Contro la violenza di genere

«Il contrasto e la prevenzione rispetto alla violenza di genere sono la priorità del mio Assessorato. Subito abbiamo messo in cantiere l’elaborazione di una normativa quadro, che potesse essere considerata di sistema e che è diventata la legge regionale 4/2016 “Interventi di prevenzione e contrasto della violenza di genere e per il sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli”.

E’ in fase di conclusione il Piano di attuazione della legge, frutto di un lavoro partecipato e condiviso con tutti i soggetti che a diverso titolo si occupano di questo fenomeno, a partire dalla rete dei Centri Antiviolenza e delle operatrici e degli operatori sanitari.

Il nostro territorio ha la fortuna di avere una rete capillare di servizi e sportelli, in cui spesso operano anche molte volontarie, la cui qualità di intervento è garantita da un processo di formazione continua e accreditata. Tante le progettualità in campo, che vanno oltre il primo intervento durante la situazione di emergenza. L'obiettivo è anche quello di occuparsi dell’autonomia abitativa e lavorativa della donna, spesso in presenza di figli minori.

Lavoriamo per far emergere il sommerso delle tante violenze, e non solo fisiche, favorendo la comunicazione, la conoscenza dei Centri Antiviolenza, il far sapere da che parte stanno tutte le istituzioni, affinché, nella comunità, ciascuno si senta in dovere di fare la propria parte, non girandosi dall’altra parte davanti a situazioni di violenza che possono riguardare qualcuno a noi vicino.

Un altro aspetto fondamentale è la prevenzione culturale, la diffusione del rispetto reciproco fra i sessi, il superamento degli stereotipi, la promozione di progetti nelle scuole e più in generale nella società. Faremo un passo avanti decisivo se riusciremo a rendere normale la consapevolezza che questo fenomeno riguarda tutte e tutti, e che la strada per un suo superamento è possibile.»

Monica Cerutti
Assessora regionale ai Diritti e Pari Opportunità

 

 

Per tutte noi

Legge 4/2016 contro la violenza di genere

Con l’approvazione della L.R n. 4 del 24 febbraio 2016 "Interventi di prevenzione e contrasto della violenza di genere e per il sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli" , la Regione Piemonte si dimostra in grado di offrire risposte e di mettere in campo interventi a sostegno delle donne vittime di violenza e dei loro figli.

Risulta in questa fase indispensabile il coinvolgimento delle Organizzazioni di donne impegnate da anni con la propria competenza, esperienza, capacità di ascolto e relazione per gestire servizi che unifichino, e rilancino in rete, l'azione di prevenzione e contrasto della violenza.

Regolamento attuativo L.r 4/2016

Obiettivi della legge

La L.r 4/2016 si propone di :

  • ampliare l’ambito degli interventi prevedendo anche :
    • l’inserimento/reinserimento socio-lavorativo delle donne vittime di violenza,
    • la sperimentazione di interventi per gli autori della violenza,
    • la formazione degli operatori dei servizi,
    • sensibilizzazione e prevenzione del fenomeno nell’ambito del lavoro, del sistema scolastico, educativo e del tempo libero,
    • una costante e specifica attenzione anche alla presenza di eventuali minori vittime di violenza assistita.
  • uniformare il quadro delle disposizioni regionali, in modo unitario ed integrato, concentrando in un’unica legge tutte le disposizioni già contenute nella LR 11/2008 istitutiva del Fondo di solidarietà per il patrocinio legale alle donne vittime di violenza e maltrattamenti e nella LR 16/2009 istitutiva dei centri antiviolenza con case rifugio.

  pdf SCHEDA DI SINTESI (28 KB)

Il codice rosa

La Regione Piemonte ha creato una rete sanitaria strettamente connessa con gli altri servizi chiamati alla presa in carico delle vittime di violenza, e con le associazioni di volontariato.

La rete comprende i servizi dell'emergenza territoriale 118 e, a livello ospedaliero, il DEA di I e II livello, oltre ai servizi dell'assistenza sanitaria di base costituita da medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, personale della continuità assistenziale e personale che opera nei consultori o personale specializzato nel settore sanitario e che opera sul territorio.

La L.r 4/2016 ha previsto per la rete sanitaria l’esenzione dal ticket sanitario per le prestazioni conseguenti ad atti di violenza sessuale e domestica  e l'attribuzione del codice rosa quale codice aggiuntivo al codice di gravità.

In presenza di situazione di violenza, gli operatori sanitari del DEA di I e II livello  o il servizio di emergenza 118 attivano il codice rosa quale codice aggiuntivo al codice di gravità, visibile ai soli operatori sanitari, rendendo operativa una equipe multiprofessionale e avviando la presa in carico della vittima.

Approfondimenti

I Centri antiviolenza

Cosa sono

Sono punti di ascolto e luoghi di accoglienza e sostegno delle donne, e dei loro figli minorenni, che hanno subito violenza o che si trovano esposte alla minaccia di ogni forma di violenza, indipendentemente dal luogo di residenza.

Cosa fanno

  • offrono gratuitamente protezione sociale, percorsi di reinserimento ed interventi socio-sanitari
  • garantiscono funzionalità e sicurezza, sia per le donne accolte e i loro figli, sia per chi vi opera
  • operano in raccordo con gli enti gestori delle funzioni socio-assistenziali e gli organismi pubblici e privati che si occupano della violenza di genere, tramite la stipula di protocolli ed accordi operativi. I protocolli sono stipulati anche con associazioni esperte di violenza di genere nelle varie culture e di mutilazioni genitali femminili, al fine di garantire le donne di origine straniera e provenienti da altre culture.

Dove sono

E' possibile consultare la mappa dei centri antiviolenza del Piemonte

Il patrocinio legale

Tutte le donne vittime di violenza e maltrattamenti che vogliono sporgere denuncia per un reato che sia stato consumato o tentato sul territorio piemontese - a partire dal 4 aprile 2008 - possono beneficiare del Fondo di solidarietà per il patrocinio legale alle donne vittime di violenza e maltrattamenti, istituito con Legge regionale n. 11 del 17 marzo 2008 e confermato con la L.r 4/2016, art.22.

A chi è rivolto

  • al Fondo possono accedere tutte le donne di qualsiasi età, residenti e/o domiciliate in Piemonte
  • con un reddito non superiore a otto volte quanto previsto dalla normativa nazionale in materia di patrocinio a spese dello Stato e che abbiano subito violenza sessuale, maltrattamenti fisici e psicologici, fenomeni di persecuzione, abusi e minacce, molestie e ricatti a sfondo sessuale in tutti gli ambiti sociali, a partire da quello familiare
  • possono accedere alla copertura delle spese stragiudiziali anche le donne che usufruiscono del gratuito patrocinio a spese dello Stato, la cui normativa nazionale non prevede la copertura di tali spese.

Istruzioni per l’accesso al fondo

Il Fondo copre le spese di assistenza legale nell’ipotesi in cui il patrocinio legale sia svolto solo da avvocati regolarmente iscritti nell’elenco previsto dalla Convenzione tra la Regione Piemonte e i Consigli degli Ordini degli Avvocati del Piemonte.
Presso ciascun Ordine degli Avvocati piemontesi è stato istituito un elenco di avvocati accredita

Dal 1 dicembre 2017 tutte le domande devono essere presentate direttamente alla Regione Piemonte , ai recapiti sotto indicati.

Per scaricare moduli e ottenere ulteriori in formazioni accedi qui.

Per informazioni
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Numeri utili

1522 NON SEI SOLA

1522 NON SEI SOLA Il numero è attivo 24 ore su 24 per tutti i giorni dell'anno ed è accessibile dall'intero territorio nazionale gratuitamente, sia da rete fissa che mobile, con un'accoglienza disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo.
Le operatrici telefoniche dedicate al servizio forniscono una prima risposta ai bisogni delle vittime di violenza di genere e stalking, offrendo informazioni utili e un orientamento verso i servizi socio-sanitari pubblici e privati presenti sul territorio nazionale.

Per saperne di più

Buone Pratiche in Piemonte

Il convegno regionale “Primo confronto sulle buone pratiche di intervento” ha favorito l’incontro tra le realtà esistenti e la valutazione delle buone pratiche attuate sul territorio regionale, alla luce della legge regionale n. 4/2016.

Molte le esperienze positive realizzate e in corso di realizzazione, nella consapevolezza che il contrasto alla violenza non è una meta da raggiungere, ma un punto di partenza per lo sviluppo e la sempre maggior diffusione di interventi efficaci di protezione e tutela delle donne, dei loro figli e delle loro figlie, e per la realizzazione di percorsi di inserimento e di reinserimento nella vita sociale.

Le slide degli interventi

Le schede di buone pratiche realizzate nel territorio

Attività realizzate

È un approccio di sistema quello che la Regione Piemonte ha voluto mettere in campo. Il primo passo compiuto è stato rafforzare la rete regionale dei 14 centri antiviolenza e delle 9 case rifugio presenti sul nostro territorio, sostenendola anche economicamente.

Solo nel 2017 per queste strutture sono stati stanziati circa 1.500.000 di euro così suddivisi: 817.547 a sostegno dell’attività dei centri antiviolenza e delle case rifugio già esistenti; 308.445 destinati a nuovi centri antiviolenza e a posti letto in situazione di emergenza; 335.352 per nuove case rifugio e l’eventuale attivazione di nuovi posti letto nelle case già esistenti.

I numeri dei Centri antiviolenza

Le donne seguite nel 2017 dalla rete regionale dei 14 Centri antiviolenza sono state 2.336, mentre le donne accolte nelle Case rifugio sono state 86. È stato registrato un incremento rispetto al 2016 (1.921) anche perché la rete ė stata migliorata e potenziata.

Le donne seguite dai 7 Centri antiviolenza presenti sul territorio di Torino e provincia sono state 1.641,di cui 443 donne sole, 1.122 con figli e 41 in gravidanza.I sette Centri antiviolenza sono: Comune di Torino, Telefono Rosa, UDI, Arci Valle Susa, Svolta Donna, Donne e Futuro e Punto a capo.

La fascia anagrafica più numerosa è quella tra i 40-49 anni con 488 donne.Gli altri dati: 52 donne con meno di 20 anni; 222 tra i 20 e i 29 anni; 373 tra i 30 e i 39 anni; 263 tra i 50 e i 59 anni; 164 oltre i 59 anni; di 79 il dato non è stato rilevato.

Per quanto riguarda il titolo di studio, la maggioranza delle donne che si sono rivolte ai Centri antiviolenza torinesi hanno un titolo di studio di scuola secondaria di secondo grado, sono 619. 9 non hanno alcun titolo di studio; 63 scuola primaria; 489 secondaria di primo grado; 258 laurea o diploma di infermiera; di 187 non è stato rilevato.

760 risultano occupate; 562 non occupate.

Le donne seguite dai Centri antiviolenza delle altre province piemontesi sono 695, di cui 171 sole e 512 con figli (di 12 il dato non è stato rilevato). I sette Centri antiviolenza delle altre province sono: Medea (AL), Orecchio di Venere (AT), Consorzio CISSABO (BI), Consorzio del Cuneese (CN), Futuro Donna Ceva (CN), Comune di Novara, Consorzio CISS Ossola (VCO).

La fascia anagrafica più numerosa è quella tra i 40-49 anni con 180 donne.Gli altri dati: 26 donne con meno di 20 anni; 97 tra i 20 e i 29 anni; 169 tra i 30 e i 39 anni; 77 tra i 50 e i 59 anni; 39 oltre i 59 anni.

Per quanto riguarda il titolo di studio, 242, cioè la maggioranza delle donne che si sono rivolte ai Centri antiviolenza delle altre province del Piemonte hanno un titolo di studio di scuola secondaria di primo grado; 15 non hanno alcun titolo di studio; 29 hanno terminato la scuola primaria; 138 la secondaria di secondo grado; 38 sono in possesso di laurea o diploma di infermiera; di 228 il titolo di studio non è stato rilevato.

325 risultano occupate; 291 non occupate.

I numeri delle Case rifugio

Le donne accolte nelle Case rifugio piemontesi sono 86, di cui 44 sole e 42 con figli.

La fascia anagrafica più numerosa è quella tra i 30-39 anni con 20 donne.10 donne hanno meno di 20 anni; 18 tra i 20 e i 29 anni; 10 tra i 40 e i 49 anni; 10 tra i 50 e i 59 anni; 4 oltre i 59 anni; di 2 il dato non è stato rilevato.

Per quanto riguarda il titolo di studio, 35 ovvero la maggioranza delle donne che si sono rivolte alle Case rifugio piemontesi hanno un titolo di studio di scuola secondaria di primo grado; 4 non hanno alcun titolo di studio, 11 hanno terminato la scuola primaria, 22 la secondaria di secondo grado; 4 sono in possesso di laurea; di 10 non è stato rilevato il titolo di studio.

25 donne risultano occupate; 60 non occupate.

Le donne accolte in altre strutture di ospitalità sono 75.

Le risorse

In Piemonte, a fine 2017, con la nuova programmazione, sono state assegnate per attività volte al contrasto della violenza di genere, risorse pari a 1.129.000 euro, così ripartite:

  • 830.000 euro per i 14 Centri antiviolenza e le 9 Case rifugio già esistenti;
  • 229.428 euro per l'apertura di due nuovi Centri antiviolenza, uno a Casale e uno a Chieri;
  • 70.552 per l'apertura di tre nuove Case rifugio ad Alessandria, Almese e Torino.

Ai 76 posti letto delle 9 Case rifugio piemontesi, si aggiungeranno altri 20 all'interno delle 3 nuove Case rifugio, per un totale di 96 posti. A questi si aggiunge l’attivazione di 52 nuovi posti di accoglienza (36 di primo livello e 22 di secondo livello). In particolare, i 36 posti di primo livello saranno la risposta abitativa nelle situazioni di emergenza.

A queste risorse deve essere aggiunto un ulteriore milione di euro che sarà utilizzato per la formazione del personale sanitario e sociale; l’inserimento lavorativo e l’autonomia abitativa delle donne vittime di violenza; l’elaborazione di una base dati unificata su questo fenomeno. Ma anche per la realizzazione di interventi e attività sperimentali nei confronti degli autori di violenza di genere.

Infine è necessario porre l'accento sul Fondo di solidarietà per il patrocinio legale alle donne vittime di violenza e maltrattamenti. Si tratta di uno strumento previsto dalla legge regionale contro la violenza sulle donne che si è dimostrato utile soprattutto per le donne che non possono accedere al gratuito patrocinio. Uno strumento unico nel panorama normativo italiano che può essere considerato come modello a livello nazionale.

Interventi, quelli messi in campo dalla Regione Piemonte, che vogliono agire su più aspetti del contrasto alla violenza sulle donne, nonché sulla prevenzione, proprio come previsto dal “Piano triennale degli interventi per contrastare la violenza di genere 2017-2019”.

Piano Triennale contro la violenza di genere

Il Piano prevede otto macro obiettivi da conseguire nel triennio di riferimento 2017-2019

  • Consolidamento della rete dei centri e degli sportelli antiviolenza e delle case rifugio nel territorio regionale e potenziamento e appropriatezza delle risposte di accoglienza dall’emergenza, alla casa rifugio, verso i percorsi di autonomia.
  • Sperimentazione di percorsi di sostegno all’inserimento/reinserimento socio-lavorativo.
  • Potenziamento e messa a sistema degli interventi di prevenzione dei fenomeni della tratta e della riduzione in schiavitù e degli interventi per la prevenzione e la diffusione di una corretta informazione sul fenomeno delle mutilazioni genitali femminili e del matrimonio forzato.
  • Sostegno alla formazione delle operatrici e degli operatori del sistema dei servizi antiviolenza
  • Sostegno e promozione di sperimentazioni di interventi per gli autori della violenza
  • Interventi a sostegno dei figli e delle figlie di vittime di femminicidio ed interventi a sostegno di minori vittime di violenza assistita
  • Promozione e diffusione dell’utilizzo del “Fondo di solidarietà per il patrocinio legale alle donne vittime di violenza e maltrattamenti”
  • Realizzazione del Piano di comunicazione per l’attuazione della legge regionale 4/2016

Il Piano triennale degli interventi per contrastare la violenza di genere 2017-2019 è stato approvato dalla Giunta regionale.

Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale

Oltre alla azioni in corso, la Regione Piemonte ha approvato un piano d’azione straordinario, con uno stanziamento complessivo di circa 934.000 euro per quattro tipologie di interventi :

  • formazione del personale sanitario e sociale
  • inserimento lavorativo
  • interventi di autonomia abitativa
  • implementazione del sistema informativo

Criteri per l'accesso ai finanziamenti

Attività sperimentali nei confronti degli autori di violenza di genere

Quello degli autori di violenza è un tema che deve essere necessariamente affrontato perché costituisce l'altra faccia della medaglia. Il contrasto alla violenza di genere non avrà mai veri risultati se non viene incentivata anche una presa di coscienza nella componente maschile che si è macchiata di violenza nei confronti delle donne, ma anche in quella sana che può essere attore rilevante nella diffusione della cultura del rispetto e della parità

L’obiettivo, fermo restando che la presa in carico degli autori di violenza non dovrà comunque costituire un’alternativa alle procedure giudiziarie nei casi di reati, è molteplice e si muove su quattro linee operative:

  • sviluppo del confronto e dell'analisi critica delle diverse metodologie adottate;
  • ampliamento delle sperimentazioni di trattamento degli autori di violenza di genere, anche ai fini di acquisire indicazioni per il monitoraggio, la valutazione e l'implementazione delle azioni stesse;
  • promozione della condivisione di buone pratiche e sensibilizzazione sul tema;
  • promozione dello sviluppo di percorsi formativi per l'aggiornamento degli operatori coinvolti e l'analisi di metodologie e risultati

Campagna "La violenza nega l'esistenza"

  pdf Le azioni concrete della Legge regionale 4/2016 (666 KB)

  pdf La Regione sostiene i Centri antiviolenza (762 KB)

  pdf Il numero di pubblica utilità 1522 (616 KB)