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Le Foreste "La Benedicta" e "Monte Leco"

I due complessi sono situati nell'Alto Ovadese e più in specifico, il primo, compreso nel Parco naturale regionale delle Capanne di Marcarolo, nella zona dell'altopiano omonimo, da cui si dipartono i torrenti Gorzente e Piota, il secondo nell'Alta Valle del torrente Lemme alla sua sinistra orografica. La proprietà regionale si estende su oltre 3.000 ettari.

Cascina ViolaIl clima risente della dislocazione delle foreste a cavallo dell'Appennino Ligure, con forti sbalzi di temperatura e instabilità meteorologica. Ricorrenti sono le nebbie anche nel periodo estivo. Durante la stagione fredda, sebbene le precipitazioni nevose siano modeste, la comparsa del fenomeno della galaverna causa gravi danni alla vegetazione. La vegetazione forestale è costituita prevalentemente da latifoglie con predominanza della rovere e del castagno; il faggio è poi ampiamente diffuso insieme ai rimboschimenti di conifere ove prevalgono il pino nero e l'abete rosso.

Da un punto di vista storico a partire dal XVI secolo iniziò lo sviluppo di insediamenti nei due comprensori; d'altra parte i boschi, dei quali pare fosse particolarmente ricca la zona, davano una fonte di reddito per i nuovi abitanti. Lo sviluppo delle tecnologie del ferro e l'instaurarsi di iniziative protoindustriali assorbivano buone quantità di carbone di legna. La vicina Genova necessitava di legname atto alla costruzione di naviglio. Sulla scorta dei documenti storici si presume che oltre ai boschi cedui vi fossero foreste d'alto fusto con piante di dimensioni adatte alla cantieristica navale. Il supersfruttamento del bosco dovuto all'espansione della proprietà privata ed alla cresciuta pressione antropica, accompagnata dall'attacco al castagno da parte del mal dell'inchiostro e del cancro corticale, ha portato il soprassuolo ad una fase di degrado; l'abbandono intervenuto a partire dagli anni '40/'50 ha consentito un graduale e lento recupero in termini di fertilità dei suoli e di provvigione.
Gli interventi di ricostituzione boschiva, iniziatesi con i primi rimboschimenti negli anni '20, proseguirono con la successiva acquisizione dei terreni da parte della Azienda di Stato negli anni '50. Con la gestione regionale a partire dagli anni '70 le ricostituzioni si indirizzarono sempre più verso il miglioramento dei boschi esistenti, tramite tagli fitosanitari e di avviamento all'alto fusto dei cedui invecchiati e la rinaturalizzazione dei rimboschimenti. Ciò seguendo i dettami della selvicoltura naturalistica il cui compito è quello di "riaccompagnare" il bosco, nella sua complessità biologica, alla sua primitiva natura, entro i limiti posti da fattori irreversibili, scatenati dalla antropizzazione.  

 

Le Foreste regionali Piancastagna e Cerreto

I due complessi forestali si trovano nell'Acquese, fra i bacini dei torrenti Orba e Erro su una superficie complessiva di oltre 600 ettari. Si tratta di più nuclei disposti a quote variabili dai 350 ai 750 m, caratterizzati da popolamenti naturali di latifoglie ove predominano la rovere e il castagno; ben rappresentate sono inoltre il sorbo montano, il ciavardello e il pino silvestre. Accanto a questi si trovano rimboschimenti di conifere, costituiti principalmente dal pino silvestre, dal pino nero e dal pino marittimo.

Dalla fine degli anni '50 i lavori selvicolturali intrapresi prima dall'Azienda di Stato e successivamente dalla Regione sono stati indirizzati alla costituzione o al recupero di boschi di protezione e, in particolare, con rimboschimenti sui pascoli fortemente degradati; nei boschi di rovere e castagno si è impostato un graduale intervento di avviamento all'alto fusto a finalità protettiva ed estetico-ricreativa.

 

Il Piano Forestale Aziendale

Le superfici interessate dal piano ricadono in un SIC o in un Parco e sono di proprietà pubblica; è quindi necessario ricostituire le originarie condizioni naturali sia in termini di struttura che di composizione, oppure, laddove i popolamenti abbiano mantenuto o si sia già creato un livello di biodiversità più elevato, è necessario mantenere tale condizione.

In base a questi presupposti, alle situazioni evolutivo-colturali e alle tendenze dinamiche in atto, gli obiettivi generali della gestione forestale sono i seguenti:

  1. conservazione della biodiversità floristica e faunistica;
  2. mantenimento e salvaguardia delle zone delle fasce ecotonali e delle radure;
  3. valorizzazione del paesaggio e della funzione turistico-ricreativa e culturale degli ambienti forestali e pascolivi;
  4. individuazione di aree a protezione integrale nella proprietà regionale;
  5. mantenimento della funzione di produzione legnosa.

Tenuto conto degli obiettivi generali sopra indicati, nell’arco di validità del presente piano forestale aziendale saranno perseguiti i seguenti obiettivi, ritenuti prioritari, in ordine di importanza.

  1. Incremento della naturalità dei soprassuoli di origine artificiale attraverso la gestione dei rimboschimenti di specie non autoctone e la gestione dei rimboschimenti di specie autoctone e non naturalizzate con l’obiettivo di indirizzare queste formazioni verso il bosco seminaturale più stabile.
  2. Recupero delle cenosi seminaturali colpite da eventi atmosferici avversi (galaverna): in questo caso si intendono castagneti e monitoraggio delle boscaglie di monte Leco.
  3. Recupero dell’equilibrio compositivo e strutturale delle cenosi forestali a prevalenza di rovere, castagno e faggio misti in diverse proporzioni diverse, a potenziale gestione attiva per finalità di tipo naturalistico.
  4. Miglioramento della capacità produttiva di materiale di propagazione forestale ai fini della raccolta del seme.

 

Visualizza la documentazione del Piano Forestale Aziendale

PFA approvato con Deliberazione della Giunta Regionale n. 28-4518 del 4 settembre 2012:

 

 


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