Ricerca e sperimentazione
La promozione della ricerca da parte della Regione Piemonte
La Regione Piemonte si dota annualmente di un Programma per la Ricerca e la Comunicazione in campo forestale con cui supporta attività di ricerca e sperimentazione affidate principalmente a soggetti istituzionali, quali l'I.P.L.A. (Istituto per le Piante da Legno e l'Ambiente), l'Università di Torino (Dipartimenti AgroSelviTer, DiVaPRA e DEIAFA) e il CRA - Produzioni Legnose Fuori Foresta di Casale Monferrato (ex-Istituto di sperimentazione per la Pioppicoltura).
I principali settori in cui si è operato in questi ultimi anni sono:
- pianificazione e gestione forestale
- arboricoltura da legno con latifoglie di pregio e pioppicoltura
- popolamenti da seme e filiera vivaistica
- tecnologia e mercato del legno
- dendrometria
- ecologia forestale
- alpicoltura
- difesa dei boschi da avversità e inquinamento
La Rete interregionale per la ricerca e le priorità delle Regioni per la ricerca forestale
Da circa 10 anni è attiva la Rete interregionale per la ricerca agraria, forestale, acquacoltura e pesca, formalmente approvata dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e Province Autonome nel 2001.
La Rete è formata da referenti, funzionari tecnici nominati dalle singole Regioni, ed è strutturata operativamente in una dozzina di gruppi di lavoro per materia, tra i quali il Gruppo di competenza Selvicoltura, arboricoltura da legno, prodotti forestali non legnosi (di seguito GC), dal 2008 coordinato dalla Regione Piemonte (Settore Politiche Forestali).
Le più importanti attività svolte dal GC negli ultimi due anni sono:
- la valutazione del progetto nazionale di ricerca RiSelvItalia;
- la nuova definizione delle priorità delle Regioni per la ricerca forestale.
La segreteria della Rete e il coordinamento delle attività dei gruppi di lavoro è attualmente assicurata dall'ARSIA della Regione Toscana.
La valutazione del progetto RI.SELV.ITALIA da parte delle Regioni
Nel 2008 è stata effettuata la valutazione finale di Ri.Selv.Italia, cui hanno partecipato 10 Regioni.
Ne è scaturita una valutazione differenziata per i 9 sottoprogetti, a fronte di un giudizio complessivo decisamente positivo, che ha evidenziato:
- l'approccio organico e multidisciplinare del progetto, per il coinvolgimento di numerose Istituzioni nazionali, l'ampiezza del territorio interessato, le risorse finanziarie investite;
- la capacità di trovare soluzioni adeguate e concrete, da parte della ricerca italiana, ai problemi reali delle foreste e dell'arboricoltura da legno evidenziati dalle Regioni.
- Sintesi della valutazione finale (52 KB)
- Criteri di valutazione (all. 1) (23 KB)
- Osservazioni sui singoli sottoprogetti (all. 2) (44 KB)
Le priorità per la ricerca forestale 2010-2012
La definizione di priorità per la ricerca forestale condivise tra le Regioni ha diverse finalità:
- agevolare la redazione di progetti comuni, da sottoporre a finanziamento statale o comunitario oppure da realizzare come progetti interregionali;
- comunicare allo Stato e alle sue istituzioni di ricerca le esigenze di ricerca e sperimentazione emerse dal territorio e fatte proprie dalle Regioni, in modo che ne tenga debito conto nella programmazione delle attività, nell'organizzazione delle proprie strutture di ricerca sul territorio e nell'eventuale riproposizione di progetti nazionali;
- fornire un contributo operativo alle Piattaforme Tecnologiche Forestali, a livello nazionale ed europeo, che supportano la Commissione Europea nella definizione delle priorità del Programma Ricerca e Sviluppo Tecnologico.
Nell'impostazione delle linee prioritarie si è tenuto conto in particolare di due aspetti:
- i risultati e i suggerimenti emersi dal progetto Ri.Selv.Italia;
- il fatto che il macro-obiettivo di riferimento, in base agli atti e accordi a livello internazionale e nazionale, non potesse che essere la gestione forestale sostenibile.
Ciò premesso, operativamente, si è ritenuto opportuno distinguere la gestione sostenibile dei boschi dalla gestione sostenibile del "fuori foresta", definendo due ambiti principali:
- pianificazione e gestione forestale sostenibile
- piantagioni fuori foresta.
Si sono poi esplicitati altri tre campi, trasversali alla selvicoltura e all'arboricoltura da legno:
- vivaistica forestale
- prodotti e servizi, economia, mercato, società
- interazioni con le altre componenti dell'ecosistema.
All'interno dei 5 ambiti sono stati successivamente individuati 19 temi; infine, al termine di un lavoro cui hanno partecipato ben 18 Amministrazioni su 21, sono state selezionate 62 azioni di ricerca, raggruppate in corrispondenza a ciascun tema secondo le priorità espresse dalle Regioni.
Gli obiettivi prioritari per la ricerca forestale, insieme a quelli redatti dagli altri gruppi di competenza, sono stati adottati dalla Rete nella scorsa primavera ed approvati dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e Province Autonome il 28.10.2010.
- Quadro strategico per la ricerca forestale (45 KB)
- Linee prioritarie 2010-12 per la ricerca forestale (28 KB)
- Obiettivi ed azioni prioritarie di ricerca e sperimentazione - Triennio 2010-2012 (659 KB)
Interventi selvicolturali sperimentali in boschi di faggio della Val Sessera
Le formazioni a faggeta rappresentano, con un totale di 135770 ha, il 16% della superficie forestale regionale piemontese. La faggeta di proprietà pubblica ammonta al 48% della superficie totale e su oltre un 40% di questa sono previsti in futuro interventi di gestione attiva finalizzati al completamento o all’avvio alla conversione dei cedui invecchiati. I programmi di “miglioramenti boschivi” intrapresi a partire dagli anni ’90 (Regolamento CEE 2081/93-obbiettivo 5b) a livello regionale hanno privilegiato le faggete, soprattutto attraverso interventi di conversione all’alto fusto che hanno interessato una superficie complessiva di 3811 ha.
Il problema che si pone oggi per i popolamenti che sono stati oggetto di questi interventi è come procedere con i diradamenti che seguono i tagli di avviamento ad alto fusto. L’esperienza maturata in questi anni, per i popolamenti derivanti da cedui nelle aree montane, dimostra come il trattamento a tagli successivi uniforme spesso non sia l’unico riferimento. La variabilità delle faggete in termini di caratteristiche stazionali, di dinamica strutturali e condizionamenti dovuti ai trattamenti passati permette infatti di differenziare le modalità di intervento. Tali considerazioni assumono ulteriore importanza se la gestione selvicolturale si pone tra i diversi obbiettivi anche quello della produzione di assortimenti legnosi di qualità. L’intervento selvicolturale diviene quindi un’importante strumento soprattutto nella fase di "qualificazione" del soprassuolo forestale ossia nella fase durante la quale si mira alla creazione di fusti privi di rami e dritti (educazione).
Queste conoscenze di base possono divenire quindi un importante supporto conoscitivo alla gestione forestale poiché, individuando le faggete con potenzialità produttive di qualità, consente di definire i possibili obbiettivi produttivi, le scelte selvicolturali più appropriate e di concentrare e pianificare gli investimenti nel medio-lungo periodo.
Il progetto di ricerca "Interventi selvicolturali sperimentali in boschi di faggio della Val Sessera"
(7,27 MB) sviluppato dal Dip. AGROSELVITER dell'Università di Torino in collaborazione con la Regione Piemonte (Settore Gestione Proprietà Forestali Regionali e Vivaistiche) vuole essere un esempio di applicazione di una selvicoltura multifunzionale orientata alla qualità all’interno della foresta del demanio regionale della Val Sessera.
Per ulteriori informazioni:
Settore Politiche Forestali
C.so Stati Uniti, 21 – 10128 Torino
e-mail:


