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Gli
alpeggi in Regione |
La pratica dell'alpeggio, ancora oggi esercitata
per i vantaggi economici che offre nella gestione estiva del
bestiame domestico, ha perso gran parte del significato che
gli apparteneva in passato, quando era parte di un sistema che
non solo integrava l'allevamento invernale di fondovalle e quello
primaverile dei tramuti e dei maggenghi, ma soprattutto assicurava
il presidio e la gestione del territorio montano nel suo complesso.
Per fare in modo che le realtà positive che ancora oggi
permangono sul territorio possano continuare ad operare, e che
ad esse se ne aggiungano di nuove, occorre che tutti i soggetti
interessati abbiano ben presente il ruolo che la montagna può
e deve svolgere nell'ambito di innumerevoli settori: produttivo,
scientifico, paesaggistico e ambientale, turistico, culturale
e sociale.
E' questo, forse, il dato non certo confortante che emerge dello
studio realizzato dal Dipartimento di Scienze Zootecniche dell'Università
di Torino nell'ambito del progetto "Interreg II",
nel quale sono stati censiti gli alpeggi delle province di Torino
e Cuneo, la loro ubicazione e il numero di animali monticati
suddivisi per specie. Un'indagine che ha posto l'accento anche
sul nuovo fenomeno della predazione da parte di lupi e cani
randagi, responsabile di danni al bestiame domestico che finora
non sono certo i più importanti in termini quantitativi,
ma che assumono la valenza di simbolo e per certi versi di capro
espiatorio in una situazione di profonda difficoltà dell'alpicoltura
piemontese. Problemi, quelli della predazione, che non vanno
certo minimizzati o ignorati, ma semmai inquadrati in un contesto
di qualità ambientale ormai irrinunciabile.
Operativamente, lo studio è stato realizzato in due
fasi.
Nella prima sono stati censiti gli alpeggi delle province
di Torino e Cuneo, attingendo dal materiale bibliografico disponibile
e dai dati forniti dal Servizio Sanitario della Regione Piemonte,
dalle Comunità Montane, dai singoli comuni e dal WWF.
I dati sono stati confrontati con quelli di un analogo censimento
realizzato dalla Camera di Commercio di Torino negli anni '80,
da cui è emerso un evidente calo nel numero di alpeggi
utilizzati a fronte di un numero di animali monticati pressochè
costante.
I risultati sono stati riportati su una cartografia informatizzata
(CTR 1:10.000) mediante sistema Gis, grazie alla quale è
possibile individuare e aggiornare tutte le informazioni relative
a ciascun alpeggio, nonché identificare con rapidità
quelli interessati da fenomeni di predazione.
Nella seconda parte della ricerca sono stati effettuati
alcuni approfondimenti in 3 alpeggi della valle Pellice e in
2 della Comunità Montana "Valle Chisone e Germanasca",
interessati nel 1998 da predazioni da parte di canidi.
In tutti i casi si è constatato che le tecniche di gestione
delle greggi non sono idonee a ridurre l'impatto dei predatori;
sono state quindi proposte alcune soluzioni già utilizzate
in altre zone del Piemonte, dove la presenza del lupo è
ormai stabile: l'utilizzo di recinzioni elettrificate per la
razionalizzazione del pascolamento e per la difesa, l'impiego
di cani da guardia addestrati, dissuasori ottici e acustici.
Il dato che traspare con più evidenza alla fine di questa
ricerca è lo stato di equilibrio precario in cui attualmente
si trovano gli alpeggi piemontesi, continuamente oscillanti
tra una condizione di abbandono definitivo e di una valorizzazione
in vista di una economia basata sulla valorizzazione di prodotti
tipici fortemente legati al territorio.
Per quanto riguarda la presenza del lupo, l'auspicio è
la sua progressiva trasformazione da "problema" a
"risorsa", non solo per stimolare lo studio e l'applicazione
di moderne tecniche di allevamento o per consolidare quelle
già utilizzate e rivelatesi idonee, ma soprattutto per
incentivare uno sviluppo turistico in grado di trasformare l'alpicoltura
in attività non solo economicamente, ma anche sorattutto
socialmente ed ambientalmente sostenibile.
I risultati della ricerca sono raccolti in due tesi e un CD,
disponibili presso il Dipartimento di Scienze Zootecniche
dell'Università di Torino.
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