L’analisi storica degli eventi valanghivi e dei loro effetti negli ultimi 150 anni, condotta attraverso la consultazione di dati d’archivio, monografie e articoli di giornale d’epoca, ha permesso di stimare il ripetersi di eventi di particolare gravità, diffusi sull’arco alpino piemontese, all’incirca ogni 20-30 anni.
Eventi storici con caratteristiche decisamente catastrofiche furono quelli verificatisi in Piemonte nell’Ottocento, in particolare nel gennaio 1845, nel gennaio 1885 e nel febbraio 1888. Durante quest’ultimo evento le quantità di precipitazione nevosa cumulata in diversi giorni consecutivi determinarono il raggiungimento di altezze di neve al suolo pari a 325 cm a Oropa (BI), 350 cm a Prali (TO), 432 cm a Entracque (CN), 144 cm a Cuneo (Denza, 1889).
Nel 1888 valanghe di enormi dimensioni si verificarono con gravi danni e vittime su tutto l’arco alpino italiano causando complessivamente 248 vittime.
I maggiori danni si verificarono in zone montane a quota intermedia, in quanto fenomeni valanghivi con eccezionale sviluppo giunsero ad interessare molte borgate, allora densamente abitate, collocate sui versanti o sul fondovalle anche a quote inferiori a 1000 m slm.
All’inizio del Novecento un evento di grande rilevanza storica colpì tragicamente la comunità del paese di Pragelato (TO): una valanga di grandi dimensioni determinò la morte di 81 operai della miniera del Beth, in Val Troncea, il 19 aprile del 1904 (Avondo et al., 2003). Questo evento viene annoverato tra i più gravi incidenti da valanga della storia moderna per il numero di vittime coinvolte.
Anche in tempi relativamente recenti eventi di precipitazione nevosa di forte intensità hanno determinato situazioni di elevata criticità per il territorio piemontese.
A titolo di esempio, eventi di rilievo a scala regionale si verificarono negli inverni 1950/51, 1971/72, 1973/4, 1977/78, 1985/86, e, più recentemente, nell’inverno 2008/09.
La prevenzione del rischio valanghivo è possibile innanzitutto attraverso una corretta pianificazione e gestione dell’uso del territorio montano, che si fonda su tre requisiti essenziali:
* Dati tratti da: “Dalla valutazione alla previsione dei rischi naturali” – ARPA Piemonte, 2005
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