e non ha altre incombenze burocratiche, ma deve fare solo una comunicazione ai nostri uffici, che svolgono tutte le pratiche e sono disponibili, in questa prima fase, anche in orario flessibile, pure nel fine settimana. Inoltre, grazie alla pianificazione, non servono perizie da parte di tecnici fino a 2 ettari».
Mentre le nuove norme regionali hanno scatenato dure polemiche, tra l'altro, per i costi e i troppi passaggi burocratici a carico dei proprietari e devono ancora entrare in vigore, dallo scorso ottobre a oggi sono arrivate al Parco circa 20 domande di taglio, riferite a superfici tra i mille e i 3 mila metri quadri, non poche visto lo stato di abbandono di molti boschi, diversi dei quali non più tagliati da decenni e quindi a rischio di compromissione del territorio. Inoltre, è possibile ripristinare le piste permanenti preesistenti, i vecchi tracciati ed effettuare tracciati temporanei, con il parere del Parco. «In futuro - spiega ancora Panizza -, il nostro modello di gestione del bosco potrebbe anche essere esportato all'esterno dell'area protetta. Puntiamo inoltre a fare in modo che i proprietari possano ottenere incentivi al taglio, nonché la certificazione del legname e dei prodotti del sottobosco». (fonte: La Stampa )
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