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La Carta nazionale dei contratti di fiume e il lavoro di ricerca sull’avanzamento di questi documenti sono stati il tema di un convegno svoltosi il 3 febbraio a Torino presso il Museo regionale di Scienze naturali.
Il coordinamento della Commissione Ambiente e Energia della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, presieduto dall’assessore all’Ambiente del Piemonte, Roberto Ravello, ha da diverso tempo avviato un percorso di condivisione e diffusione dei contenuti della Carta ed ha affidato proprio al Piemonte il compito di diffondere presso tutte le Regioni e Province autonome il testo del documento e di attivare con le competenti autorità statali un percorso utile per dare legittimazione ai contratti.
La Carta è una prima proposta di contenuti per caratterizzare in modo univoco i contratti di fiume e di lago quali strumenti utili e praticabili per il contenimento del degrado e la riqualificazione dei territori fluviali, un documento attraverso cui i soggetti già coinvolti in esperienze concrete e quelli che ne stanno valutando l’applicazione possono trovare una linea di indirizzo comune su questo tema.
“Sono particolarmente orgoglioso - ha dichiarato Ravello - che a fare da capofila nella diffusione dei contenuti della Carta nazionale dei contratti di fiume sia il Piemonte, tra le prime Regioni ad aver creduto nell’applicazione di tali forme di pianificazione partecipata. Il tema delle risorse idriche, della loro conservazione in termini qualitativi e quantitativi, del loro corretto e razionale utilizzo sta assumendo una rilevanza primaria nella vita quotidiana e caratterizza sempre più anche le scelte dei decisori pubblici. La presenza dei fiumi sul territorio è quindi un’importante risorsa strategica e anche un patrimonio naturale, culturale e ambientale da preservare per il futuro, immaginando utilizzi e funzioni basati sulla sostenibilità, la conservazione delle risorse e la biodiversità, la tutela del territorio. Per questi motivi la Carta nazionale rappresenta una sfida per le istituzioni regionali e provinciali chiamate ad uscire da vecchie logiche di programmazione e gestione di tipo settoriale, per investire invece sulla messa in comune, sulla coerenza e integrazione delle strategie, sulla gestione di nuove forme di coordinamento”.
Per il Piemonte Ravello ha annunciato che “l’obiettivo è ora quello di estendere le modalità di azione previste dai contratti di fiume a tutti i 34 bacini idrografici del territorio, trasformandoli così da progetti pilota a modalità ordinaria di gestione integrata e partecipata delle risorse idriche”.
Il Piemonte ha avviato fino ad oggi 9 contratti di fiume (Sangone, Belbo, Orba, Agogna, Bormida, Stura di Lanzo, Alto Po, Scrivia, Erro) e 2 i di lago (Viverone e Avigliana). Rispetto alle altre esperienze nazionali, si configurano con modalità di programmazione e di intervento piuttosto strutturate e dotate di una certa valenza istituzionale. Le principali questioni affrontate sono il miglioramento dello stato ecologico delle acque, il contenimento del rischio idraulico, la riqualificazione dei sistemi ambientali e paesaggistici vicini ai corsi d’acqua, il rafforzamento della cultura dell’acqua, la partecipazione delle popolazione e dei portatori di interesse presenti sul territorio attraverso azioni di sensibilizzazione, coinvolgimento e responsabilizzazione.
sdepalma
03 febbraio 2012