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rocciamelone incendiatoGli incendi boschivi hanno interessato nel mese di ottobre molte vallate piemontesi, in particolar modo nelle province di Torino e Cuneo, percorrendo migliaia di ettari, come non succedeva in Piemonte dai primi anni novanta, quando l’organizzazione del sistema AIB (Antincendi Boschivi) era appena agli inizi.
A titolo di confronto, per il periodo 2005-2013, dal Piano AIB risulta una superficie boscata percorsa da incendi inferiore in media a 600 ettari all’anno.

Le conseguenze a livello paesaggistico, produttivo, ecologico e di protezione del territorio (copertura del terreno, assorbimento dell'acqua, difesa da erosione, etc.) saranno evidenti soprattutto in quelle aree dove l'incendio è stato intenso e severo per diversi giorni.

 

Fattori predisponenti (naturali) e cause (antropiche)

Come per gli incendi di questa estate nel sud Italia, le condizioni meteorologiche hanno influito in modo determinante nel creare condizioni favorevoli al propagarsi degli incendi e ad amplificarne gli effetti; in particolare, la siccità prolungata di quest’anno - accompagnata dalle alte temperature - è uno degli eventi estremi collegati ai cambiamenti climatici, realtà di cui dobbiamo ormai prendere atto.

figura assenza gestioneLa superficie forestale, in Piemonte come in altre regioni, è in aumento da oltre 50 anni, in particolare nelle aree di montagna e collina dove risulta quasi raddoppiata a seguito dell’invasione dei terreni agricoli abbandonati. La continuità della copertura forestale e l’abbondanza della necromassa dovuta all’assenza della gestione attiva sono altri elementi che hanno favorito la propagazione e l’intensità degli incendi.

Questi sono i fattori predisponenti. La causa scatenante degli incendi è però l’uomo e in particolare - al di là dei casi di dolo - l'uso del fuoco come pratica colturale per l'eliminazione dei residui vegetali.

 

Cosa si può fare

I fatti accaduti devono richiamare l’attenzione alla necessità di un forte cambio di mentalità nella gestione del territorio, in particolar modo nella prevenzione.

Pratiche obsolete, come l’utilizzo del fuoco per lo smaltimento dei residui vegetali, già sottoposte a limiti ai sensi della legge regionale in materia di incendi boschivi e del Regolamento forestale, dovranno essere ulteriormente contenute.
Parallelamente alla revisione delle norme, sarà fondamentale informare per incentivare nuovi comportamenti, indispensabili a far fronte ai mutamenti ambientali in atto.
La prevenzione si attua anche tramite interventi selvicolturali che riducano l’infiammabilità del bosco e ne migliorino la composizione, la stabilità e la resilienza (la capacità di resistere alle avversità e ai cambiamenti climatici); indirettamente anche tramite azioni e strategie che diano valore al bosco e alle sue funzioni, sia produttive (legno, funghi, tartufi) che ambientali: un bosco valorizzato e gestito in modo continuativo più difficilmente brucia.

bosco bruciatoContemporaneamente alla prevenzione è necessario il ripristino dei boschi danneggiati, con azioni di messa in sicurezza (es. tecniche selvicolturali post-incendio e di ingegneria naturalistica) delle aree a maggior rischio di erosione, e piantumazione e semina con specie autoctone idonee dove i tempi di ricostituzione naturale non sono compatibili con il ripristino dei servizi ecosistemici del bosco (es. protezione da valanghe).

 

Per operare al meglio e senza spreco di risorse, sarà necessario preliminarmente:

  1. delimitare le aree effettivamente percorse e analizzarle dal punto di vista dell’uso del suolo (aree forestali, pastorali, arbusteti, etc.), del regime di proprietà (comunale o privata) e della funzione prevalente (es. produzione, protezione, etc. );
  2. valutare il danno arrecato alla vegetazione forestale (severità), che dipende da molti fattori (intensità e durata del fuoco, specie forestale, etc.). Nelle aree ad alta severità gli effetti degli incendi sono evidenti sin da ora, in quelle a minore severità bisognerà invece attendere la primavera 2018 per la verifica dei ricacci nei boschi di latifoglie e della mortalità nei boschi di conifere;
  3. definire criteri e priorità per le azioni di ripristino e prevenzione selvicolturale in base a una serie di criteri quali la severità del danno, l’eco-servizio fornito dal bosco (es. protezione diretta da caduta massi e lave torrentizie), l’accessibilità, la probabilità di ripercorrenza da incendio negli anni a venire e l’opportunità del ripristino;
  4. attivare gli strumenti, tecnici e finanziari, per l’esecuzione degli interventi.

 Esempio di carta della severità del danno da incendio boschivo
cartina severità

Il percorso sopra delineato è appena agli inizi e si prevede durerà alcuni anni, con un considerevole impegno di risorse umane e materiali per rimediare ai danni subiti dal territorio.

Si ringrazia per le immagini Davide Ascoli, ricercatore forestale (Università di Napoli).

 

 

Per approfondimenti sul tema prevenzione incendi boschivi si rimanda alla sezione Ricerche e pubblicazioni - Tutela del bosco e del territorio