Quando e come interviene
Quando rivolgersi alla Consigliera di Parità
- al momento dell'assunzione sono stati messi in atto meccanismi che, a parità di condizioni, hanno privilegiato l'ingresso della persona di un altro sesso al posto tuo;
- sei stata vittima di molestie anche a sfondo sessuale;
- hai riscontrato ostacoli nella conciliazione degli impegni lavoro/famiglia (orari che cambiano in modo repentino, ad esempio);
- ti è stato “consigliato” un test di gravidanza in fase/al momento dell'assunzione;
- al momento del ritorno dal congedo per maternità ti hanno trasferita, cambiato mansioni oppure sei stata licenziata;
- all'annuncio della tua gravidanza o al rientro ti è stato cambiato contratto;
- non ti sono stati concessi i congedi per malattia dei figli;
- non ti è stato concesso il part time che avevi chiesto causa carichi familiari;
- è stata fatta qualche pressione o azione per impedire la tua progressione di carriera o per chiederti le dimissioni.
Come interviene la Consigliera di Parità
Dopo un'attenta analisi preliminare del tuo caso, accertata l'effettiva necessità di intervento, la Consigliera di Parità può, a seconda delle circostanze, decidere di intraprendere diverse strade.
- procedura informale: la Consigliera di Parità cerca di mediare tra il lavoratore e l'azienda, convocando quest'ultima per un incontro, al fine di trovare un accordo;
- procedura formale (legale): si attiva quando la prima strada è fallita o non ha ottenuto gli effetti sperati. Inizia un'azione in giudizio che per l'assistita/o è completamente gratuita.
Se la discriminazione ha carattere collettivo (riguarda cioè accordi aziendali, procedure concorsuali, prassi e comportamenti sistematicamente adottati sul luogo di lavoro), l'azione è di competenza esclusiva della Consigliera di Parità regionale. Questa, prima di attivare le vie legali, può chiedere al responsabile della discriminazione di predisporre entro e non oltre i 120 giorni un piano di rimozione delle discriminazioni accertate.