Il ritorno del lupo
 

Sintesi dei risultati:

Gli alpeggi in Regione

La dieta del lupo

Il DNA del canide

I rischi di patologie

La prevenzione

Piano d'azione per il lupo

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I Parchi del Piemonte > il Ritorno del Lupo > Tre anni di ricerca: i risultati
Il DNA del canide

I metodi recentemente sviluppati dalla genetica molecolare consentono l'applicazione di tecniche non invasive per l'isolamento e l'analisi del DNA utilizzando campioni di escrementi o di peli. Questi campioni possono essere raccolti durante le attività di ricerca sul campo, e non richiedono la cattura dell'animale per prelievi di sangue o di tessuti. In particolare il metodo della PCR (reazione a catena della polimerasi), un processo enzimatico attraverso il quale una specifica regione di DNA viene replicata producendone milioni di copie, ha reso possibile l'analisi di campioni che contengono pochissimo DNA, come appunto le feci. Questi metodi di analisi genetica non invasiva in specie che, come il lupo, conducono una vita elusiva e sono difficili da incontrare e catturare, rappresentano un'importante opportunità per ottenere informazioni che sarebbero difficilmente reperibili in altro modo. Le analisi genetiche devono essere condotte su escrementi che siano stati deposti da pochi giorni. Infatti, in campioni vecchi di una-due settimane o più l'attività decompositiva dei microorganismi e l'azione dilavante degli agenti atmosferici possono alterare e degradare il DNA presente, impedendo di ottenere risultati affidabili.

Presso il laboratorio di genetica dell'Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, nell'ambito del Progetto Interreg "Il lupo in Piemonte" abbiamo messo a punto metodi di estrazione ed analisi del DNA a partire da escrementi e peli. Il DNA può essere ricavato dagli escrementi che contengono cellule di sfaldamento dell'epitelio intestinale e dalle cellule nelle radici dei peli. I marcatori genetici prescelti consentono di individuare a quale specie o popolazione appartengono i campioni raccolti (ad esempio lupo, cane o volpe). Quando un particolare campione è identificato come lupo, allora, tramite l'analisi del DNA mitocondriale, è possibile definire se si tratta di un lupo italiano o di un esemplare che proviene da altre regioni d'Europa o del Nord America. E' inoltre possibile individuare se si tratta di un lupo "puro" o di un "ibrido" cane-lupo. Infatti, i lupi appartenenti alla popolazione italiana condividono la stessa sequenza nucleotidica in un tratto del DNA mitocondriale. Questa sequenza rende i lupi italiani distinguibili dai cani e anche dagli altri lupi Europei o Nord Americani. L'analisi di sequenze di DNA legate ai cromosomi sessuali, consente di identificare il sesso dell'animale campionato. Tramite l'analisi del DNA fingerprinting (impronta digitale genetica) è infine possibile identificare il genotipo di ogni singolo individuo presente della popolazione. Comparando i genotipi presenti contemporaneamente nelle aree di studio si possono ricostruire delle relazioni parentali tra gli individui campionati.

Nei primi due anni di lavoro sono stati analizzati circa 250 campioni, raccolti da giugno 1999 a marzo 2001 nelle aree di studio in provincia di Cuneo e di Torino. In questi campioni sono stati identificati almeno 15 diversi individui caratterizzati da genotipi unici. Le analisi genetiche hanno inoltre confermato l'ipotesi dell'origine appenninica della popolazione di lupo che attualmente sta ricolonizzando l'arco alpino. Infatti, tutte le sequenze mitocondriali ottenute dai campioni raccolti nelle Alpi sono identiche all'unica sequenza presente nella popolazione italiana di lupo. Questi risultati suggeriscono quindi che la popolazione presente sulle Alpi Occidentali provenga dagli Appennini.

Ettore Randi, INFS


Servizio a cura del Settore Pianificazione e Gestione Aree naturali protette
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