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Esistono almeno quattro buoni motivi per esserci occupati
di sanità canina in funzione di conservazione del lupo
sull'arco alpino occidentale. Schematicamente, questi motivi
si possono riassumere come segue:
1) per ragioni di vicinanza nella scala zoologica,
lupo e cane condividono la recettività e sensibilità
a un numero elevato di agenti patogeni di natura virale, batterica
e parassitaria. E' evidente che in fase di colonizzazione
di un nuovo areale da parte del lupo, sarà molto più
probabile un flusso di agenti patogeni nella direzione cane-lupo
che non viceversa;
2) è dimostrato che la morte di un lupo adulto
o di un'intera cucciolata ha conseguenze molto serie sui tempi
di insediamento della specie in un nuovo areale. Tenuto presente
che esistono gli strumenti tecnici (farmaci, vaccinazioni)
per controllare efficacemente la dispersione dei principali
agenti patogeni da parte della popolazione canina, sembra
logico cercare di evitare al lupo della mortalità in
un certo senso "gratuita";
3) il lupo, a sua volta, per il fatto di muoversi su
grandi distanze (basti pensare ai subadulti in fase di dispersione),
potrebbe introdurre agenti patogeni ritenuti non presenti
nell'areale di nuova colonizzazione. Alcuni di questi agenti
(vedi quelli dell'echinococcosi/idatidosi e dell'echinococcosi
alveolare) hanno importanti ripercussioni sulla zootecnia
e sulla sanità pubblica, in quanto trasmissibili all'uomo;
poiché giusti timori ed infinite polemiche sono dietro
l'angolo, ci è sembrato opportuno accertarne da subito
l'effettiva estraneità al contesto territoriale piemontese;
4) occuparsi di salute del cane, e dei cani degli allevatori
transumanti in particolare, è un modo ulteriore per
"stare vicini" ad una categoria di persone spesso
al limite dell'emarginazione sociale e, anche per questo,
oggettivamente predisposta ad entrare in rotta di collisione
con il lupo. E' convinzione di chi scrive che la conservazione
del lupo non possa disgiungersi da un generale recupero di
attenzione per le esigenze (sanità compresa) dei nostri
allevatori di montagna.
Le indagini effettuate in Alta Val Susa e nelle Valli Chisone
e Germanasca, hanno evidenziato che solo i cani al seguito
di mandrie e greggi, in quanto assai raramente o irregolarmente
vaccinati, restano un importante serbatoio di infezioni virali
diffusive ed altamente letali anche per il lupo, quali il
cimurro e la parvovirosi. Iniziative di prevenzione a questo
livello ci sembrano assolutamente prioritarie. Per contro,
non esistono preoccupazioni - né relative ai cani "zootecnici"
né ai cani da caccia, da guardia o da semplice compagnia
- per quanto concerne parassitosi come la dirofilariosi cardio-polmonare,
la leishmaniosi, la criptosporidiosi, la giardiasi e le nematodosi
del tratto digerente, pur in grado potenzialmente di intaccare
la "fitness" di singoli individui.
Significativo è anche aver evidenziato che l'echinococcosi/idatidosi,
da sempre ritenuta assai rara nel Nord Italia, è invece
largamente diffusa nei cani che accompagnano le greggi monticanti
nell'area di studio. Questo risultato implica che il lupo,
quand'anche portatore di echinococchi, non verrebbe a modificare
la situazione esistente allo stato attuale. Situazione che,
a sua volta, è testimonianza inequivocabile dell'emarginazione
di cui sopra. Non è azzardato ipotizzare che l'auspicato
riavviciamento agli allevatori di montagna, di cui il lupo
certamente beneficerebbe, possa avvenire anche nell'ambito
di azioni specifiche rivolte contro questa zoonosi.
Luca Rossi
Dipartimento di Produzioni Animali, Epidemiologia ed Ecologia
Università di Torino
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