Le attività estrattive di inerti hanno evidentemente un'influenza sull'ambiente e sul territorio regionale, in particolare per quanto riguarda:
Le cave in terreni alluvionali ed in particolare le cave sotto falda possono costituire un pericolo per quanto riguarda l'inquinamento dei corpi idrici sotterranei; pertanto nell'ambito di una corretta pianificazione dell'attività di cava degli inerti alluvionali, oltre alla ricostruzione generale dell'assetto idrogeologico dell'area di pianura, riveste particolare importanza la determinazione della soggiacenza della prima falda, in modo da poter individuare le interazioni tra le eventuali escavazioni dei depositi alluvionali ed i corpi idrici sotterranei.
In molte zone della pianura piemontese la situazione idrogeologica si presenta piuttosto complessa, sia per la presenza di falde sovrapposte, in parte indipendenti ed in parte interconnesse, sia per la differenziazione delle alimentazioni, legate sia a zone di ricarica site nelle zone pedemontane e sia all'apporto dei corsi d'acqua superficiali; l'analisi della vulnerabilità delle falde risulta quindi indispensabile non solo nelle aree riservate al soddisfacimento di esigenze idropotabili ed alle aree di ricarica delle falde, ma anche in tutte le situazioni in cui la coltivazione interferisce con i corpi idrici sotterranei.
A queste considerazioni si affiancano quelle relative alle interazioni tra le attività di cava e le fasce di pertinenza fluviale definite dall'Autorità di Bacino (fascia di deflusso della piena, fascia di esondazione, area di inondazione per piena catastrofica). In Piemonte l'attività estrattiva è anche concentrata nelle zone limitrofe ai corsi d'acqua, in considerazione della buona qualità del materiale e della vicinanza dei luoghi di trasformazione ed utilizzo, soprattutto per quanto riguarda l'ambito torinese.
In conseguenza di quanto sopra affermato, la gestione dell'attività estrattiva deve essere informata al principio del "costante miglioramento dell'efficienza ambientale del sito estrattivo", attuabile in particolare tramite la partecipazione volontaria ad un Sistema di Gestione Ambientale, quali l'EMAS (Eco Management and Audit Scheme) istituito con il Regolamento Comunitario 1836/93.
Ciò comporta l'ottimizzazione dell'uso della risorsa, l'applicazione delle più moderne tecnologie produttive, la minimizzazione degli impatti ma anche la divulgazione della politica ambientale del sito, con conseguente miglioramento dell'immagine esterna dell'impresa e del suo rapporto con gli Enti preposti e con la popolazione locale.