Prof. Alberto Capatti - Rettore dell’Università degli studi di Scienze Gastronomiche
1) Perché uno studente si iscrive a Scienze Gastronomiche?
Per ricevere nel campo della cultura alimentare una formazione attenta all’acquisizione degli strumenti conoscitivi sia scientifici che umanistici ed un’esperienza sul campo nei settori della piccola produzione di alta qualità.
Quest’ultimo aspetto contraddistingue la nostra formazione rispetto a quella delle facoltà d’agraria.
2) A chi consiglierebbe di frequentare la Sua università?
Consiglierei di frequentare l’Università a chiunque sia interessato ad operare nel settore della promozione e commercializzazione dei prodotti alimentari di alta qualità in qualsiasi paese del mondo.
3) A chi lo sconsiglierebbe?
Lo sconsiglierei a chiunque ritiene che il cibo nasca da strategie tecnologiche, possa convertirsi in bio-carburanti o possa nascere e morire in un laboratorio.
4) Un suggerimento di metodo a chi inizia a frequentare la Sua università.
Imparare la lingua inglese prima di cominciare i corsi formativi, una cultura generale nel campo alimentare e cominciare ad assaggiare i cibi con spirito critico.
5) Che cosa si intende per Stage all’Università di Scienze Gastronomiche?
L’idea dello stage nasce dalla convinzione che un esperto di enogastronomia debba certamente imparare gli aspetti scientifici degli alimenti quali i valori nutrizionali e la composizione chimica, ma la sua conoscenza sarà completa soltanto se avrà vissuto l’esperienza diretta. Conoscenza sensoriale e umanistica vengono coniugate nelle lezioni tenute da professori e relatori, al fine di consentire agli studenti di avere una visione completa di ogni territorio dal punto di vista gastronomico.
Si dividono in stage tematici e territoriali. Gli Stage tematici mirano alla conoscenza di un determinato prodotto. Gli studenti, suddivisi in piccoli gruppi, effettuano viaggi verso varie destinazioni a seconda dei singoli oggetti di studio. Si svolgono in Italia e possono variare ogni anno. Gli stage territoriali puntano alla conoscenza di un territorio o di una regione. Gli studenti sono divisi in quattro gruppi e nel corso del triennio partecipano allo stesso numero di stage in Italia, Europa e paesi extraeuropei.
6) Ci può dare una sua definizione della parola Gastronomia?
Dopo diversi anni di uso ininterrotto, in questa università, la parola gastronomia non può essere pronunciata senza qualche chiarimento. Designa i saperi, le discipline che studiano gli alimenti, raccoglie tutte le esperienze che permettono di produrli e di trasformarli. E’ scienza e umane lettere, attenta descrizione del passato e del presente, oltre che diletto e curiosità. Ma è altro ancora. Gastronomia, per l’importanza stessa che la nutrizione riveste per l’uomo, in un mondo coeso e parcellizzato e in aperto conflitto nel progettare il proprio futuro, è un orientamento di pensiero, un modo di interrogare questo futuro, integrando parametri di valutazione quali l’ambiente o la sostenibilità, il tempo e gli equilibri sociali. La maggiore difficoltà nell’uso di questo termine, e del suo correlato, il gastronomo , deriva dal fatto che non si tratta di un orientamento spirituale ma configura una prassi, una professione, una ragione per agire, affinando i sensi, studiando il terreno, sondando l’appetibilità dei prodotti, creando commerci, mercati, cultura. Gastronomia, da questo punto di vista, nell’ambito di una università, è un metodo, per apprezzare e creare cibo, o salvarlo, ogni volta con gli strumenti appropriati. La gastronomia oggi tocca da vicino chi vuole capire e modificare il senso della nutrizione…
Dove sarà, compiuto il suo corso di studi, il gastronomo? Questa domanda esige una risposta chiara. Sarà a fianco di chi coltiva, cucina, distribuisce, vende, promuove, per coordinare la sua attività, senza sostituirsi ad esso, per fare meglio, con maggior profitto, e insieme.
Da quando l’Università è nata, finalmente questo tipo di azione si concretizza, e alcune tesi di laurea ne hanno persino anticipato le fasi ulteriori”.
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