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Bollettino Ufficiale n. 12 del 21 / 03 / 2002

Deliberazione della Giunta Regionale 25 febbraio 2002, n. 24-5368

Reg. CE 1221/97 del Consiglio del 25 giugno 1997, relativo alle regole generali di applicazione delle azioni dirette a migliorare la produzione e commercializzazione del miele. Adozione programma regionale 2002-2003

A relazione dell’Assessore Cavallera

Visto il Reg. CEE 1221/97 del Consiglio del 25 giugno 1997, relativo alle regole generali di applicazione delle azioni dirette a migliorare la produzione e la commercializzazione del miele, ed in particolare:

- l’articolo 1, paragrafo1, il quale stabilisce che gli Stati membri possono predisporre dei programmi nazionali per ogni anno;

- l’articolo 1, paragrafo 2, il quale stabilisce che le azioni che possono essere incluse in tali programmi sono le seguenti:

a) assistenza tecnica agli apicoltori ed ai laboratori per la smielatura delle associazioni di apicoltori per migliorare le condizioni di produzione ed estrazione del miele;

b) lotta alla varroasi e malattie connesse nonché miglioramento delle condizioni di trattamento degli alveari;

c) razionalizzazione della transumanza;

d) provvedimenti di sostegno a favore dei laboratori di analisi delle caratteristiche fisico-chimiche del miele;

e) collaborazione con organismi specializzati nella realizzazione dei programmi di ricerca in materia di miglioramento qualitativo del miele.

L’articolo 3, comma 2, il quale prevede che l’Unione Europea partecipa al finanziamento dei programmi nazionali nella misura del 50% delle spese sostenute dagli Stati membri per le azioni di cui all’articolo 1, paragrafo 2; per quanto riguarda il reperimento della quota nazionale di finanziamento del programma, pari al restante 50%, si fa riferimento al fondo di rotazione istituito con Legge 16 aprile 1987, n. 183.

Vista la circolare n.°1 del 21 febbraio 2000 del Ministero per le Politiche Agricole e le successive modifiche ed integrazioni, agli atti del Settore Sviluppo delle Produzioni Animali, nella quale sono definite le modalità di presentazione dei programmi regionali ed il successivo invio alla Commissione dell’Unione Europea per l’approvazione;

visti gli interventi redatti dalla Direzione Regionale Sviluppo dell’Agricoltura - Settore Sviluppo delle Produzioni Animali in collaborazione con le due Associazioni dei Produttori riconosciute dalla Regione Piemonte, da attuarsi nel periodo 1.9.2002-31.8.2003 allegati alla presente deliberazione per farne parte integrante;

sentite le due Associazioni dei Produttori riconosciute dalla Regione Piemonte in data 4 febbraio 2002 con le quali sono stati concordati gli interventi da effettuare nel corso del 2002-2003;

sentito, in data 13 febbraio 2002, il Comitato ex articolo 8 della L.R. 17/1999 che ha espresso parere favorevole;

visto che il documento deve essere inviato al Ministero per le Politiche Agricole e Forestali entro il 15.3.2002 per la successiva approvazione da parte della Commissione dell’Unione Europea entro il 15.4.2002;

la Giunta Regionale, a voti unanimi resi nelle forme di legge,

delibera

1- di adottare il programma regionale 2002-2003 di attuazione del Reg.(CE) 1221/97 del Consiglio del 25 giugno 1997, relativo alle regole generali di applicazione delle azioni dirette a migliorare la produzione e la commercializzazione del miele, allegato alla presente deliberazione per farne parte integrante, per un importo complessivo di 620.471,31 Euro;

2- di inviare al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali il programma regionale per l’inserimento nel programma nazionale;

3- di riservarsi di procedere all’approvazione del programma regionale dopo la decisione della Commissione Europea.

(omissis)

Allegato (fare riferimento al file PDF)

Assessorato Ambiente, Agricoltura e Qualita’
Direzione Sviluppo dell’Agricoltura
Settore Sviluppo delle Produzioni Animali

Programma regionale 2002 - 2003 ai sensi del regolamento (CE) n. 1221/97 del Consiglio del 25 giugno 1997, relativo alle regole generali di applicazione delle azioni dirette a migliorare la produzione e la commercializzazione del miele.

Indice

1. Premessa

Durata

2. Il quadro regionale

Il patrimonio apistico

La produzione di miele

Altri prodotti

Api regine

Il consumo di miele

Il mercato

L’impollinazione

La situazione associativa

La ricerca scientifica

L’importanza ecologica

L’importanza economica

3. I vincoli

I limiti dell’assistenza tecnica

I vincoli dovuti alla varroasi

Vincoli al nomadismo

Vincoli dovuti alla carenza del controllo della qualità del miele e delle sue caratteristiche

4. Le finalità

5. Le azioni

Azioni per l’assistenza tecnica

Azioni di lotta contro la varroasi

Azioni a sostegno del nomadismo

6. Piano di finanziamento e priorità

7. Riferimenti legislativi, regolamentari, amministrativi e organizzativi

8. Organizzazioni e cooperative coinvolte nel programma

9. Indirizzo, coordinamento, monitoraggio e raccordo operativo

10. Disposizioni finali

Allegato (fare riferimento al file PDF) A)

1. Premessa

Il presente programma regionale costituisce l’attuazione del Regolamento (CE) n. 1221/97 del Consiglio del 25 giugno1997, relativo alle regole generali di applicazione delle azioni dirette a migliorare la produzione e la commercializzazione del miele e ne condivide, pertanto, finalità, azioni, obiettivi.

Il programma è rivolto ad un comparto particolare della zootecnia piemontese e si inserisce nell’ottica degli obiettivi di sviluppo e programmazione della Regione Piemonte.

Il presente programma é stato elaborato in collaborazione con le Associazioni produttori miele legalmente riconosciute dalla Regione nonché con le Province quali enti delegati per l’attuazione del programma (azioni B3 e C2).

Il presente programma regionale riguarda il periodo 01.09.2002 - 31.08.2003.

2. Il quadro regionale

L’apicoltura piemontese si é manifestata in passato come attività integrativa del reddito agricolo; solo nel corso dell’ultimo ventennio, infatti, si é sviluppata con un gran numero di aziende non direttamente collegate all’attività di coltivazione diretta del fondo.

Dopo un periodo in cui tale sviluppo ha subito un certo ridimensionamento, a seguito del diffondersi di patologie avverse e dell’avvento di difficoltà di mercato, gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un fenomeno che ha visto l’ampliamento delle dimensioni delle aziende apistiche, per cui diversi “apicoltori hobbisti” sono diventati “apicoltori produttori apistici”, mentre molte aziende di piccole e medie dimensioni stanno evolvendo verso dimensioni semiprofessionali o professionali.

Il quadro regionale é stato definito con l’approvazione della legge regionale 3 agosto 1998, n. 20 recante “Norme per la disciplina, la tutela e lo sviluppo dell’apicoltura in Piemonte”, la quale ha introdotto importanti novità nella differenziazione dell’apicoltore amatoriale dall’apicoltore produttore apistico, nel riconoscimento dell’attività apistica come attività agricola, nelle modalità di realizzazione del censimento apistico ed infine nei criteri cui si ispira la regolamentazione del nomadismo.

Il patrimonio apistico

Attualmente si stanno elaborando i dati del censimento regionale apistico previsto dalla L.R. 20/98 concluso il 31.12.2001, per cui i dati già rilevati sono quelli relativi al censimento apistico effettuato nel 2000, dal quale risulta quanto segue:

Provincia    n. aziende    alveari

Alessandria    337    10.720
Asti    228    8.207
Biella    196    5.396
Cuneo    808    22.206
Novara    168    14.270
Torino    720    10.601
Verbania    188    4.417
Vercelli    151    3.858

Totale    2.796    79.675

Da notizie provenienti dal mondo apistico regionale, tali dati risultano sicuramente sottostimati.

La media di alveari per addetto, circa 28, indicherebbe che in Piemonte, come del resto in Italia, é diffusa la presenza di apicoltori hobbisti e semiprofessionisti, mentre più contenuta risulta quella degli apicoltori professionisti.

La produzione di miele

Considerando una produzione annua media per arnia di 40 chilogrammi, si stima per l’anno 2000, una produzione regionale di miele pari a 3187 tonnellate, che, venduta alla media di Euro 2.070/t., dà una produzione lorda vendibile di 6.600.000 Euro circa.

La produzione più significativa, sia sotto l’aspetto quantitativo che economico, é rappresentata dal miele monoflorale di robinia, per il quale si svolge una intensa attività di nomadismo anche da parte di apicoltori provenienti dalle regioni limitrofe.

Altre produzioni sono rappresentate dal miele di castagno, tiglio, rododendro, tarassaco, ciliegio, girasole, millefiori, flora alpina e melate, che pur essendo qualitativamente inferiori al miele di robinia, non sono sufficientemente valorizzati nella commercializzazione.

Altri prodotti

Sono scarse le conoscenze per quanto concerne la produzione di propoli, polline, pappa reale e cera; si tratta comunque di quantitativi non significativi.

Api regine

L’allevamento delle api regine si é andato via via sviluppando nel corso degli ultimi anni.

Si é evidenziata una buona base produttiva con aziende specializzate ma prive di orientamenti comuni per la selezione.

Il consumo di miele

Mancano, allo stato attuale, dati precisi per quantificare il consumo pro capite e globale di miele. Una grossa parte di consumatori si rivolge direttamente al produttore, per cui la quantità di prodotto avviata alla grande distribuzione è sicuramente inferiore a quella venduta direttamente, anche a causa della mancanza di iniziative in grado di coprire efficacemente questo ruolo e di incidere sul mercato.

Si stima che il consumo umano di miele in Italia sia di 0,3 kg/pro capite all’anno con un grado di autoapprovvigionamento del 50% (dati Eurostat).

Il consumo di miele in Piemonte, come nel resto d’Italia, risulta basso rispetto agli altri partner europei.

Il mercato

La peculiarità del mercato del miele é sicuramente la polverizzazione e la sua capillare diffusione sul territorio. Gli apicoltori, così, non sono in grado di fornire grosse partite omogenee di prodotto.

Succede di conseguenza che, a causa del prezzo estremamente concorrenziale, le quantità utilizzate dall’industria dolciaria e in particolare dai torronifici sono ricoperte dai mieli di importazione.

L’impollinazione

L’utilizzo delle api per incrementare, mediante una migliore impollinazione, la resa produttiva dei fruttiferi é largamente praticato nelle zone ad intensiva vocazione frutticola, dove maggiore risulta la necessità di tale beneficio.

Si calcola che, al fine di favorire ed incrementare l’impollinazione, oltre 5.000 alveari vengono annualmente spostati nel triangolo fruttifero di Cuneo-Saluzzo-Fossano e nell’areale di Vercelli- Borgo D’Ale.

La situazione associativa

La grande diffusione territoriale dell’apicoltura ha favorito il sorgere di associazioni e consorzi a carattere locale, provinciale e regionale. Attualmente esistono due associazioni regionali di produttori giuridicamente riconosciute dalla Regione Piemonte ai sensi del Regolamento (CEE) n. 1360/78 del Consiglio del 19.6.1978 che associano 1934 produttori con un fatturato di circa 5 milioni di Euro (dati 1999).

La ricerca scientifica

Si é dovuto purtroppo constatare negli anni passati che, per vari motivi, gli obiettivi perseguiti dalla ricerca scientifica sono risultati poco aderenti agli interessi produttivi; i relativi risultati sono pertanto parzialmente utilizzabili dagli apicoltori per l’applicazione pratica in azienda.

Negli ultimi anni si è rilevata una inversione di tendenza grazie anche alle proposte pervenute dal settore produttivo attraverso le Associazioni.

L’importanza ecologica

L’ape svolge il suo servizio ecologico tramite l’impollinazione ed il monitoraggio dell’inquinamento ambientale. Una eventuale diminuzione o scomparsa di questo preziosissimo insetto porterebbe a forti squilibri e modifiche dell’ecosistema.

L’importanza economica

E’ da sottolineare il continuo e gratuito servizio che l’ape svolge come impollinatore su tutte le colture, assicurando alle aziende agricole la fruttificazione delle piante entomofile e la conseguente produzione vegetale.

L’ape rappresenta, quindi, un bene strettamente legato alle attività svolte dall’uomo in campo agricolo. Tale contributo a livello nazionale é valutato in circa 1 miliardo di Euro.

3. I vincoli

Lo sviluppo dell’apicoltura regionale é rallentato o frenato da tutta una serie di vincoli.

I limiti dell’assistenza tecnica

L’assistenza tecnica lamenta una certa carenza di tecnici apistici che possano consigliare l’apicoltore sui nuovi metodi di allevamento, sulla conduzione razionale degli alveari, sulla produzione e sui metodi corretti di estrazione del miele, nonchè sui sistemi più efficaci di lotta alle patologie.

Gli apicoltori piemontesi, infatti, registrano uno scarso livello conoscitivo delle tecniche di allevamento e di conduzione razionale degli apiari, fatto questo che incide in modo determinante sulla qualità e sulla quantità dei prodotti dell’alveare.

Vincoli dovuti alla varroasi

La varroasi rappresenta per l’apicoltura piemontese, al pari di quella nazionale, un vincolo notevole per uno sviluppo strutturale e produttivo.

In questi ultimi anni, infatti, la varroasi ha spazzato via più del 60% degli alveari presenti in Piemonte.

Oltre che al rapido diffondersi della patologia, la causa della rarefazione degli alveari é da ricercare anche nella mancanza di piani di risanamento e di tecnici che, con adeguata preparazione, potessero seguire e consigliare gli apicoltori. Le associazioni ed i consorzi hanno fatto tutto il possibile ma, spesso, con scarsi risultati dovuti anche alla carenza di fondi e di mezzi.

Le zone in cui sono presenti apicoltori dotati di una certa professionalità, che hanno curato l’allevamento con una certa costanza e che hanno fatto volontariato per assistere i colleghi meno attenti e professionali, hanno risentito meno dei danni causati dalla varroa e da altre patologie.

Vincoli al nomadismo

In Piemonte esistono diversi agricoltori che potenzialmente potrebbero avvalersi della transumanza per sfruttare le risorse nettarifere presenti in vaste zone del territorio regionale.

L’assenza delle risorse finanziarie necessarie per dotarsi di quegli strumenti tecnici e logistici propri del nomadismo hanno impedito di fatto lo svilupparsi delle potenzialità latenti.

Vincoli dovuti alla carenza di controllo della qualità del miele e delle sue caratteristiche

L’esigua quantità di controlli effettuata sui mieli prodotti in Piemonte ha impedito di caratterizzare i mieli piemontesi e di distinguerli da quelli importati, che purtroppo, a causa dei bassi prezzi registrati e della carenza di controlli analitici per frodi e sofisticazioni, creano notevoli problemi sui mercati locali e sulla grande distribuzione.

La Regione Piemonte ha messo a disposizione degli apicoltori il proprio laboratorio agrochimico di Alessandria ai fini dell’analisi qualitativa dei mieli. Il laboratorio andrebbe potenziato strumentalmente e professionalmente al fine di consentire una più vasta gamma di analisi fisico-chimiche e melissopalinologiche.

4. Finalità

Gli obiettivi primari ed essenziali del presente programma regionale sono i seguenti:

a) assistenza tecnica agli apicoltori al fine di migliorare le condizioni di produzione e di commercializzazione del miele;

b) lotta alla varroasi e malattie connesse, nonché miglioramento delle condizioni di trattamento degli alveari;

c) razionalizzazione della transumanza;

5. Le azioni

Per poter conseguire le finalità sopracitate si sono individuate una serie di azioni ed incentivi finalizzati a rimuovere i vincoli che frenano l’apicoltura piemontese e consentire alla stessa il necessario sviluppo qualitativo e quantitativo.

Azioni per l’assistenza tecnica

L’assistenza tecnica agli apicoltori risulta basilare per salvaguardare, tutelare e sviluppare l’apicoltura. Occorre pertanto assicurare una assistenza tecnica adeguata a mezzo di esperti apistici, che, formati ed aggiornati con appositi corsi, saranno, tramite le associazioni, messi a disposizione degli apicoltori di tutta la regione. Intanto potranno risultare utili apposite convenzioni con i tecnici apistici esistenti.

I tecnici opereranno presso le sedi delle Associazioni dei produttori e delle Organizzazioni professionali agricole e mediante visite presso le aziende apistiche.

Il costo annuo per l’assistenza tecnica viene valutato in 227.241 Euro, per 8 tecnici necessari per coprire le province di Alessandria-Asti, Biella-Vercelli, Cuneo, Torino, Novara-Verbania.

Saranno tenuti periodici corsi di aggiornamento, anche con dimostrazioni in azienda, sui nuovi ed innovativi metodi di allevamento delle api e di prevenzione e lotta alle patologie dell’alveare, si prevede la realizzazione di un seminario o convegno tematico per la presentazione dei risultati conseguiti nel periodo di applicazione degli interventi previsti dal programma regionale con un costo presunto di 4.080 Euro per le due azioni.

Un contributo notevole dovrà venire dalle azioni di comunicazione e da quelle riviste periodiche specializzate del settore che sono in grado di fornire informazioni tecniche, economiche ed organizzative per gli operatori.

Dovrà pertanto essere incentivata, da parte delle associazioni produttori, la sottoscrizione, a favore dei propri iscritti, di abbonamenti cumulativi a riviste specializzate che soddisfino i requisiti sopra indicati.

Il costo delle azioni di comunicazione viene calcolato in 20.658 Euro.

Pertanto le risorse finanziarie necessarie per realizzare le azioni previste a favore dell’assistenza tecnica ammontano a 251.979 Euro (4.080+20.658+227.241).

Azioni di lotta contro la varroasi

Nella lotta contro tale parassitosi assume considerevole importanza il ruolo dei tecnici apistici, cui spetta la funzione di coordinare, in collaborazione con i Servizi veterinari delle Aziende sanitarie locali della Regione, la realizzazione di piani di lotta territoriali.

Per la realizzazione dei suddetti piani, risulta fondamentale far ricorso a periodici incontri con gli apicoltori, a dimostrazioni pratiche in apiario, alla predisposizione e distribuzione di specifico materiale divulgativo.

Il costo delle azioni sopracitate viene valutato in 3.873 Euro, per organizzare una serie di incontri o dimostrazioni, mentre per il materiale divulgativo si fa riferimento a quello predisposto per l’assistenza tecnica.

Considerevole importanza assume, inoltre, la realizzazione da parte delle Associazioni dei produttori miele, giuridicamente riconosciute dalla Regione, di ricerche sul campo finalizzate alla messa a punto di strategie di lotta alla varroa, caratterizzate da un basso impatto chimico sugli alveari e da eseguire in collaborazione con Istituzioni scientifiche. Il costo delle ricerche viene valutato in 28.921 Euro.

La divulgazione delle ricerche sarà effettuata direttamente dalla Regione a mezzo della rivista tecnica “Quaderni di agricoltura della Regione Piemonte”.

Risulterà, altresì, fondamentale ed efficace, ai fini dell’eradicazione della parassitosi, l’incentivazione a favore degli “apicoltori produttori apistici” per l’acquisto di arnie dotate di fondo a rete, che consentono una più razionale lotta contro il parassita.

Il costo dell’azione sopra descritta viene calcolato in 180.759 Euro.

Pertanto le risorse finanziarie per realizzare le azioni previste a favore della lotta alla varroasi ammontano a 213.554 Euro (3.873+28.921+180.759).

Azioni a sostegno del nomadismo

Il nomadismo, come pratica indispensabile per lo sfruttamento razionale ed ottimale delle risorse nettarifere della regione, deve essere favorito ed incentivato.

A tal fine risulta prioritario incentivare l’investimento da parte di “apicoltori produttori apistici” per l’acquisto di macchine ed attrezzature necessarie alla movimentazione degli alveari (muletti, gru, supporti per arnie che ne consentano la movimentazione, ecc.), con esclusione dei mezzi per il trasporto degli alveari.

Il costo dell’azione e le relative risorse finanziarie necessarie vengono calcolate in 154.937Euro.

6. Piano di finanziamento e priorità

In riferimento ai costi stimati per le singole azioni a alle relative risorse finanziarie occorrenti, si riporta nell’allegato A) il piano di finanziamento nel quale sono evidenziate le spese a carico dell’Unione Europea, dello Stato e degli apicoltori.

Per quanto riguarda le azioni B3 e C2 è accordata priorità alle domande, in regola con le prescrizioni fissate, già presentate alle Province e non finanziate nell’anno precedente per mancanza di disponibilità finanziaria.

7. Riferimenti legislativi, regolamentari, amministrativi e organizzativi

Per quanto previsto nel presente programma si fa riferimento per la parte normativa non indicata alle deliberazioni della Giunta Regionale di approvazione delle apposite istruzioni operative di attuazione del programma regionale di applicazione del Reg. CE 1221/97.

Con le stesse modalità sono stabilite, tra l’altro, le scadenze, gli Uffici competenti per la gestione delle singole azioni.

8. Organizzazioni e cooperative coinvolte nel programma

Le organizzazioni rappresentative del comparto apicolo che hanno collaborato per l’elaborazione del presente programma regionale sono:

* Associazione Produttori miele Aspromiele, con sede in Torino Corso Francia, 9;

* Associazione Produttori miele Agripiemonte miele, con sede in Torino, Corso Vittorio Emanuele II, 58.

9. Indirizzo, coordinamento, monitoraggio e raccordo operativo

Viene effettuato dalla Giunta Regionale tramite la Direzione Regionale Sviluppo dell’Agricoltura - Settore Sviluppo delle Produzioni Animali il quale provvederà ad eseguire le necessarie verifiche sulla realizzazione degli interventi di interesse regionale.

La valutazione del programma verrà eseguita mediante riunioni periodiche, almeno una a semestre, con le Province e con le Associazioni produttori miele giuridicamente riconosciute dalla Regione.

10. Disposizioni finali

Le risorse finanziarie previste per ogni singola azione che, per vari motivi rimarranno, in tutto od in parte, inutilizzate potranno essere devolute a quelle azioni che lamenteranno un rapporto deficitario tra risorse e richieste nei limiti previsti dalla circolare del Ministero per le Politiche Agricole e Forestali n. 1 del 21.02.2000.