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news 23/05/12 | ambiente, natura e dintorni

India, stop all'espulsione dai parchi

Marcia indietro del governo indiano: gli indigeni potranno essere espulsi solo con il loro consenso

Almeno 100 mila "rifugiati della conservazione", persone cioè che in nome della conservazione dei parchi sono state costrette ad andare via. Per loro c'è una buona notizia: il governo indiano anche in seguito alle dure critiche in fatto di diritti umani, ha deciso di fare marcia indietro rispetto alla regola generale dell'espulsione forzata. Da ora in poi i popoli indigeni potranno essere espulsi solo con il loro consenso.

Strappati dalle terre dei loro antenati, sfrattati in modi più o meno brutali dalle loro aree perché diventate "zona protetta": in India sono almeno 100 mila i cosiddetti "rifugiati della conservazione", cioè le persone  che, in nome della conservazione dei parchi, sono state  costrette ad andare via. Per loro, oggi, c'è una buona notizia: il governo indiano, anche in seguito alle dure critiche in materia di diritti umani, he deciso di fare marcia indietro rispetto alla regola generale dell'espulsione forzata. Da ora in poi i popoli indigeni potranno essere espulsi dai parchi solo previo il loro libero, informato e preventivo consenso.

Una vittoria degli indios. Fino ad oggi, in nome della conservazione, migliaia di persone, si sono trovate costrette a rannicchiarsi ai margini dei propri territori, con il divieto di avventurarsi all'interno e gravi conseguenze, sia sul piano della salute che degli equilibri di vita. Senza poter accedere ai propri luoghi sacri, dove sono sepolti i propri cari. La proposta di legge - che segna una vittoria dei difensori dei diritti degli indios - segue ad una lunga contrapposizione con gli ambientalisti che mirano invece a liberare le aree protette dalla presenza dell'uomo, per conservarle meglio. Un concetto che, secondo i difensori dei diritti degli indios è un non senso dato che sono stati proprio gli indigeni a prendersi cura delle proprie terre  proteggendone l'ecosistema.  Del resto, come stima il Wwf, l'80% delle eco regioni più ricche del mondo sono proprio quelle abitate dalle comunità indigene: a testimoniare come il forte legame tra una tribù e il proprio territorio sia anche una ricchezza ecologica.

L'escamotage per imporre espropriazioni. Ecco perché chi combatte per i diritti dei popoli indigeni ritiene che "conservazione" sia, in concreto, un escamotage per far imporre le espropriazioni. Un po'come avveniva prima, in nome del re o della regina. "È folle - commenta Stephen Corry, direttore generale di Survival 1 - pensare che il modo migliore di preservare la fauna sia quello di sfrattare i popoli che l'hanno protetta così bene e così a lungo. Sembra che il governo indiano stia finalmente cominciando a capirlo". La nuova politica abbozzata dal governo riconosce invece la possibilità che uomini e animali coesistano in alcuni casi (ma non in tutti), e in tali casi, prevede il coinvolgimento dei popoli delle foreste nella gestione dei parchi. Intanto Survival ha già scritto al ministro per l'Ambiente e per le Foreste per chiedere che la legge sia estesa anche alle riserve istituite per la protezione della tigre, le uniche rimaste oggi escluse dai nuovi regolamenti. ( La Repubblica )
 


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