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Attivitą produttive

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Gestione rifiuti delle industrie estrattive

Osservazioni ed indicazioni per l'applicazione in Piemonte del D.lgs. 30 maggio 2008, n. 117 sulla gestione dei rifiuti derivanti dall'attività estrattiva

Il D.lgs. 30 maggio 2008 n. 117, emanato in attuazione della direttiva 2006/21/CE che norma la gestione dei rifiuti derivanti dall'attività estrattiva, determina nuove procedure che in Piemonte, in relazione alla normativa vigente (l.l.r.r. 69/1978, 44/2000 , 30/1999 e regio decreto 1443/1927), sono di competenza delle province, della Città Metropolitana di Torino e della Regione.

Oggetto della norma sono i rifiuti derivanti dalle attività di prospezione o ricerca mineraria, di estrazione e di trattamento delle risorse minerali e dello sfruttamento delle cave. Sono esclusi dall’applicazione di questa norma tutti i rifiuti che non derivano direttamente dalle operazioni minerarie sopra elencate, quali ad esempio, i rifiuti alimentari, gli oli usati, i macchinari o parti di macchinari fuori uso, le batterie o gli accumulatori esausti.

Il flusso dei rifiuti dal momento della generazione fino alla destinazione finale deve essere definito dal Piano di gestione dei rifiuti di estrazione, che costituisce una sezione del progetto globale di coltivazione mineraria e recupero ambientale della cava o miniera ed è approvato dall’Autorità competente.

I rifiuti minerari possono essere destinati ad una struttura di deposito o impiegati per il riempimento dei vuoti generati durante lo sviluppo dell’attività estrattiva.

Le strutture di deposito vengono classificate dalla norma nella categoria “A” se possono avere ricadute sulla salute umana e sull’ambiente rilevanti in base agli elementi inquinanti contenuti o alle particolarità costruttive.

All’entrata in vigore del decreto legislativo, al fine di fornire alle amministrazioni pubbliche interessate alla sua attuazione, la Regione Piemonte ha predisposto il documento: “Osservazioni ed indicazioni per l’applicazione in Piemonte del d.lgs. 117/2008 in relazione alla l.r. 69/1978 per le cave e le miniere” approvato come allegato 2 con la d.g.r. n. 12-11591 del 15 giugno 2009.

Nel primo periodo di applicazione è sorto il quesito se il riempimento dei vuoti derivanti dalla coltivazione del giacimento con materiali quali terre e rocce da scavo o limi generati durante i processi di taglio e lavorazione delle pietre ornamentali rientrasse nella casistica del comma 3 dell’articolo 10 del d.lgs. 117/2008. A questo proposito il Settore Polizia mineraria, cave e miniere si è fatto parte attiva presso il coordinamento delle Regioni e il Ministero dell’Ambiente per la definizione del problema. La Direzione Generale per i Rifiuti e l’inquinamento del Ministero dell’Ambiente con nota ufficiale n. 805/RIN del 2 febbraio 2015 in risposta ad un quesito della Provincia di Verona, dopo aver specificatamente interpellato nel merito la Commissione europea, ha confermato che il comma 3 dell'art. 10 del D.Lgs. n. 117/2008 è applicabile solo alle operazioni di smaltimento di rifiuti nei vuoti dell’attività estrattiva.

La nota interpretativa specifica infatti che: “Diversamente, i riempimenti dei vuoti di estrazione ai fini del ripristino ambientale effettuati utilizzando dei rifiuti in sostituzione di materie prime, laddove i primi abbiano le caratteristiche idonee a sostituire queste ultime senza che ciò sia causa di un aumento degli impatti sulla salute e sull’ambiente, non costituiscono attività di smaltimento di rifiuti, ma operazioni di recupero, e pertanto non sono sottoposti alle previsioni della direttiva sulle discariche, bensì a quelle delle direttive 2008/98/CE e 2006/21/CE”.

È pertanto confermato che per il riempimento finalizzato al recupero ambientale delle cave e miniere possono essere utilizzati i rifiuti recuperabili la cui “attività di recupero” sia finalizzata alla realizzazione di recuperi ambientali, secondo quanto definito nell’Allegato 1 al D.M. 5 febbraio 1998, tramite le procedure semplificate di cui all’art. 216 del d.lgs. 152/2006.

 




 

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