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I metodi recentemente sviluppati dalla genetica molecolare
consentono l'applicazione di tecniche non invasive per l'isolamento
e l'analisi del DNA utilizzando campioni di escrementi
o di peli. Questi campioni possono essere raccolti durante
le attività di ricerca sul campo, e non richiedono
la cattura dell'animale per prelievi di sangue o di tessuti.
In particolare il metodo della PCR (reazione a catena della
polimerasi), un processo enzimatico attraverso il quale una
specifica regione di DNA viene replicata producendone milioni
di copie, ha reso possibile l'analisi di campioni che contengono
pochissimo DNA, come appunto le feci. Questi metodi di analisi
genetica non invasiva in specie che, come il lupo, conducono
una vita elusiva e sono difficili da incontrare e catturare,
rappresentano un'importante opportunità per ottenere
informazioni che sarebbero difficilmente reperibili in altro
modo. Le analisi genetiche devono essere condotte su escrementi
che siano stati deposti da pochi giorni. Infatti, in campioni
vecchi di una-due settimane o più l'attività
decompositiva dei microorganismi e l'azione dilavante degli
agenti atmosferici possono alterare e degradare il DNA presente,
impedendo di ottenere risultati affidabili.
Presso il laboratorio di genetica dell'Istituto Nazionale
per la Fauna Selvatica, nell'ambito del Progetto Interreg
"Il lupo in Piemonte" abbiamo messo a punto
metodi di estrazione ed analisi del DNA a partire da escrementi
e peli. Il DNA può essere ricavato dagli escrementi
che contengono cellule di sfaldamento dell'epitelio intestinale
e dalle cellule nelle radici dei peli. I marcatori genetici
prescelti consentono di individuare a quale specie o popolazione
appartengono i campioni raccolti (ad esempio lupo, cane o
volpe). Quando un particolare campione è identificato
come lupo, allora, tramite l'analisi del DNA mitocondriale,
è possibile definire se si tratta di un lupo italiano
o di un esemplare che proviene da altre regioni d'Europa o
del Nord America. E' inoltre possibile individuare se si tratta
di un lupo "puro" o di un "ibrido" cane-lupo.
Infatti, i lupi appartenenti alla popolazione italiana condividono
la stessa sequenza nucleotidica in un tratto del DNA mitocondriale.
Questa sequenza rende i lupi italiani distinguibili dai cani
e anche dagli altri lupi Europei o Nord Americani. L'analisi
di sequenze di DNA legate ai cromosomi sessuali, consente
di identificare il sesso dell'animale campionato. Tramite
l'analisi del DNA fingerprinting (impronta digitale genetica)
è infine possibile identificare il genotipo di ogni
singolo individuo presente della popolazione. Comparando i
genotipi presenti contemporaneamente nelle aree di studio
si possono ricostruire delle relazioni parentali tra gli individui
campionati.
Nei primi due anni di lavoro sono stati analizzati circa
250 campioni, raccolti da giugno 1999 a marzo 2001 nelle aree
di studio in provincia di Cuneo e di Torino. In questi campioni
sono stati identificati almeno 15 diversi individui caratterizzati
da genotipi unici. Le analisi genetiche hanno inoltre confermato
l'ipotesi dell'origine appenninica della popolazione di lupo
che attualmente sta ricolonizzando l'arco alpino. Infatti,
tutte le sequenze mitocondriali ottenute dai campioni raccolti
nelle Alpi sono identiche all'unica sequenza presente nella
popolazione italiana di lupo. Questi risultati suggeriscono
quindi che la popolazione presente sulle Alpi Occidentali
provenga dagli Appennini.
Ettore Randi, INFS
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