Gli habitat per il birdwatching: il bosco di latifoglie
Un tempo la pianura Padana era una rigogliosa
foresta di Farnie e Carpini, ma quando i Romani iniziarono
la loro espansione verso Nord e sconfissero le popolazioni
italiche preesistenti, iniziò un periodo di disboscamento
selvaggio che dura da più di duemila anni, ad eccezione
di una riaffermazione della foresta nel Medioevo. La trasformazione
della nostra pianura ha portato a quello che conosciamo oggi:
distese estensive di campi intervallate da aree urbane, reti
di comunicazione e qualche raro pioppeto industriale che costituisce
il magro e insufficiente ricordo di quell'ambiente.
Gli zoologi di oggi possono solo immaginare che tipo di fauna
viveva in passato nelle nostre foreste, ma dallo studio di
quella attuale non si può di certo pensare che non
abbia subito cambiamenti.
Fortunatamente alcuni lembi di quell'antico manto verde sono
rimasti, basti pensare al parco della Mandria, che alle porte
di Torino conserva ancora le caratteristiche tipiche del bosco
planiziale. Questo luogo, paradossalmente, ha conservato la
sua ricchezza naturalistica grazie alla caccia; infatti, nel
XVI secolo la casata dei Savoia istituì in quei luoghi
una riserva di caccia, con annesse sontuose residenze estive:
fu così che migliaia di alberi non vennero abbattuti
per essere bruciati o trasformati in carta e molti animali
sopravvissero.
Il bosco è un ecosistema complesso che si sviluppa
verso l'alto, seguendo l'asse degli alberi, come se fossero
dei grandi condomini naturali: le radici sono immerse nel
sottosuolo e forniscono un rifugio a miriadi di piccoli invertebrati;
il tronco, anche se non si direbbe, ospita una ricca varietà
di insetti che si nutrono di legno (e per questo sono detti
xilofagi) e l'ultimo piano, ossia la chioma, nasconde un microcosmo
di animali erbivori e di loro predatori.
A prima vista, entrando in un bosco di latifoglie nelle bella
stagione, si potrebbe pensare che non ci siano animali, in
particolare uccelli, ma è l'orecchio a smentire questa
sensazione: gli uccelli e in particolare quelli che prediligono
ambienti chiusi, molto spesso sono capaci di splendidi canti.
Questo è il caso del Merlo (Turdus merula),
una specie molto comune che tutti conosciamo, del Tordo bottaccio
(Turdus philomelos), imparentato con il Merlo e gran
mangiatore di lumache, della Capinera (Sylvia atricapilla)
e del Pettirosso (Erithacus rubecula) che amano molto
le siepi e, infine, del famosissimo Usignolo (Luscinia
megarhynchos), che a dispetto delle modestissime apparenze
è capace di un potente e melodiosissimo canto udibile
anche di notte. Oltre ai "cantanti degli alberi",
nel bosco di possono osservare anche molti altri piccoli uccelli,
ad esempio le cince, come la bellicosa Cinciallegra (Parus
major), la piccola Cinciarella
(Parus caeruleus), la timida Cincia bigia (Parus
palustris) e il Codibugnolo (Aegithalos caudatus),
che non è una vera e propria cincia, ma è spesso
accostato ad esse perché durante la brutta stagione
non è difficile vederne piccoli gruppetti insieme a
queste. E' inutile dire che in un bosco c'è tantissimo
legno e come abbiamo già detto il legno ospita una
buona varietà di invertebrati, che costituiscono le
prede preferite di quelli che noi generalmente chiamiamo picchi.
Ma precisamente cosa sono e quali sono i picchi? I picchi
sono degli uccelli non passeriformi appartenenti all'ordine
dei Piciformes, che in Italia è rappresentato
da nove specie, cinque di esse osservabili anche in Piemonte.
Quasi tutti i picchi hanno la caratteristica di usare il lungo
e robusto becco per battere sul legno; le motivazioni di questo
comportamento sono tre: la prima consiste nel ricercare gli
insetti che si nascondono sotto la corteccia, la seconda nello
scavare il nido all'interno del tronco dell'albero e l'ultima
nel marcare il proprio territorio con un suono simile a quello
di un tamburo detto in inglese drumming.
Due specie di picchi sono piuttosto diffuse da noi e passeggiando
in campagna non è difficile sentirle o vedere i loro
lunghi voli ondulati: il
Picchio rosso maggiore (Dendrocopus major) è
un po' più piccolo del Picchio verde (Picus viridis)
e presenta una elegante livrea bianco-rosso-nera, al contrario
del suo cugino più grande, che come dice il nome, è
di un bel colore verde. Due uccelli simili per comportamento
ai picchi, ma non imparentate con loro, sono il Rampichino
(Certhia brachydactyla), un piccolo uccellino che vive
mimetizzato sulle cortecce degli alberi e il vivace Picchio
muratore (Sitta europea) che ha l'abitudine di cementare
con terra e fango buchi scavati precedentemente dai picchi.
La maggior parte delle specie citate fin'ora sono insettivore,
ma ne esistono anche di granivore, specie nella brutta stagione:
il
Fringuello (Fringilla coelebs) è estremamente
diffuso nella nostra regione, anche in montagna; mentre il
Ciuffolotto (Pyrrhula pyrrhula) è più
comune sopra gli ottocento metri, in particolare nei boschi
di Faggio (tipici dell'orizzonte submontano).
Con questa ricchezza di prede il bosco si popola anche di
predatori: fra gli uccelli rapaci spiccano due accipitridi
specializzati nella caccia in ambienti boschivi: lo Sparviere
(Accipiter nisus) e il più raro Astore (Accipiter
gentilis). La loro specializzazione è arrivata
a dotarli di ali corte e larghe, adatte a repentine virate
fra gli alberi e a inseguimenti mozzafiato ai danni di molti
uccelli, loro prede preferite, perché sono gli animali
più evidenti e facilmente catturabili in un ambiente
chiuso.
Anche i rapaci notturni sono rappresentati nel bosco: l'Allocco
(Strix aluco), ad esempio, ama nidificare in cavità
di grossi alberi in boschi chiusi e bui, dove passa il giorno
aspettando la notte per uscire a caccia nelle zone aperte.
Approfondimenti:
http://www.parks.it/parco.mandria/
di Giacomo Assandri
Liceo Scientifico Statale "Blaise Pascal" di Giaveno (TO)
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