Regione Piemonte - Opere Pubbliche
Riferimenti
Evento calamitoso aprile 2009
+ Opere pubbliche
  + Normativa di riferimento
  + Relazione evento
+ Privati
  + Normativa di riferimento
  + Prospetto riepilogativo

Opere Pubbliche - Relazione evento

Fasi temporali
L’evento di Aprile 2009 si è manifestato in due fasi temporali: in data 1-2 aprile le piogge hanno interessato prevalentemente il Cuneese, mandando in crisi la rete idrica principale nelle zone pianeggianti a ridosso delle montagne, con interessamento anche di grandi centri abitati come Saluzzo e Savigliano. Il culmine del fenomeno è, però, avvenuto nei giorni 26, 27 e 28 aprile, al termine di un periodo in cui si sono verificate forti precipitazioni su tutto il territorio regionale, territorio già fortemente provato dalle abbondanti nevicate di novembre e dicembre 2008. Per meglio evidenziare l’eccezionalità dell’evento, si riporta come esempio il dato cumulativo di pioggia registrato a Torino nel periodo tra novembre 2008 e aprile 2009 che è pari a 900,2 mm, dato superato solo nel 1810 nel periodo di aprile-settembre con 1.237 mm di pioggia. Sulle alpi la neve è caduta nuovamente in abbondanza e a quote superiori a 2000 metri gli apporti di neve fresca hanno abbondantemente superato il metro, specialmente sull’alto Piemonte; spessori di neve di questa entità non si osservavano a fine aprile dal 1986.

Descrizione
L’evento ha interessato tutto il territorio regionale. Come conseguenza delle nevicate di novembre-dicembre 2008, i livelli delle falde freatiche, ancora nel mese di marzo, segnavano valori superiori alla quota del terreno, l’imbibizione dello stesso provocava ruscellamenti incontrollati lungo i versanti collinari. Sempre a marzo, si verificavano movimenti planari nella zona del Roero e delle Langhe. Su un territorio già messo a dura prova nella stagione invernale, le intense piogge di aprile hanno portato al collasso di infrastrutture pubbliche e compromesso abitazioni private e terreni agricoli.

In pianura, le piogge di aprile hanno portato a una generalizzata saturazione dei bacini, che ai picchi degli ultimi giorni del mese hanno reagito con rapide piene. Le ondate di piena si sono propagate soprattutto sulle aste del Po, del Tanaro e del Bormida. Il Tanaro è esondato estesamente a valle di Ceva allagando strade, abitazioni e campagne a partire dal tardo pomeriggio del 27 aprile, mentre ad Alessandria il colmo di piena del fiume è transitato nel pomeriggio nel 28 aprile provocando anche qui molti danni alle colturee a privati cittadini.

In collina, rottosi l’equilibrio tra spinta attiva e resistenza del peso del terreno, si sono avuti movimenti franosi roto-traslazionali, frane di crollo, che molto spesso hanno asportato via tratti delle strade provinciali e comunali rendendo molto difficoltosi i collegamenti tra i vari centri abitati e creando notevoli disagi agli spostamenti e all’attività agricola di molti privati cittadini. Fenomeni franosi sono stati individuati su tutto il territorio regionale, ma la maggiore concentrazione di danni risulta provenire sulle colline astigiane ed alessandrine, sulla collina torinese e nel Roero e Langhe cuneesi.

Nei mesi seguenti molti danni si sono verificati in concomitanza con lo scioglimento delle nevi in montagna nei mesi di maggio e giugno 2009. Si è assistito talvolta a localizzate cadute di massi di grosse dimensioni, altre volte a frane di crollo di versanti estesi, già indicati nel Piano di Assetto Idrogeologico come frane attive o quiescenti.

Attività svolte
L’attività della protezione civile locale e regionale è stata impeccabile. Nella fattispecie a livello centrale è stata attivata la Sala Rischi H24 che ha permesso un monitoraggio continuo dei corsi d’acqua e dei versanti e ha supportato le Amministrazioni locali per mezzo di un intescambio costante di comunicazioni, nonché con l’invio di sacchi di sabbia e di mezzi idrovori ove richiesto; a livello locale sono state attuate tutte le misure contenute nei piani di protezione civile comunali. E’ stato necessario evacuare circa 100 persone nel Cunneese, 6.000 circa in provincia di Alessandria ed Asti, una trentina in provincia di Vercelli. Non è stato da poco il conforto portato alla gente che stava rivivendo le ansie e le paure dell’alluvione del 1994. Fin da subito la Direzione regionale OO.PP, Difesa del Suolo ed Economia Montana e Foreste, tramite i tecnici dei Settori Decentrati sul territorio ha svolto sopralluoghi al fine di riuscire, nell’ambito delle proprie competenze ad avere una corretta e realistica percezione del fenomeno e dei suoi effetti. Le finalità di tale tempestiva presenza sono state le seguenti:

  1. acquisire impressione diretta e di prima mano sugli effetti dell’evento;
  2. verificare di persona le conseguenze su alcuni punti notoriamente critici del territorio;
  3. verificare la tenuta delle opere strutturali eseguite negli anni passati a vario titolo (eventi alluvionali precedenti, interventi ordinari di difesa del suolo, opere olimpiche), in particolare sui corsi d’acqua di competenza regionale;
  4. iniziare a censire alcuni dei dissesti e dei danni in funzione delle successive valutazioni necessarie per le operazioni di ricostruzione e di messa in sicurezza, dando la priorità ai centri e alle borgate isolate.

Corsi d’acqua interessati
La situazione più critica si è verificata nella zona di Alessandria ad opera del Tanaro che ha inondato terreni ed edifici con battenti fino a 2-3 m. Seguendo il corso del fiume Tanaro, allagamenti si sono registrati a partire dal Comune di Masio, a monte di Alessandria, fino al Comune di Rivarone, a valle del capoluogo. In provincia di Cuneo, nel comune di Farigliano, il fiume Tanaro ha rotto gli argini allagando i campi e isolando alcune frazioni e nei comuni di Santena e Poirino ha destato gravi preoccupazioni il Banna, che nel 1994 aveva causato una vittima; anche questa volta il Banna si è alzato fino a quota 6 metri ma ha allagato fortunatamente solo le campagne e i suoi argini realizzati da poco hanno retto bene. Altrove l’onda di piena è stata generalmente contenuta all’interno degli alvei con localizzati fenomeni di esondazione. Al contrario, si è rilevata una generalizzata situazione di criticità legata alla rete idrografica minore, alla rete dei canali irrigui e alle reti di smaltimento delle acque pluviali con conseguenti ristagni, esondazioni o rigurgiti.

Versanti
Nella settimana successiva all’evento, mentre in pianura si è tirato un sospiro di sollievo e si è riscontrato che i nuovi argini, gli scolmatori e la pulizia degli alvei hanno compiuto egregiamente il loro lavoro, ad esclusione delle situazioni di carenza di arginature, in collina una prima valutazione dei danni ha portato alla luce un territorio devastato dalle frane, costellato da strade interrotte o dissestate, da case e frazioni isolate, da vigneti e noccioleti fortemente compromessi. Segnalazioni sparse sono arrivate da molte località del territorio regionale. La tipologia di frana maggiormente diffusa è costituita da colamenti rapidi per fluidificazione della coltre superficiale soprattutto per i versanti più acclivi. Diffusi anche gli scivolamenti planari e rotazionali. I fenomeni franosi hanno coivolto non solo edifici isolati, ma anche interi gruppi di fabbricati, prevalentemente ad uso di civile abitazione, tuttavia è stata l’interruzione dei collegamenti stradali a provocare il disagio più avvertito dalla popolazione.

A titolo di esempio, nel comune di Bandissero (TO) gli smottamenti hanno abbattuto le recinzioni di alcune abitazioni e il fango scivolato dalla collina ha fatto crollare il capanno in cui era parcheggiata un’auto; a Moncucco Torinese (AT) una frana profonda 8 metri ha interrotto la viabilità e isolato un agriturismo e 5 persone sono rimaste isolate; sono state censite 20 frane nel solo comune di Castelnuovo Don Bosco (AT); la strada statale 28 del Colle di Nava è stata interrotta da un masso di 100 tonnellate; tra Mondovì e la Langa le frane censite sono state innumerevoli; le colline intorno ad Alba (CN) erano impercorribili.

In montagna si sono verificate frane di crollo: a tal proposito si ricorda il crollo in val Formazza in località Ponte del 19/4/2009 di una porzione di parete rocciosa di circa mezzo milione di metri cubi, la quale si è incanalata lungo il rio Rich, tributario dl Toce, raggiungendo il conoide sottostante. All’arresto della valanga di roccia ha sicuramente contribuito una vasca di sedimentazione al piede del conoide e nonostante ciò alcuni blocchi pluridecametrici si sono arrestati in prossimità della zona urbanizzata.

Infrastrutture
Molte sono state le strade chiuse sia provinciali che comunali: alcune sono state interrotte da colate detritiche, ma più frequentemente si è verificato il cedimento o l’asportazione della sovrastruttura stradale. Gli sgomberi dei detriti sono stati completati, mentre gli interventi di pronto intervento sono stati eseguitinell’immediato dalle Amministrazioni competenti con risorse proprie e successivamente la Direzione Opere Pubbliche, Difesa del Suolo ed Economia Montana e Foreste ha provveduto e sta ancora provvedendo al rimborso. La rete ferroviaria regionale era in parte bloccata, le scuole sono state chiuse per 1-2 giorni in gran parte del territorio regionale, mentre in alcuni Comuni l’acqua non era più potabile per il fango che si è infiltrato nella rete acquedottisticae le frane hanno compromesso in più punti la rete del gas.

 

_________

 

Servizio a cura della Direzione Opere Pubbliche
C.so Bolzano, 44 - Torino

Regione Piemonte Home Page