Regione Piemonte - Lavoro

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Procedure di licenziamento collettivo

La cosiddetta Legge Fornero (L. 92/2012) ha abrogato dal 1° gennaio 2017 (art. 4, comma 71) tutte le disposizioni relative all’indennità di mobilità e alla disoccupazione speciale edile e alla gestione della lista di mobilità, nonché alla concessione di sgravi contributivi in caso di assunzione di iscritti a tale lista (testo vigente al 1° gennaio 2017 della L.223/91)

La lista di mobilità regionale viene quindi materialmente “congelata” alle iscrizioni e cancellazioni con decorrenza entro il 31 dicembre 2016, e continuerà ad essere aggiornata nei primi mesi del 2017 solo per l’inserimento delle cancellazioni avvenute entro il 31 dicembre 2016 e delle iscrizioni di licenziamenti aventi effetto entro il 30 dicembre 2016, ancora ricadenti nella vecchia normativa e riferiti a lavoratori con diritto all’indennità di mobilità.
Si sottolinea, tuttavia, che le procedure di licenziamento collettivo proseguono con le medesime regole dettate dalla L. 223/91, in quanto gli art. 4 (riduzione di personale nell’ambito di un programma di CIG Straordinaria) e 24 (riduzione di personale non collegata ad una procedura di CIGS) non sono stati abrogati, e sono stati mantenuti anche i commi da 1 a 3 dell’art. 5, relativi ai criteri di scelta del personale da licenziare.

Le modalità operative riguardanti le procedure di licenziamento collettivo restano quindi del tutto invariate, in relazione sia alla sottoscrizione di un accordo o di un mancato accordo, in sede sindacale o istituzionale, sia all’invio alla Regione dei dati dei nominativi del personale licenziato, che non sarà più iscritto in lista, né avrà più diritto all’indennità di mobilità, ma dovrà fare domanda di NASpI secondo le disposizioni vigenti.

L’indennità di mobilità e la disoccupazione speciale edile continueranno ad essere corrisposte dall’INPS fino al loro naturale esaurimento a favore degli iscritti in lista licenziati fino al 30 dicembre 2016, gestite con le modalità di sospensione previgenti, che mantengono la loro validità ai soli fini gestionali di questa componente residua. I percettori di tali prestazioni costituiscono peraltro il bacino principale a cui le pubbliche amministrazioni possono attingere per la realizzazione delle attività di lavori socialmente utili, sia nelle modalità operative temporaneamente vigenti, riferite agli art. 7 e 8 del DLgs 468/1997, sia nel nuovo sistema prefigurato dall’art. 26 della L. 150/2015, ancora non operativo in mancanza della convenzione quadro prevista al comma 2.

Nella fase di chiusura della mobilità e di transizione verso il nuovo sistema, la Regione ha trasmesso ai Centri per l’Impiego il 13 gennaio 2017 le indicazioni operative scaricabili dal link Lista di mobilità - Disposizioni operative in merito alle abrogazioni previste dalla L. 223/91

Si vedano, in merito alle problematiche suesposte, le specifiche contenute nelle tre Sezioni qui di seguito riportate.

Licenziamento collettivo ai sensi della L. 223/91
Istruzioni per le imprese e i loro intermediari

Le procedure previste dalla L. 223/91 prevedono che le imprese che intendano procedere ad un licenziamento collettivo trasmettano alla Regione:

  • la comunicazione preventiva con cui viene attivata la procedura (art.4, comma 2, L. 223/91);
  • l’accordo raggiunto in sede sindacale o sottoscritto in sede ministeriale per le aziende con sedi in   più aree regionali (nel caso sia intervenuta la mediazione della Regione Piemonte, gli uffici acquisiranno direttamente tale documentazione);
  • la scheda aziendale scaricabile dal presente link

Tale documentazione può essere trasmessa:

  • per posta all’indirizzo Regione Piemonte - Direzione Coesione Sociale - Via Magenta 12 - 10128 Torino;
  • via fax, al n. 011-4323434
  • in formato pdf, alla casella di posta elettronica certificata coesionesociale@cert.regione.piemonte.it

I dati dei lavoratori licenziati nell’ambito della procedura, vanno trasmessi alla Direzione Regionale Coesione Sociale con le modalità sopraindicate entro 7 giorni dalla comunicazione del recesso (il rispetto di tale scadenza, fissata dall’art. 4, comma 9 della L. 223/91, è essenziale per la corretta definizione della procedura), compilando la scheda lavoratore scaricabile dal presente link 

Attività di lavoro socialmente utile nelle pubbliche amministrazioni

Con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo n. 150 del 14 settembre 2015, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 23 settembre, le attività di lavoro socialmente utile (LSU), ovvero di pubblica utilità, destinate alle pubbliche amministrazioni, subiscono una sostanziale modifica (v. estratto del DLgs, sotto riportato), sia nelle loro modalità di realizzazione, sia in relazione al target di soggetti potenzialmente coinvolgibili, fra cui rientrano anche i lavoratori che fruiscono di un sostegno al reddito in costanza di lavoro (cassaintegrati  o assimilati, secondo le nuove modalità previste dal Decreto Legislativo n. 148/2015), e i disoccupati ultrasessantenni prossimi al pensionamento e privi di sostegno al reddito

Il DLgs 150 prevedeva in origine all’art.26, comma 12, che solo i progetti LSU in corso alla data del 24 settembre 2015, di entrata in vigore del Decreto potessero proseguire, spiazzando di fatto le amministrazioni pubbliche (Enti Locali, scuole, uffici giudiziari, …), che hanno fatto un utilizzo ampio e diffuso di questa opportunità per garantire una serie di servizi e di attività sul territorio in un contesto per loro così difficile sul piano finanziario ed organizzativo. La Regione, che nella prima metà dell’anno aveva predisposto delle Linee Guida per la gestione delle attività LSU, adottate dalla Commissione Regionale per l’Impiego il 27 luglio, ha provveduto a normare la fase transitoria diramando ai Centri per l’Impiego due successivi Comunicati, il 29 settembre e il 14 ottobre, specificando cosa si intenda per “progetti in corso” e fornendo alcune regole in merito alle richieste di proroga di tali attività.  Il Ministero del Lavoro ha diffuso a sua volta, il 22 ottobre, la Circolare n. 28, che contiene alcune disposizioni su queste tematiche, non del tutto allineate peraltro agli orientamenti espressi dalla Regione (v. la documentazione riportata in basso).   

In questo contesto alquanto confuso si è inserita una modifica al testo del comma 12 dell’art.26 del DLgs 150/2015, sopra richiamato, introdotta nel Decreto Legge 154/2015 con la Legge di conversione (n. 189 del 29 novembre 2015, articolo 1-bis, vigente dal 1° dicembre), dove si sostituisce l’espressione “progetti in corso” con il riferimento ai progetti iniziati prima dell’adozione della Convenzione quadro prevista dalla nuova normativa, cioè alla messa in opera del sistema prefigurato dall’art. 26.

Questa disposizione, sollecitata in particolar modo dagli Enti Locali, intende rimettere in funzione, i progetti LSU rivolti a lavoratori in mobilità, ripristinando la situazione precedente e consentendo quindi alle pubbliche amministrazioni di tornare a reclutare il personale collocato in mobilità adottando nuovi progetti, in modo da colmare il vuoto organizzativo che si era venuto a creare.

A questo punto la Regione,verificata la situazione e sentite le parti sociali, ha emanato il 17 dicembre un terzo Comunicato, autorizzando le pubbliche amministrazioni a presentare nuovi progetti e i Centri per l’Impiego ad assegnare nuovo personale e a sostituire, se del caso, i lavoratori che terminano anticipatamente l’incarico loro affidato. Si è così dato un po’ di respiro agli Enti in difficoltà, in attesa che si definisca il nuovo assetto organizzativo.

Nell’ambito della Legge di Stabilità 2016 (Legge n.208 del 28 dicembre 2015) si è inoltre introdotta all’art. 1, comma 306 una modifica alla normativa delineata dal citato art. 26 del DLgs n. 150, inserendo tra i soggetti coinvolgibili in attività LSU anche “… i lavoratori sottoposti alle procedure di mobilità …”. Con questo ampliamento del target di riferimento si realizza una linea di continuità fra la previgente disciplina e quella nuova: ovviamente, la disposizione è sottoposta ai limiti di applicazione dell’indennità di mobilità, che rimane attiva solo fino al 31 dicembre 2016, ma che resterà operativa sino all’esaurimento del periodo di permanenza in lista dei lavoratori indennizzati. Nella documentazione sottostante il testo dell’art. 26 è stato aggiornato alle due modifiche sopra citate.

Dall’indennità di mobilità alla NASpI

Si ricorda che la Legge 92/2012 ha previsto l’esaurimento dell’esperienza della lista di mobilità entro l’anno 2016.  I tempi di fruizione dell’indennità di mobilità (e per conseguenza quelli di permanenza in lista) si riducono progressivamente a partire dal 2015 (art.2, comma 46 della L. 92/2012), secondo il seguente schema:

La Legge 92/2012 precisa che le modifiche nella durata dell’indennità di mobilità si applicano ai lavoratori collocati in mobilità nel periodo dal 1° gennaio al 31 dicembre dell’anno di riferimento. Poiché il collocamento in mobilità avviene il giorno successivo a quello di licenziamento, le decurtazioni previste nel 2016 interessano i lavoratori licenziati a partire dal 31 dicembre 2015.

La Legge 92/2012 aveva previsto la progressiva sostituzione dell’indennità di mobilità con l’ASpI (Assicurazione Sociale per l’Impiego), la nuova indennità di disoccupazione ordinaria, avviata operativamente nel 2013. La pubblicazione del Decreto Legislativo n. 22 del 4 marzo 2015, che istituisce la NASpI, cioè la Nuova ASpI che assorbe anche la precedente Mini ASpI, pur lasciando inalterata la tempistica, modifica il quadro di riferimento, perché la NASPI non ha, a differenza dell’ASpI, una durata standard, ma variabile, pari alla metà del periodo contributivo del lavoratore interessato degli ultimi quattro anni, fino a un massimo di 24 mesi, quindi nel 2015 per le persone con meno di 50 anni la copertura può essere più estesa di quella garantita dall’indennità di mobilità, e nel 2016 questo svantaggio si estende anche agli ultracinquantenni, che avranno una copertura di 18 mesi con l’indennità mobilità e fino a 24 con la NASpI, fermo restando che il sussidio garantito della NASpI ha un importo meno favorevole, decrescendo del 3% di mese in mese, a partire dalla quarta mensilità fruita (V. Circolare INPS n. 94/2015, punto 2.3).

Si segnala, al proposito, che l’INPS ha precisato nella Circolare n. 142 del 29 luglio 2015 (punto 7), che i lavoratori coinvolti in procedure di licenziamento collettivo che hanno titolo ad accedere all’indennità di mobilità non possono optare per la NASpI.

Per una migliore puntualizzazione di questi aspetti, consultare i seguenti documenti, scaricabili dai link sottostanti.