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Bollettino Ufficiale n. 31 del 5 / 08 / 2004

Deliberazione della Giunta Regionale 26 luglio 2004, n. 21-13125

Approvazione delle direttive per la definizione del programma regionale di sicurezza alimentare e lotta alla povertà nel Sahel e nell’Africa Occidentale. Anno 2004. Accantonamento della spesa di euro 1.899.164,62 sul capitolo n. 11014/04

(omissis)

LA GIUNTA REGIONALE

a voti unanimi ...

delibera

* di approvare le direttive per la definizione del programma regionale di sicurezza alimentare e lotta alla povertà nel Sahel e nell’Africa Occidentale per l’anno 2004, allegate alla presente deliberazione per farne parte integrante e sostanziale.

* di rinviare a successivi atti amministrativi la definizione delle procedure per l’attuazione del programma regionale di sicurezza alimentare e lotta alla povertà nel Sahel e nell’Africa Occidentale, sulla base delle disposizioni stabilite nelle direttive in oggetto.

* di accantonare la somma di euro 1.899.164,62 sul capitolo 11014 del bilancio 2004 (A. 101304) che presenta la necessaria disponibilità e di assegnare tale somma alla Struttura Speciale Gabinetto della Presidenza della Giunta regionale per l’attuazione del programma di sicurezza alimentare e lotta alla povertà nel Sahel e nell’Africa Occidentale, nonché per gli eventuali reimpegni dei fondi perenti.

La presente deliberazione sarà pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte ai sensi dell’art. 65 dello Statuto e dell’art. 14 del D.P.G.R. n. 8/R/2002.

(omissis)

Allegato

DIRETTIVE PER LA DEFINIZIONE DEL PROGRAMMA REGIONALE DI SICUREZZA ALIMENTARE E LOTTA ALLA POVERTA’ NEL SAHEL E NELL’AFRICA OCCIDENTALE.  2004

Mozione consiliare n. 382 del 19.02.1997

Iniziative politiche di cooperazione con il Terzo Mondo

Legge regionale 17 Agosto 1995 n. 67 e successive modifiche ed integrazioni

Interventi regionali per la programmazione di una cultura ed educazione di pace, per la cooperazione e la solidarietà internazionale

PREMESSA

La Regione Piemonte è da tempo in prima fila, tra le Regioni italiane, nelle attività di cooperazione allo sviluppo.

Nel 1997, a seguito della Conferenza FAO di Roma, il Consiglio Regionale con la Mozione n° 382, del 19 febbraio 1997, “Iniziative politiche di cooperazione con il Terzo Mondo”, ha deciso all’unanimità di impegnarsi in modo organico nel sostegno di iniziative atte ad affrontare il problema della sicurezza alimentare nei paesi meno sviluppati e ha evidenziato come il problema della fame nel mondo debba essere posto all’attenzione della coscienza di ciascuna comunità.

A tal fine il Consiglio Regionale e la Giunta Regionale hanno ritenuto di stanziare appositi fondi da utilizzare , anche in collaborazione con i Comuni e le Province della Regione, per politiche di aiuto e di sviluppo delle capacità e delle potenzialità locali soprattutto in aree ove è fortemente sentito il problema della sicurezza alimentare e con le quali la Regione Piemonte ha maggiori rapporti diretti o ove vi fosse una significativa presenza di soggetti o progetti realizzati da operatori piemontesi e dai quali provenisse un consistente flusso migratorio.

Sulla base di tali criteri indicatori, il Comitato di Solidarietà e la Giunta Regionale, ai sensi delle leggi regionali 4/82 e 67/95 e successive modifiche ed integrazioni (1), hanno stabilito di concentrare l’azione in alcuni paesi dell’area dell’Africa Occidentale ed in particolare in Burkina Faso, Mali, Niger, Senegal, stanziando annualmente una somma di circa 1.8 MD di Lire.

Il Comitato di Solidarietà ha quindi incaricato l’organizzazione non governativa LVIA di Cuneo di predisporre un primo studio in merito alle condizioni generali dei paesi interessati e alle iniziative locali delle organizzazioni internazionali , nazionali e degli operatori piemontesi presenti.

A seguito delle informazioni raccolte sono state identificate le modalità con le quali sviluppare l’azione regionale e di sostegno delle attività degli operatori piemontesi presenti nell’area individuata.

Nel 1997 la Regione Piemonte ha così approvato il primo “Programma di sicurezza alimentare nell’area dell’ Africa Occidentale”(2) e nei 6 anni successivi, in continuità con gli obiettivi stabiliti precedentemente, l’amministrazione ha rinnovato il suo impegno nei confronti delle popolazioni dell’ Africa Occidentale, approvando annualmente i relativi programmi.

Come previsto dall’art. 10 della L.R 67/95, la Giunta regionale d’intesa con il Comitato di Solidarietà del Consiglio Regionale ha elaborato direttive programmatiche per definire gli orientamenti per l’elaborazione dei programmi annuali di intervento(3).

I programmi, approvati nel corso degli anni, hanno finalizzato il proprio intervento su tale tema mantenendo tuttavia alcuni orientamenti generali quali:

* il sostegno, in un’ottica di sviluppo a medio-lungo termine e non in un’ottica di emergenza, alle politiche di sicurezza alimentare in Africa Occidentale, che in senso più ampio comprendono anche azioni di lotta alla povertà, in quanto principale causa dell’insicurezza alimentare,

* la valorizzazione delle capacità delle collettività locali africane di promuovere il proprio sviluppo attraverso il sostegno di interventi realizzati in modalità sostenibili, cioè tali da non creare dipendenza ma da favorire l’autonomia locale. Tale obiettivo è stato perseguito promovendo il ruolo attivo dei partners africani, sia nella fase di progettazione dell’intervento che quella della sua attuazione e sostenendo processi partecipativi di analisi dei bisogni estesi al maggior numero possibile di soggetti della società civile.

* la promozione delle sinergie tra i diversi attori della società civile piemontese sulle problematiche oggetto del programma: si è inteso valorizzare la ricchezza e la diversità delle competenze di cooperazione internazionale esistenti sul territorio piemontese coinvolgendo il maggior numero di scuole, università, centri di ricerca, ONG, associazioni di immigrati, e vari enti pubblici e privati. Particolare attenzione è stata volta al coinvolgimento delle autonomie locali per il loro ruolo nella cooperazione decentrata.

* il coordinamento con i piani nazionali e degli organismi internazionali con particolare riguardo al “Programma Italia-Sahel di lotta alla desertificazione ” del Ministero degli Affari Esteri .

Negli anni, i programmi regionali di sicurezza alimentare sono stati elaborati in base all’evoluzione dei rapporti e della crescita delle competenze acquisite dai soggetti coinvolti. In particolare sono stati promossi:

* l’aggregazione dei soggetti impegnati nelle attività di cooperazione,

* il coinvolgimento attivo delle autonomie locali,

* l’orientamento qualitativo dei progetti proposti dagli Enti con valutazioni di merito sui contenuti e sulle decisioni di spesa.

Forte importanza è stata attribuita al coinvolgimento di Province e Comuni utilizzando , in particolare, il modello di intervento della cooperazione decentrata tra Autonomie Locali (4), in quanto è convinzione ormai diffusa, che le autonomie locali sono in grado di fornire un importante contributo ai processi di sviluppo poiché detengono competenze utili e il ruolo istituzionale necessario :

* al rafforzamento delle istituzioni di Paesi Terzi nell’ambito dei servizi rivolti ai propri cittadini,

* all’avvio e al sostegno dei processi di decentramento, democratizzazione e rafforzamento delle capacità istituzionali delle città dei Paesi Terzi,

* alla promozione delle “eccellenze” del contesto regionale piemontese

* alla promozione vera e propria di un “sistema” , di una “rete” di soggetti della società civile che possono collaborare e lavorare insieme all’Ente pubblico sulle tematiche specifiche della cooperazione internazionale ed decentrata (5).

L’esperienza maturata nei primi anni di realizzazione del Programma ha fatto emergere l’esigenza di diversificare la propria azione in funzione dei diversi tipi di attori e della necessità di prevedere una attività di regia da parte dell’amministrazione regionale. Il programma dal 1999 al 2003 è stato così strutturato predisponendo tre diversi tipi di percorso di intervento:

PERCORSO A: PROCESSI DI COOPERAZIONE DECENTRATA DELE AUTONOMIE LOCALI

La linea di finanziamento è dedicata ai progetti di cooperazione decentrata delle autonomie locali, che prevedono forme di partenariato tra Autonomie Locali del Piemonte e dell’ Africa Occidentale e che coinvolgono gli attori delle rispettive comunità locali.

PERCORSO B: INIZIATIVE A REGIA REGIONALE

La Regione assume una responsabilità diretta di coordinamento e di programmazione di azioni di cooperazione:

* avvalendosi di soggetti piemontesi terzi per la gestione operativa dell’intervento in loco;

* sperimentando la costruzione e la gestione di processi di rete intorno ai progetti del programma regionale per rafforzare il ruolo di soggetti pubblici e privati piemontesi.

PERCORSO C: PROGETTI DI SOGGETTI PUBBLICI E PRIVATI SENZA FINI DI LUCRO

La linea di finanziamento è dedicata ai progetti di cooperazione proposti da ONG, associazioni e altri enti pubblici e privati senza fini di lucro presenti sul territorio piemontese.

Le risorse finanziarie complessivamente impegnate dal 1997 al 2003 sono state oltre 7,3 milioni di Euro (pari a circa 13.5 miliardi di lire) e di conseguenza hanno mobilitato poco meno di 15 milioni di Euro (pari a circa 30 miliardi di Lire).

Tale impegno finanziario ha consentito il cofinanziamento di 203 progetti coinvolgendo circa n. 350 enti piemontesi, tra soggetti beneficiari di contributi e soggetti partners.

Le tipologie di intervento nei 6 anni di attuazione del programma di sicurezza alimentare nell’ Africa Occidentale, hanno riguardato interventi nel campo della formazione, in quello del microcredito, nel settore dello sviluppo rurale e delle infrastrutture, e anche interventi relativi a studi, ricerche, scambi e gemellaggi.

La validità dei risultati raggiunti in questi anni ( confronta dati tabelle allegate) ha indotto la Regione Piemonte ad aumentare la propria disponibilità finanziaria a favore del “Programma di sicurezza alimentare” e a proseguire su tale linea di lavoro, approntando le presenti direttive con lo scopo di definire gli obiettivi, le modalità ed i principi d’azione nonché gli orientamenti metodologici sulla base dei quali elaborare la propria azione per il triennio 2004 - 2006.

In occasione della nuova programmazione dell’attività di sostegno alla sicurezza alimentare nell’area dell’Africa occidentale si prevede quindi , oltre al consolidamento dei risultati e degli obbiettivi già promossi e raggiunti nelle esperienze precedenti, di avviare alcune riflessioni e percorsi nuovi, come:

* la promozione della metodologia della cooperazione decentrata attraverso il consolidamento del percorso avviato con gli Stati generali (6) e l’accompagnamento e il sostegno alle autonomie locali che si affacciano alle problematiche della cooperazione decentrata;

* il rafforzamento del sistema piemontese della cooperazione decentrata mediante la realizzazione di reti di cooperazione tra soggetti che hanno competenze differenti;

* l’ampliamento dell’area dei paesi destinatari dei finanziamenti regionali;

* l’ampliamento del concetto di lotta alla povertà anche attraverso interventi mirati alla tutela della salute, alla formazione professionale e alla creazione di reddito;

* il coordinamento ed il cofinaziamento delle azioni progettuali con i programmi di organismi internazionali, unione europea e governo italiano.

L’ampliamento delle risorse finanziarie disponibili, in occasione della nuova programmazione regionale, da’ modo di estendere l’azione regionale a nuovi paesi dell’Africa Occidentale.

Tale scelta nasce, da una parte dalla richiesta più volte espressa dai soggetti piemontesi che già vi operano, in conformità con quel concetto di “rete”, di “sistema piemontese della cooperazione decentrata” che si vuole costruire e dall’altra, da un’analisi più approfondita degli indicatori economici e di sviluppo che i paesi individuati evidenziano, in linea con gli obiettivi del “Programma regionale sulla Sicurezza alimentare”.

Inoltre , mentre una maggior disponibilità finanziaria, concentrata nella stessa area di intervento, non cambierebbe in modo significativo l’azione di cooperazione avviata dalla Regione, l’allargamento ad altri paesi dell’area renderebbe possibile un ulteriore ampliamento e coinvolgimento di nuovi soggetti operanti nella cooperazione internazionale, coordinandone ed integrandone le diverse attività.

L’individuazione dei nuovi paesi di intervento ( così come per il precedente programma di sicurezza alimentare ) da parte regionale è stata effettuata in base alla presenza di uno o più dei seguenti elementi :

* problemi di sicurezza alimentare , povertà e basso reddito pro-capite;

* appartenenza a una precisa area regionale (es. Africa occidentale );

* presenza significativa di ONG e associazioni piemontesi che già vi lavorano;

* numero e importanza di progetti realizzati da ONG e associazioni piemontesi;

* presenza sul territorio regionale di comunità (possibilmente organizzate nell’ambito di apposite associazioni) provenienti dalle aree individuate.

L’analisi condotta a partire da questi criteri consente di riconfermare l’azione regionale svolta in Burkina Faso, Mali, Niger e Senegal e di estenderla a nuovi paesi quali: Capo Verde, Costa d’Avorio, Mauritania e Benin.

Il programma si estenderebbe così oltre l’area definita del Sahel e risulta pertanto opportuno ridefinire il titolo del programma in:

PROGRAMMA REGIONALE DI SICUREZZA ALIMENTARE E LOTTA ALLA POVERTA’ NEL SAHEL E NELL’AFRICA OCCIDENTALE

1.1 Obiettivi generali

In coerenza con i principi stabiliti nella mozione consiliare n. 382 del 19/02/97, si conferma l’obiettivo generale di migliorare le condizioni di sicurezza alimentare e di ridurre le cause di povertà delle popolazioni degli 8 paesi dell’Africa Occidentale: Benin, Burkina Faso, Capo Verde, Costa d’Avorio , Mali, Mauritania, Niger, Senegal.

1.2 Obiettivi specifici

Il Programma regionale intende promuovere e sostenere, nei paesi dell’ Africa Occidentale individuati, tutte le azioni e le iniziative che mirano a garantire la sicurezza alimentare alle popolazioni locali , favorendo l’ accesso della popolazione ai generi alimentari e garantendone la disponibilità sui mercati locali.

In quest’ottica il programma si concretizza anche in azioni di lotta alla povertà nella sua accezione più ampia, in quanto principale causa dell’insicurezza alimentare, stimolando interventi e programmi di sviluppo finalizzati:

- a valorizzare le capacità delle collettività locali dell’ Africa Occidentale al fine di promuovere politiche locali che rispondano effettivamente ai bisogni delle popolazioni,

- a tutelare le fasce più deboli della popolazione sostenendone i bisogni di ordine sanitario, formativo e professionale per garantire una partecipazione effettiva delle donne e dei bambini nei processi di sviluppo e di promozione delle comunità locali;

- a promuovere “processi di sviluppo agricolo sostenibile”, con modalità che operino rispettando l’ ambiente e sostenendo le tecniche tradizionali dell’agricoltura di sussistenza,

- a sostenere la creazione di reddito, anche valorizzando la capacità imprenditoriale delle popolazioni locali.

Con il programma si intende affrontare problematiche complesse la cui soluzione richiede l’integrazione di competenze e conoscenze complementari che possono essere reperite nella società civile piemontese.

Il ruolo della Regione è infatti quello di promuovere e coordinare l’azione dei diversi attori della cooperazione internazionale per affrontare in modo coerente i bisogni delle popolazioni africane , valorizzando l’apporto di ogni singolo componente e i diversi saperi che possono essere utilizzati.

In questa prospettiva viene riconosciuto un ruolo di particolare rilevanza alle istituzioni locali piemontesi e africane, in possesso di adeguate capacità, per appoggiare e sostenere gli interventi posti in essere dai diversi soggetti impegnati in attività di cooperazione. Per quanto attiene il percorso dedicato alle autonomie locali, la Regione intende:

* Valorizzare il patrimonio di esperienze e competenze proprio dei diversi soggetti piemontesi attivi nella cooperazione internazionale, attraverso lo sviluppo delle capacità di progettazione e di realizzazione di iniziative di cooperazione in Africa Occidentale.

* Promuovere le attività di cooperazione delle istituzioni locali piemontesi attraverso il sostegno di iniziative di gemellaggio/partenariato con collettività locali africane per favorire i processi di decentramento amministrativo e le politiche di sviluppo socio-economico finalizzate a migliorare le condizioni di sicurezza alimentare e lotta alla povertà a favore delle popolazioni dell’ Africa Occidentale;

* Sviluppare un’azione regionale diretta a rafforzare le istituzioni di livello regionale dei paesi dell’Africa Occidentale nonché a sostenere e coordinare le azioni che coinvolgono, in un’ottica di sistema, vari soggetti piemontesi impegnati in attività di cooperazione nell’ Africa Occidentale (per es. ONG, associazioni di categoria, Università, ASL, ecc.).

1.3 Orientamenti metodologici

Sulla base dell’esperienza maturata nel corso dei precedenti programmi, al fine di ottimizzare le risorse impegnate e ottenere una migliore efficacia delle azioni di sviluppo, è opportuno che gli interventi sostenuti dalla Regione riflettano alcuni orientamenti metodologici comuni:

* attuazione di interventi con effetti di medio-lungo periodo e con ricadute sulla popolazione beneficiaria in termini di sicurezza alimentare e lotta alla povertà;

* valorizzazione e promozione di un partnerariato locale attivo che compartecipi alla progettazione degli interventi, all’attivazione di risorse locali e alla realizzazione dell’intervento ;

* coinvolgimento, in forma coordinata, di soggetti con competenze diverse che operino in sinergia e in un’ottica di complementarietà e sussidiarietà, con una particolare attenzione alle associazioni di immigrati, alle PMI, all’Università, alle ASL, alle autonomie locali , alle Pro-loco ecc.;

* interventi realizzati in modalità sostenibili, cioè tali da non creare dipendenza ma in grado di favorire l’autonomia locale e il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni locali;

* coordinamento con i programmi del Ministero degli Affari Esteri, dell’Unione Europea e di organismi internazionali;

* capacità di assicurare ricadute sulla comunità piemontese in termini di informazione, sensibilizzazione e promozione delle relazioni interculturale, dello sviluppo sostenibile e della cooperazione internazionale.

1.4 Modalità di attuazione e Piano Finanziario

In merito alle modalità di attuazione dei programmi si conferma l’impostazione degli anni precedenti secondo la struttura suddivisa in 3 percorsi:

* Percorso A, “ PROCESSI DI COOPERAZIONE DECENTRATA DELLE AUTONOMIE LOCALI”, dedicato ai progetti di cooperazione decentrata di province, comuni, e ogni forma associativa e di cooperazione tra i medesimi.

* Percorso B, “INIZIATIVE A REGIA REGIONALE”, dedicato :

* ai progetti di cooperazione decentrata programmati e coordinati direttamente dalla Regione Piemonte che si avvale di soggetti piemontesi terzi per la gestione operativa degli interventi in loco;

* ai progetti che sperimentano la costruzione e la gestione di processi di rete in vista di un rafforzamento del ruolo dei soggetti pubblici e privati (Università, Associazioni di categoria, Giornali e Media, Parchi, ASL ecc.) all’interno del Programma di sicurezza alimentare.

* Percorso C, “PROGETTI DI SOGGETTI PUBBLICI E PRIVATI SENZA FINI DI LUCRO”, dedicato ai progetti di cooperazione internazionale di soggetti pubblici e privati senza fini di lucro, aventi sede legale o operativa in Piemonte e comprovata esperienza in attività di cooperazione con i paesi in via di sviluppo e/o paesi ad economia di transizione.

Per dare continuità agli interventi realizzati si ritiene necessaria una programmazione finanziaria pluriennale, articolata in 3 anni.

Per l’anno in corso le necessarie risorse finanziarie sono disponibili sul capitolo di competenza, ( previsto ai sensi della legge 67/95 e successive modificazioni e integrazioni) mentre è opportuno predisporre una dotazione finanziaria adeguata sui rispettivi capitoli di competenza del bilancio pluriennale per gli anni successivi del triennio considerato.

Le leggi di bilancio determineranno l’importo esatto degli stanziamenti e all’attuazione dei programmi si provvederà mediante le risorse assegnate sui capitoli di competenza.

Nell’ambito delle risorse finanziarie disponibili è indicativamente prevista, sulla base dell’esperienza maturata con i programmi 1997-2003, la seguente ripartizione percentuale:

Percorso A: 25%

Percorso B: 25%

Percorso C: 50%

La ripartizione può subire contenute variazioni per ottimizzare l’allocazione delle risorse rispetto ai tempi di esecuzione dei progetti e alla gestione del bilancio regionale.

La Giunta Regionale può con propria D.G.R. valutare la necessità di eventuali modifiche dei rapporti percentuali.

2. PERCORSO A

PROCESSI DI COOPERAZIONE DECENTRATA DELLE AUTONOMIE LOCALI

2.1 Definizione

Il Percorso A è dedicato al sostegno dei processi di cooperazione decentrata di province, comuni e ogni forma associativa e di cooperazione tra i medesimi.

In merito alla nozione di cooperazione decentrata si richiama la definizione elaborata in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e riportata integralmente nel documento approvato dalla Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo “Linee guida per la cooperazione decentrata allo sviluppo”: iniziative di cooperazione allo sviluppo svolte dagli enti locali , singolarmente o in consorzio fra loro, anche con il concorso delle espressioni della società civile organizzata del territorio di relativa competenza amministrativa, attuate in rapporto di partenariato prioritariamente con omologhe istituzioni dei Pvs favorendo la partecipazione attiva delle diverse componenti rappresentative della società civile dei paesi partner nel processo decisionale finalizzato allo sviluppo sostenibile del loro territorio.

2.1 Obiettivi

La Regione ritiene di promuovere forme innovative di solidarietà internazionale attraverso processi di cooperazione decentrata promossi da autonomie locali, riconoscendo che tali modalità di intervento rappresentano un efficace strumento per rafforzare le competenze delle istituzioni locali del Sud, contribuire positivamente ai processi di democratizzazione e di decentramento in corso nell’Africa Occidentale e conseguentemente favorire lo sviluppo locale.

In tal senso gli obiettivi che più specificatamente si intende perseguire sono:

* offrire un’opportunità alle autonomie locali di realizzare proprie iniziative di cooperazione in Africa Occidentale;

* sensibilizzare le autonomie locali sulle problematiche oggetto del programma regionale affinché coinvolgano in una partecipazione attiva il più ampio numero di soggetti operanti sul proprio territorio;

* sostenere e accompagnare gli amministratori e i funzionari delle autonomie locali piemontesi e africane nell’acquisizione di competenze e conoscenze necessarie a svolgere efficacemente il proprio ruolo;

* favorire il confronto, anche attraverso momenti di incontro diretto, su tematiche e problemi comuni tra amministratori piemontesi e africani ;

* assistere le autonomie locali piemontesi impegnate ad avviare un’esperienza di cooperazione decentrata in Africa Occidentale;

* coordinare i processi sostenuti nell’ambito del Percorso A con iniziative del MAE o di organismi internazionali;

* elaborare le esperienze acquisite per migliorare la qualità delle iniziative programmate;

* promuovere e sostenere l’azione delle autonomie locali di sensibilizzazione della propria comunità.

2.2 Soggetti

Possono aderire al Percorso A del programma regionale le autonomie locali piemontesi nonché ogni forma associativa e di cooperazione tra le medesime.

Ai fini delle presenti direttive tali soggetti sono denominati “autonomie locali”.

2.3 Azioni

Per il raggiungimento degli obiettivi sopraindicati sono previste le seguenti azioni:

* la predisposizione di servizi per rafforzare l’azione di cooperazione delle autonomie locali

* promozione di attività di informazione e formazione rivolta agli amministratori ed ai funzionari delle autonomie locali piemontesi e africane,

* predisposizione di servizi di assistenza e accompagnamento per le autonomie locali piemontesi interessate ad avviare progetti di cooperazione in Africa Occidentale;

* cofinanziamento delle iniziative proposte dagli enti;

* sperimentazione di azioni di orientamento delle iniziative approvate al fine di coordinare i diversi progetti tra loro e favorire la condivisione degli obiettivi regionali con gli enti aderenti al programma;

* attivazione di processi di monitoraggio e valutazione delle iniziative approvate.

2.4 Principi d’azione

Le iniziative di cooperazione decentrata dovranno essere realizzate nel rispetto dei seguenti principi d’azione:

* il partner con cui l’ente locale piemontese concerta l’azione di cooperazione decentrata deve essere, in linea di principio, un ente omologo di uno dei paesi dell’ Africa Occidentale;

* l’azione di cooperazione decentrata deve essere orientata a consolidare partenariati duraturi per la definizione e la realizzazione di progetti di sviluppo locale integrati e sostenibili;

* l’azione di cooperazione decentrata deve valorizzare la costruzione di processi di rete tra i diversi attori della società civile piemontese e africana;

* l’intervento deve favorire il massimo coinvolgimento della popolazione, attraverso azioni di sensibilizzazione sul territorio;

* l’iniziativa deve essere orientata all’integrazione delle competenze locali e le competenze dell’ente piemontese che promuove l’azione attraverso lo scambio di know how.

2.5 Modalità d’attuazione

I finanziamenti vengono assegnati sulla base di un invito alla presentazione di proposte progettuali e debbono prevedere una compartecipazione finanziaria pari ad almeno il 50% del costo complessivo.

E’ consentita nella prima proposta progettuale prevedere missioni preliminari finalizzate ad avviare la concertazione con il partner estero.

3. PERCORSO B

INIZIATIVE A REGIA REGIONALE

3.1 Definizione

Il Percorso B è dedicato ai progetti di cooperazione decentrata programmati e coordinati direttamente dalla Regione Piemonte che si avvale di soggetti piemontesi terzi per la gestione operativa degli interventi in loco e ai progetti che sperimentano la costruzione e la gestione di processi di rete, in vista di un rafforzamento del ruolo dei soggetti pubblici e privati (Università, Associazioni di categoria, Giornali e Media, Parchi, ASL ecc.) all’interno del Programma di sicurezza alimentare.

3.2 Obiettivi

L’attuazione del Percorso B persegue il raggiungimento dei seguenti obiettivi:

* consolidare un modello di intervento basato sulla definizione con i partner di locali di iniziative possibili da realizzare con soggetti competenti appositamente coinvolti e coordinati dalla Regione;

* rafforzare il ruolo delle istituzioni africane di livello regionale, sostenendone i processi di decentramento amministrativo e le politiche di sviluppo socio-economico;

* coordinare gli interventi che coinvolgono attivamente una pluralità di soggetti;

* sviluppare forme di collaborazione tra le diverse direzioni della Regione Piemonte per valorizzare le competenze che possono essere utilizzate nell’ambito delle iniziative in Africa Occidentale;

* valorizzare le competenze di università, istituti di ricerca e di formazione piemontesi anche al fine di mettere a disposizione degli enti coinvolti nel programma strumenti e metodologie che possano migliorare i progetti attivati;

* favorire la crescita del sistema economico locale con particolare riferimento alle piccole e microimprese che svolgono attività connesse alla sicurezza alimentare e lotta alla povertà, attraverso lo scambio di conoscenze e competenze tra soggetti piemontesi e africani ;

* elaborare le esperienze acquisite per migliorare la qualità delle iniziative programmate.

3.3 Soggetti

La Regione provvede direttamente attraverso le proprie strutture alla progettazione ed alla gestione dell’intervento o per coordinare l’azione di altri soggetti in esperienze sperimentali per la costituzione di reti.

3.4 Azioni

Le azioni che si intende promuovere nell’ambito del presente percorso sono:

* la progettazione, il finanziamento e la realizzazione di interventi diretti a rafforzare gli enti e le istituzioni dei paesi africani al fine di sostenere la sicurezza alimentare e la lotta alla povertà nonché i bisogni di ordine sanitario, formativo e professionale;

* il coinvolgimento di soggetti terzi come partners operativi;

* il coordinamento degli interventi sostenuti attraverso l’organizzazione di tavoli di concertazione tematici finalizzati a mettere in rete le conoscenze e le esperienze maturate dai diversi attori della cooperazione internazionale in Piemonte;

* la gestione dei rapporti con le autorità dei paesi dell’ Africa Occidentale interessati dal programma regionale, anche attraverso strutture in loco che possano fornire un supporto logistico ed un’assistenza nella gestione dei contatti istituzionali;

* la predisposizione di eventuali servizi di accompagnamento;

* il finanziamento di azioni relative all’attuazione di accordi tra Università piemontesi e africane, finalizzati a condurre attività di ricerca e sperimentazione nell’ambito dei progetti sostenuti dalla Regione;

* il sostegno di iniziative di coordinamento e scambio tra associazioni di categoria del sistema produttivo piemontese e africano nell’ambito delle tematiche previste dal programma;

* il sostegno di iniziative di coordinamento e di creazione di reti di informazione e di scambio tra “media ” piemontesi e africani, nell’ambito delle tematiche previste dal programma.

3.5 Modalità d’attuazione

Per la realizzazione degli interventi previsti nel percorso B ci si avvale, nel caso di interventi diretti, gestione dei rapporti con le autorità estere, servizi di accompagnamento, sia di esperti, scelti tra i competenti funzionari delle amministrazioni pubbliche, sia di operatori piemontesi individuati in base alla specifica competenza necessaria per la realizzazione dell’azione.

Nel caso di azioni sperimentali per la costituzione di reti di cooperazione ( es. associazioni di categoria, università, media, parchi, ASL ecc.) il finanziamento verrà riconosciuto sulla base di un programma operativo concertato con l’amministrazione regionale.

In ogni caso gli impegni assunti tra le parti saranno regolate da apposite convenzioni.

4. PERCORSO C

PROGETTI DI SOGGETTI PUBBLICI E PRIVATI SENZA FINI DI LUCRO

4.1 Definizione

Il Percorso C è dedicato al finanziamento di progetti di cooperazione internazionale proposti da soggetti pubblici e privati senza fini di lucro, aventi sede in Piemonte e comprovata esperienza in attività di cooperazione con i paesi in via di sviluppo e/o paesi ad economia di transizione.

4.2 Obiettivi

L’attuazione del Percorso C persegue il raggiungimento dei seguenti obiettivi:

* sostenere la capacità di progettazione e di attuazione di soggetti piemontesi impegnati nella cooperazione allo sviluppo con interventi finalizzati alla sicurezza alimentare nell’Africa Occidentale;

* contribuire a sostenere una significativa presenza dei soggetti piemontesi nelle aree interessate dal programma;

* promuovere l’integrazione di nuovi attori nell’ambito delle iniziative di cooperazione;

* promuovere e favorire la partecipazione di più soggetti alla realizzazione del programma;

* assicurare continuità e sviluppo a progetti già in fase di realizzazione;

* orientare le azioni dei diversi soggetti al fine di agevolare l’integrazione e il coordinamento con le altre iniziative finanziate dalla Regione nell’ambito dei Percorsi A e B del programma;

* sensibilizzare ed informare la società civile piemontese sulle tematiche oggetto del programma;

* elaborare le esperienze acquisite per migliorare la qualità delle iniziative programmate.

4.2 Soggetti

Possono aderire al Percorso C i soggetti pubblici e privati senza fini di lucro:

* aventi sede legale o operativa in Piemonte;

* operanti sul territorio piemontese anche con azioni di sensibilizzazione, di informazione e promozione della cooperazione internazionale e delle relazioni interculturali;

* che gestiscono e coordinano il progetto proposto attraverso la propria sede piemontese;

* con comprovata esperienza in attività di cooperazione con i paesi in via di sviluppo e/o paesi ad economia di transizione.

4.3 Azioni

Per il raggiungimento degli obiettivi sopraindicati sono previste le seguenti azioni:

* definizione e attivazione di procedure per il cofinanziamento dei progetti presentati;

* orientamento dei progetti approvati al fine di assicurarne la rispondenza agli obiettivi regionali;

* accompagnamento e assistenza tecnica dei soggetti impegnati nel Percorso;

* promozione di azioni di informazione e sensibilizzazione finalizzate a diffondere i contenuti del programma di sicurezza alimentare e le modalità concrete di accesso ai finanziamenti regionali;

* promozione dello scambio di competenze e conoscenze tra i diversi attori della cooperazione internazionale in Piemonte, in particolare con riferimento alle ricerche ed agli studi condotti dalle Università piemontesi sulle problematiche connesse alla lotta contro la povertà in Africa Occidentale;

* attivazione di processi di monitoraggio e valutazione dei progetti approvati.

3.4 Principi d’azione

I progetti attuati nell’ambito del presente percorso dovranno essere realizzati tenendo conto dei seguenti principi d’azione:

* progettazione di interventi realizzati in modo integrato da soggetti con competenze diverse;

* concertazione della progettazione dell’intervento con il partner locale;

* partecipazione attiva della popolazione nella fase di individuazione dei bisogni ed in quella di realizzazione degli interventi in Africa Occidentale;

* capacità di assicurare una ricaduta di informazione e sensibilizzazione sulla comunità piemontese;

* coinvolgimento nelle azioni di cooperazione di gruppi di immigrati provenienti dai paesi dell’ Africa Occidentale in cui opera la Regione e delle comunità di piemontesi residenti in tali paesi;

* ricerca di aspetti di integrazione e complementarietà con altre iniziative realizzate nell’ambito del programma per l’Africa Occidentale;

4.5 Modalità d’attuazione

Il percorso C è attivato per mezzo di bandi pubblici a cui possono presentare proposte progettuali, per i paesi individuati dal programma regionale, i soggetti di cui al punto 4.2, purché sia previsto un co-finanziamento diretto del proponente non inferiore al contributo regionale.

NOTE

1 - Legge n. 56/97.

2 - D.G.R. n. 1-23197 del 24 novembre 1997.

3 - D.G.R. n. 43-23346 del 1° dicembre 1997; D.G.R. n. 1-25579 del 7 ottobre 1998; D.G.R. n. 1-25579 del 7 ottobre 1998; D.G.R. n. 23-4129 del 15 ottobre 2001.

4 - Per una puntuale definizione di cooperazione decentrata cfr. Ministero degli Affari Esteri - Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo - La cooperazione decentrata allo sviluppo -Linee di indirizzo e modalità attuative - Marzo 2000; Regione Piemonte - Programma per la Sicurezza Alimentare nel Sahel - Volume I - Manuale della cooperazione decentrata - Dicembre 1999.

5 - In linea con queste convinzioni la Regione Piemonte a distanza di otto anni dall’avvio delle prime iniziative di cooperazione decentrata e internazionale ha promosso nei primi mesi del 2004 un processo strategico attivato con l’iniziativa degli “Stati generali della cooperazione decentrata” nell’ambito del quale sono stati realizzati sussidi per la promozione della cooperazione decentrata tra le autonomie locali. Tale processo mira a rispondere all’esigenza diffusa di un momento di riflessione collettiva, per ripensare criticamente e patrimonializzare quanto fatto nel recente passato da tutti i soggetti pubblici e privati impegnati nella cooperazione decentrata e a progettare insieme - in un orizzonte di medio - lungo periodo - la strategia per la cooperazione decentrata che il sistema Piemonte dovrà realizzare nel corso dei prossimi anni.

6 - Vedi nota 5.

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