 La
forza del branco permette ai lupi di cacciare prede di dimensioni
molto maggiori di loro: le prede naturali del lupo sono alci, renne,
cervi, caprioli, cinghiali, ma il lupo sa anche accontentarsi di
castori, topi, frutta e rifiuti.
Così in Italia la dieta del lupo varia a seconda della diversa
disponibilità di cibo. In Abruzzo, ad esempio, il lupo si
ciba di una grande varietà di prede grandi e piccole (inclusi
anche i rifiuti), mentre in Toscana la predazione è più
ristretta a mufloni, caprioli, cinghiali e cervi. Quando un branco
riesce ad uccidere una preda di grandi dimensioni non si allontana
finché non l'ha totalmente consumata, ma quando le prede
sono molto abbondanti può accadere che le prede vengono abbandonate
semi-consumate. In periodi di povertà di cibo i lupi nascondono
sottoterra bocconi di carne che ritroveranno settimane e mesi più
tardi.
La caccia ad un grande erbivoro è difficile e piena di rischi:
i lupi hanno successo solo una volta su dieci tentativi di inseguimento
e assalto, e in questo modo eseguono una selezione delle prede più
vecchie e malate.
Completamente diversa è la meccanica della predazione sugli
animali domestici, poiché questi, plasmati dall'uomo, non
hanno più comportamenti in grado di rispondere adeguatamente
al predatore: e il lupo è programmato per rispondere automaticamente
ai comportamenti della preda. Presi in questo circolo artificioso,
i lupi provocano sovente inutilmente danni ingenti tra il bestiame
domestico.
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