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Bilancio del primo anno di attività |
di Luigi Boitani 
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Il progetto Interreg "Mai gridare al
lupo", di durata triennale e iniziato nei primi mesi del
1999, è ora nel pieno del suo svolgimento e tutte le
attività previste dal programma sono state attivate.
Si tratta di un complesso di ricerche e interventi di gestione
che investe quasi tutti gli aspetti della presenza del lupo
nella Regione Piemonte. La parte più corposa delle attività
è naturalmente legata alla ricerca e al monitoraggio
della presenza della specie nella Regione poiché queste
informazioni sono la base essenziale per costruire qualsiasi
programma di azioni di tutela del lupo e di protezione delle
attività economiche degli allevatori. La componente della
ricerca ha essenzialmente quattro obiettivi: la conoscenza della
distribuzione del lupo e della sua consistenza numerica, la
valutazione delle relazioni con le popolazioni di ungulati selvatici
e con il bestiame domestico. Il territorio regionale è
stato diviso in due grandi ambiti di studio che corrispondono
alle province di Cuneo e di Torino. Su queste aree si sono sviluppate
le reti di raccolta dei dati sul campo che hanno visto uno spiegamento
notevole di uomini distribuito in maniera omogenea in tutte
le stagioni. Naturalmente la stagione invernale è quella
che ha prodotto i frutti migliori per la possibilità
di seguire le tracce sulla neve anche su lunghissimi percorsi
(fino ad oltre 20 km in una stessa sessione di tracciatura in
Val Pesio). Lo sforzo di ricerca è stato modulato sul
territorio in relazione alla aspettativa di trovare segni di
presenza del lupo: in Val Pesio, dove si sta seguendo in maniera
intensiva un branco di lupi, vengono coperti un totale di 314
Km di percorsi ogni mese, mentre in Provincia di Torino vengono
coperti ben 57 percorsi ogni mese. La tecnica del wolf-howling
è stata impiegata essenzialmente in estate per verificare
l'avvenuta riproduzione dei branchi individuati ma non ha dato
uguali risultati positivi nelle diverse zone. Risposte positive
vi sono state in Val Pesio e in Valle Stura solamente. Un potente
strumento di indagine è stata l'analisi genetica degli
escrementi ritrovati lungo i percorsi invernali ed estivi. In
totale sono stati finora ritrovati oltre 450 escrementi e molti
sono stati inviati all'Istituto Nazionale della Fauna Selvatica
di Ozzano Emilia per le analisi genetiche: da queste si è
avuta la conferma della attribuzione al lupo e, in molti casi,
anche la determinazione del sesso dell'animale che li aveva
lasciati. L'INFS ha anche quasi ultimato di mettere a punto
una tecnica per il riconoscimento individuale degli animali
che hanno lasciato gli escrementi e questo, nel prossimo anno,
permetterà una migliore stima della popolazione in esame.
Allo stato attuale delle conoscenze, la stima del numero totale
di lupi in Piemonte è di circa 20 individui che, in molte
occasioni condividono territori distribuiti tra l'Italia e la
Francia. Si tratta di non più di 3-4 branchi con territori
di dimensioni analoghe a quanto già conosciuto per il
resto d'Italia, circa 200 Km2. La tracciatura su neve ha permesso
di confermare che diversi esemplari di lupo attraversano la
frontiera italo-francese percorrendo anche in pieno inverno
i passi e i valloni di maggiore altitudine. Questa informazione
rinforza la necessità di programmare la gestione del
lupo nelle Alpi in piena sintonia e coordinamento tra Italia
e Francia.
Accanto alle attività di ricerca sulla presenza del lupo,
il progetto Interreg si è impegnato nello svolgimento
di un articolato programma di attività di informazione
ed educazione: una indagine specifica ha permesso di definire
con maggiore chiarezza i termini della percezione che diverse
fasce di pubblico hanno del lupo. E una serie di materiali informativi
è stata messa a punto e distribuita in tutta la Regione.
Inoltre, il progetto sta svolgendo uno studio sulla conduzione
degli alpeggi e delle greggi su tutto l'aro alpino piemontese
al fine di definire meglio le situazioni di debolezza specifica
del sistema nei confronti del ritorno del predatore.
Tutte le informazioni raccolte vengono sistematicamente inserite
in una banca dati centralizzata e dotata di un sistema informativo
geografico per tutte le successive analisi delle dinamiche geografiche
dei fenomeni studiati. Al termine del progetto, nel 2001, sarà
possibile quindi compiere una sintesi che accompagnerà
le analoghe attività realizzate in Francia.
Obiettivo finale del progetto è la messa in atto di un
programma di gestione del lupo al fine di mantenere sia una
popolazione vitale di lupi che un sano sviluppo economico legato
alle attività zootecniche e turistiche. Per questo motivo,
il progetto ha già cominciato una intensa collaborazione
con le autorità francesi e svizzere per giungere ad un
piano di azione comune del lupo sulle Alpi Occidentali: nonostante
le frontiere, è ovvio che si tratta di una sola popolazione
biologica che sopravvive e si sta espandendo grazie alla qualità
degli ambienti che incontra e al fatto di essere completamente
interconnessa. E' molto probabile che questa popolazione continuerà
la sua crescita numerica e di nuove aree colonizzate: in futuro,
qualora essa raggiunga livelli di sicurezza dal punto di vista
conservazionista, potrà essere gestita in maniera più
efficace e attiva, ma solo se sarà soggetta ad una stessa
politica di conservazione da parte di tutte e tre le nazioni
confinanti. |
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