
A livello europeo è ormai riconosciuto che occorre affrontare il tema dell'assetto dei corsi d'acqua e del territorio con un approccio di tipo integrato e multi-obiettivo, considerando cioè insieme, oltre agli aspetti idraulici, anche quelli geomorfologici ed ambientali; mettere ciò in pratica richiede però di modificare i metodi di pianificazione, progettazione e gestione dei corsi d'acqua, alla ricerca di un nuovo punto d'equilibrio tra esigenze diversificate.
Occorre passare da una pianificazione parziale che considera la gestione del corso d'acqua solo attraverso la necessità di regolarne l'andamento delle acque in un alveo artificiale, ad una pianificazione complessiva considerando piuttosto la possibilità di lasciare al fiume le proprie aree di espansione; ad una gestione che non implica la distruzione totale della vegetazione arborea, quanto il suo costante controllo secondo criteri distributivi e strutturali compatibili con il buon deflusso delle acque nei periodi di piena; con un utilizzo della vegetazione ai fini del consolidamento dei terreni e della difesa delle rive stesse.
Il Piano Stralcio per l'Assetto Idrogeologico o PAI (approvato con DPCM del 24 maggio 2001), prevede espressamente la necessità di ripristino degli equilibri idrogeologici ed ambientali e il recupero degli ambiti fluviali e del sistema delle acque, attraverso la manutenzione del territorio, la rinaturazione ed il miglioramento della compatibilità di interventi ed attività sul territorio.
La manutenzione del territorio e la rinaturazione rappresentano, pertanto, modalità di intervento costitutive del PAI; in particolare la rinaturazione, qualora eseguita correttamente, può conseguire significativi risultati anche per l'integrazione delle politiche ambientali della difesa del suolo e del recupero di aree naturali.
Per rinaturazione si intende l'insieme degli interventi, strutturali e non strutturali, e delle azioni atti a ripristinare le caratteristiche ambientali e biocenotiche, nonché la funzionalità ecologica, di un ecosistema in relazione alle sue condizioni potenziali, determinate dalla sua ubicazione geografica, dal clima, dalle caratteristiche geologiche e geomorfologiche del sito e della sua storia naturale pregressa.
In attuazione dell'articolo 36 delle NTA del PAI è stata adottata nella seduta del Comitato Istituzionale del 05 aprile 2006 la Direttiva per la definizione degli interventi di rinaturazione.
Da alcuni anni anche in Italia si è affermata l'esigenza quindi di intraprendere la strada della riqualificazione fluviale. La RF persegue allo stesso tempo tanto il ripristino della naturalità, della qualità e funzionalità ecologica e paesaggistico-ricreativa, quanto la minimizzazione del rischio idraulico e l'utilizzo razionale delle risorse idriche (approvvigionamento idropotabile, usi irrigui, produzione idro-elettrica, ecc).
La riqualificazione si basa sia su interventi strutturali e gestionali, sia su quelli programmatori, attraverso un approccio integrato, in cui la partecipazione attiva delle parti sociali e istituzionali coinvolte gioca un ruolo fondamentale.
La nozione di riqualificazione, se da un lato sottintende il passaggio da una situazione di degrado ad una migliore, dall'altro non implica necessariamente che si ripristini una situazione passata; infatti, pur senza escludere quest'ultima possibilità, la riqualificazione può sia recuperare alcune storiche qualità del corso d'acqua, sia progettarne di nuove.
In Piemonte già diversi sono gli esempi di un approccio di questo tipo attraverso l'impegno accanto a quello dell'Amministrazione Regionale di varie Istituzioni, Enti locali e Associazioni nelle pagine di questa sezione ne sono riportati alcuni.