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Lo studio intensivo di questo branco di lupi, ormai in corso
da quasi tre anni, ci ha permesso di scoprire aspetti ecologici
e comportamentali che possiamo definire caratteristici di
un branco alpino.
Il branco di lupi, che dalle analisi genetiche è risultato
appartenere interamente alla popolazione italiana di lupo,
è rimasto stabile durante questi tre anni di ricerca
con la presenza di 4-6 animali. La coppia si è riprodotta
per tre anni consecutivi senza mai usare la stessa zona di
riproduzione.
Il branco, che data la grandezza del territorio dovrebbe essere
definito più correttamente branco delle Alpi Liguri,
utilizza un territorio minimo invernale stimato di 244 km²
sviluppato su diverse valli. Gli spostamenti del branco, ricostruiti
tramite tracciatura su neve, hanno dimostrato un utilizzo
alternato delle diversi valli (Vermenagna, Pesio, Ellero,
Corsaglia, Casotto, Tanaro e Roya). I lupi hanno dimostrato
di essere in grado di muoversi facilmente su territori alpini
con dislivelli elevati anche nel periodo invernale, con l'unico
scopo di alternare l'utilizzo delle diverse zone di caccia
localizzate in ogni valle (figura
1). Ad esempio durante la tracciatura del 30/11/00 tre
lupi sono stati seguiti per 32 km, attraverso tre vallate
consecutive.
L'analisi della dieta annuale ha evidenziato un utilizzo principale
di ungulati selvatici (quasi il 70%), ed una differenza stagionale
nell'utilizzo delle diverse prede. In particolare i lupi in
estate si nutrono di capriolo e camoscio in uguale entità;
di cervo, cinghiale e marmotta in modo irrilevante, e per
quanto riguarda gli ungulati domestici essenzialmente di capra.
In inverno invece la dieta è costituita unicamente
da ungulati selvatici: il capriolo è la preda più
utilizzata, seguito dal cervo e dal cinghiale, mentre il camoscio
acquisisce un'importanza nettamente minore.
Mortalità e dispersione sono parametri difficilmente
rilevabili, ma di fondamentale importanza per capire dinamiche
di popolazione. Nella primavera del 2001 due lupi del branco,
maschi giovani dell'anno, sono stati ritrovati morti in Valle
Pesio ed in Valle Corsaglia. Il primo di polmonite, ed il
secondo per cause ancora da determinare. Altri 4 lupi nel
corso dei tre anni di studio non sono più stati campionati,
e per questi non si può valutare se è stata
mortalità o dispersione. Considerando inoltre che la
riproduzione è avvenuta ogni anno, è stato dimostrato
un alto ricambio di animali, e ne consegue un basso tasso
di sopravvivenza all'interno del branco, che non si sa se
sia determinato da mortalità naturale, da bracconaggio
oppure da dispersione.
La rilevanza di questi dati per la conservazione del lupo
sulle Alpi è notevole, ed in questa prospettiva solo
la ricerca su larga scala sviluppata in tempi lunghi e coordinata
tra i diversi ricercatori italiani e francesi, può
rispondere a queste domande. Le implicazioni gestionali di
questa ricerca possono ottimizzare gli sforzi per la conservazione
di questa specie protetta in un habitat frammentato come le
Alpi.
Francesca Marucco
Questo lavoro è stato possibile grazie all'aiuto di
T. Galli, E. Aubin, e dei guardiaparco della Valle Pesio e
Tanaro
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