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Contributi per assistere a domicilio gli anziani non autosufficienti

La Regione erogherà assegni di cura a 5.100 persone

Per l’assistenza a domicilio degli anziani non autosufficienti sarà possibile usufruire di un contributo economico della Regione, che potrà essere riconosciuto per il lavoro di cura svolto da figure professionali regolarmente assunte, da familiari o da volontari, nonché per l’acquisto di servizi come il telesoccorso e la consegna dei pasti presso l’abitazione.

A deciderlo è stata la Giunta regionale, che il 6 aprile ha approvato, su proposta degli assessori alla Salute e al Welfare, Eleonora Artesio e Teresa Angela Migliasso, una delibera che riordina l’attuale offerta di prestazioni socio-sanitarie di assistenza tutelare nell’ambito delle cure domiciliari, identificandone tra l’altro le caratteristiche e i soggetti titolati a svolgerle.

Per dare attuazione al provvedimento verranno utilizzate le risorse messe a disposizione dal Fondo per le non autosufficienze inserito nella Finanziaria 2008 del Governo Prodi. Si tratta di 21,5 milioni già disponibili e di circa 30 milioni che saranno assegnati entro l’anno. Una cifra che consentirà, si stima, di erogare assegni di cura a circa 5.100 anziani.

“Il sostegno alla domiciliarità - sostiene la presidente Mercedes Bresso - ha l’obiettivo di supportare le risorse proprie di ogni individuo, della famiglia, della comunità per mantenere quanto più possibile la persona non autosufficiente nel suo contesto abituale di vita. In un territorio fra i ‘più anziani’ d’Italia come il Piemonte, abbiamo fin dall’inizio del nostro mandato considerato prioritario e strategico investire nella costruzione di una rete di servizi sempre più adeguati alle differenti e complesse necessità degli anziani”. “Per garantire la reale permanenza a domicilio - rileva Migliasso - si riconosce non solo il lavoro di cura svolto dagli operatori socio-sanitari, ma anche quello delle assistenti familiari, del volontariato e, per la prima volta, della famiglia, soprattutto dalle donne che spesso abbandonano il lavoro per farsi carico di uno o più familiari anziani malati”. “La domiciliarità - precisa Artesio - non può significare solitudine, carico familiare o ricerca di aiuto non organizzato. Se è uno strumento terapeutico deve essere riconosciuto come tale, ed è quindi doveroso che il servizio sanitario participi ai suoi costi, sostenendo soprattutto le famiglie nell’assistenza ai loro anziani”.

Una volta entrato a regime il sistema, per accedere al contributo occorrerà richiedere una visita all’Unità di valutazione geriatrica competente per territorio, che deve accertare la non autosufficienza dell’anziano e, in base alle necessità sanitarie e sociali, predisporre un piano di assistenza individualizzato. Se si prevede un programma di cure domiciliari, all’anziano verrà erogata una somma per il pagamento dei servizi di assistenza tutelare, che potranno essere anche più di uno, ma che nel loro complesso non potranno superare gli 800 euro mensili nei casi di bassa intensità assistenziale, i 1.100 euro nei casi di media intensità e i 1350 euro in quelli di medio-alta intensità (elevabili a 1.640 per i soggetti senza rete familiare). Di queste prestazioni, metà sarà carico dell’Asl (componente sanitaria), mentre il restante 50 per cento (componente sociale) a carico del cittadino o degli enti gestori dei servizi sociali nel caso di redditi bassi. Per calcolare la quota di compartecipazione si prenderà a riferimento il solo reddito e patrimonio dell’interessato, e non quello del nucleo familiare. Gli anziani già valutati e in lista di attesa per essere accolti in una residenza socio-assistenziale potranno richiedere alla competente Uvg una riprogettazione del proprio piano individuale per verificare se esistano le condizioni per passare alla domiciliarità.

L’attuazione del provvedimento è subordinata alla sottoscrizione, entro 60 giorni, di accordi sulle modalità organizzative tra le Asl e gli enti gestori delle funzioni socio-assistenziali.

06 aprile 2009

 



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