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Nel Dicembre 2001 si concluderà il Programma Interreg
della Regione Piemonte sul lupo nelle Alpi Occidentali. I
gruppi di lavoro che si sono occupati delle varie componenti
del programma sono ancora al lavoro sulle analisi finali dei
dati raccolti e prevediamo di consegnare una relazione conclusiva
per la fine dell'anno. Ma è già possibile tracciare
una sintesi generale dell'imponente lavoro che è stato
svolto in questi ultimi tre anni. Il programma era articolato
in una lunga serie di attività che coprivano i più
diversi aspetti della conoscenza e della gestione della presenza
del lupo sulle Alpi occidentali.
Quando il programma fu inziato, si avevano solo i primi dati
sulla presenza del lupo ma non si conoscevano i particolari
di quella presenza; eppure quei dati restano essenziali per
qualsiasi programmazione delle attività di gestione.
Era quindi ovvio dedicare a questo aspetto una parte centrale
del lavoro. Sono stati organizzati due centri principali di
lavoro con riferimento al Parco delle Alpi Marittime e alla
Provincia di Torino con l'obiettivo di ricercare e analizzare
tutti i segni di presenza del lupo sul territorio delle Province
di Cuneo e Torino. Questo lavoro capillare e continuo di monitoraggio
delle situazioni di campo ha permesso di realizzare per la
prima volta in Italia un programma estensivo di controllo
del territorio e di rilevamento di tutte le segnalazioni.
La tracciatura su neve in inverno, coadiuvata dalla tecnica
del wolf howling in estate hanno permesso di stimare con ottima
attendibilità il numero di lupi presenti nella Regione
Piemonte. Questo numero è ancora piccolo, dell'ordine
di 25-30 individui, ma se ne conosce la distribuzione sul
territorio in maniera sufficiente per mantenere il contatto
con la sua evoluzione nel tempo.
E' stato accertato in maniera concreta come molti lupi che
frequentano aree italiane del comprensorio alpino hanno di
fatto territori suddivisi tra Italia e Francia: più
volte alcuni individui sono stati seguiti nei loro spostamenti
giornalieri attraverso passi alpini anche nella stagione invernale.
Questo dato è la ulteriore dimostrazione della assoluta
necessità di una politica di gestione unitaria della
specie tra i due Paesi. Due branchi in particolare sono stati
seguiti con uno sforzo di lavoro speciale, uno in Val Pesio
e l'altro nel Gran Bosco di Salbertrand. Le stesse tecniche
di tracciatura su neve, raccolta di campioni fecali e wolf-howling
hanno permesso di monitorare in dettaglio la evoluzione di
questi branchi, la loro riproduzione e la biologia alimentare.
La raccolta dei campioni fecali ha anche permesso di affrontare
l'analisi della identità genetica del lupo tramite
nuove tecniche di indagine basate sul DNA estratto
dagli escrementi.
L'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica ha definitivamente
messo a punto una metodologia attendibile e i risultati hanno
confermato, ancora una volta, che i lupi delle Alpi Occidentali
sono tutti di provenienza della popolazione italiana e non
mostrano alcun carattere di ibridazione né con cani
né con lupi di altre provenienze. Nonostante questi
risultati privi di qualsiasi ombra di dubbio, continua purtroppo
la campagna di disinformazione ad opera di sconsiderati o
di gruppi di interesse contrari alla presenza del lupo, che
insistono nell'affermare presunti rilasci di lupi non italiani.
Il monitoraggio delle popolazioni di lupi è stato accompagnato
costantemente dal lavoro dei veterinari per la verifica dei
danni provocati dai lupi al bestiame domestico. Il risultato
di questo impegno è andato al di là degli aspetti
di semplice controllo delle richieste di indennizzo e si è
ampliato ad una vera e propria opera di supporto agli allevatori
sia per le questioni della prevenzione degli attacchi dei
lupi sia per le più generali necessità di assistenza
veterinaria alle greggi. Il programma Interreg ha anche realizzato
alcune installazioni dimostrative di recinzioni elettriche
con lo scopo di avvicinare gli allevatori a tecniche più
moderne ed efficaci nella gestione delle greggi al pascolo.
Sul fronte della gestione del rapporto lupo-bestiame domestico,
abbiamo approfondito la descrizione dei termini di riferimento
essenziali del pastoralismo alpino piemontese e uno studio
della Università di Torino ha identificato le
aree critiche, i numeri e le tipologie di bestiame delle zone
alpine frequentate dal lupo. Questo materiale è uno
degli elementi che concorreranno alla definizione di una strategia
di gestione del lupo più mirata al comparto alpino.
L'altro elemento essenziale è la identificazione delle
aree più idonee alla presenza del lupo ricavate da
un modello geografico realizzato con un Sistema Informativo
Territoriale presso la Università di Roma. Ma il programma
Interreg si è avventurato anche su aspetti che possono
apparire meno direttamente rilevanti al problema del lupo
e che invece sono potenzialmente molto interessanti. Uno di
questi è il potenziale ruolo dei cani randagi e padronali
come vettori di malattie potenzialmente importanti anche per
la conservazione del lupo: la Università di Torino
ha svolto questa indagine su un campione di cani della Val
Susa.
La conservazione del lupo dipende in maniera drammatica dall'atteggiamento
del pubblico nei suoi confronti: consapevoli di questa elementare
considerazione, abbiamo dedicato una particolare attenzione
del programma Interreg alla informazione e educazione del
pubblico, ma abbiamo cercato di strutturare queste operazioni
intorno ad una conoscenza obiettiva delle opinioni del pubblico.
Una ricerca appositamente commissionata ha raccolto le opinioni
di un campione di pubblico piemontese e le ha organizzate
ai fini di un progetto integrato di comunicazione. Su questa
base sono state sviluppate diverse tipologie di pubblicazioni,
da questo Infolupo ai prodotti più tagliati per bambini
e ragazzi, alle pubblicazioni più complesse per ricercatori
e studenti fino al siti Web in fase di completamento.
Infine, per sfruttare al massimo il lavoro fin qui svolto
e per gettare le migliori basi possibili per la continuazione
del lavoro anche negli anni fututri, tutti i dati daccolti
dal Programma Interreg sono stati raccolti presso una unica
sede, il Parco delle Alpi Marittime, dove tutti i dati geografici
sono anche stati organizzati in una Banca Dati dedicata su
base GIS. Con il senno di poi, avremmo potuto fare ancora
meglio in vari settori del programma: questa autocritica non
è sterile ma anzi è per noi l'occasione per
pianificare al meglio la prosecuzione del programma di lavoro.
Grazie alla consapevolezza e determinazione della Regione
Piemonte, il lavoro sul lupo si espanderà nei prossimi
anni fino ad interessare tutte le Province e poi ad allargarsi
in una collaborazione con le Regioni Liguria e Lombardia.
Il programma Interreg ha quindi svolto anche la vitale funzione
di test per metodi, tecniche e organizzazione.
Luigi Boitani, coordinatore del progetto
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