Il governo della scuola piemontese: quale strategia adottare?
Per una politica regionale dell'istruzione: indicazioni internazionali e premesse nazionali
L’assessore regionale all’Istruzione Giovanna Pentenero, nell’attesa di incontrare nel mese di Marzo 2009 tutti i dirigenti scolastici e gli operatori del mondo della scuola per discutere delle indicazioni nazionali in materia di decentramento delle funzioni e del passaggio di competenze agli enti locali in materia di istruzione, ha desiderato organizzare un’occasione di confronto sui modelli di decentramento già avviati a livello europeo edi dibattito sulle possibili competenzee poteri che le Regioni acquisiranno in prospettiva della decentralizzazione sistema dell’istruzione e dell’applicazione del Titolo V.
Anche nel nostro paesee nella nostra regione sta iniziando ad avviarsi una fase di transizione assai importante in materia di istruzione: da un sistema (ancora) fortemente centralizzato ad un modello che può diventare significativamente decentralizzato. Questo comporterà l’adozione di un nuovo modello organizzativo e gestionale da parte anche delle amministrazioni regionali, il passaggio di compiti e funzioni dallo stato agli enti locali; l’interazione tra soggetti diversi dotati di autonomia funzionale, maggiore dialogo interistituzionale, la riformulazione delle competenze nel rispetto delle diverse esigenze del territorio, la responsabilità della nomina e gestione del personale docente e non. Ecco alcune delle questioni chiave maturate dall’incontro con esponenti e rappresentanti del mondo dell’istruzione europei:
- la centralizzazione del sistema si è dimostrata poco virtuosa ed anzi inefficiente,
produttrice non solo di un sistema scolastico arretrato nei risultati, ma, altresì,
molto differenziato tra Nord e Sud (v. dati PISA). Il che equivale a dire che il centralismo può produrre uniformità formale, ma non necessariamente vera uguaglianza sostanziale;
- importanti esperienze europee dimostrano, al contrario, che la decentralizzazione
dell’istruzione (e cioè il trasferimento agli enti territoriali della
“gestione” del sistema scuola) può far divenire più virtuoso
ed efficiente lo stesso sistema, se si affrontano, nel contempo, anche le questioni connesse
a ciò che deve necessariamente rimanere allo Stato centrale;
- tale comparazione per essere credibile, deve assumere anche le motivazioni storiche che la
producono, e queste divengono tanto più forti quanto sono sospinte dalle stesse esigenze di
rendere più efficiente il sistema;
- rendere il sistema più efficiente non risponde solo ad esigenze di tipo economicistico:
il fatto che i nostri studenti siano tra i meno preparati in Europa e il fatto che i nostri
docenti siano tra i meno pagati in Europa sono problemi anche “sociali” e di uguaglianza
sostanziale, oltrechè di forte ostacolo alla circolazione di studenti e lavoratori all’interno
dell’U.E. Tali questioni, pertanto, non possono che riflettersi sull’esigenza del
mutamento del sistema verticistico e centralistico che ha sinora dominato e che ha prodotto
tali risultati;
- nell’ambito di tale mutamento il sistema degli enti territoriali può dare
risposte importanti: autonomia (scolastica e territoriale) è prima di tutto
responsabilità verso il territorio e la società civile della gestione delle
risorse e dei risultati ottenuti in funzione della programmazione del sistema.
Interventi relatori europei:
Intervento Anna Maria Poggi
Intervento Alejandro Tiana Ferrer
Intervento Frédéric Wittwer