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Sala 9
LIBERALI MODERATI - LE RIFORME
Gli anni fra il 1830 ed il 1848 costituiscono una fase fondamentale per lo sviluppo economico in Italia. Nonostante la sua arretratezza, anche il nostro paese subisce gli influssi della rivoluzione industriale in atto nell'occidente europeo; la costruzione delle prime ferrovie e dei battelli a vapore, l'uso dell'energia a gas, il notevole incremento di capitali nel settore bancario, favoriscono la nascita di industrie tessili e meccaniche.
Si pongono nuove esigenze, che rendono più evidente la necessità di un mutamento della politica economica e fiscale. Il dibattito su questi problemi coinvolge personaggi come il giovane Camillo Cavour  segue (1810- 1861), Cesare Balbo (1) (1789-1853), Carlo llarione Petitti (1790-1850) e molti altri ancora di cui vediamo riproduzioni e ritratti alle pareti.
Alcuni filoni del futuro liberalismo utopistico dell'800 si ritrovano nelle premesse per la formazione di un partito moderato, in grado di allargare la lotta contro l'assolutismo ed il dominio straniero. Le basi erano state già poste dal gruppo di intellettuali, che facevano capo al «Conciliatore» e che, dopo la sua soppressione, si volgeranno alla rivista fiorentina «L'Antologia» diretta da Giovan Pietro Vieusseux (1799-1863). Soppressa l"'Antologia" dal governo toscano, Vieusseux fonda una rivista pedagogica, diretta da Raffaele Lambruschini (1788- 1873), la «Guida dell'educatore» e, insieme a Gino Capponi (1792- 1876), I' «Archivio Storico Italiano». Dagli stessi ambienti culturali moderati e tendenzialmente liberali, sono promossi periodici congressi a scopo scientifico, ma soprattutto politico: il primo si tenne a Pisa nell'ottobre del 1839.
In questi anni la storia d'Italia è riesaminata, alla luce di nuovi principi di nazionalità, da studiosi come Carlo Troya (1784-1858) e Cesare Balbo, del quale sono esposte alcune opere quali la «Storia d'Italia fino al 1814», pubblicata nel 1846 (3) .
L'adesione di alcuni intellettuali cattolici alle idee liberali porta, in questa fase preparatoria, al tentativo di una sintesi tra cattolicesimo e liberalismo.
Segno dell'attenzione che borghesia ed intellettuali rivolgono al movimento liberale moderato, è il successo editoriale del «Primato morale e civile degli italiani» (5) di Vincenzo Gioberti (1801-1852) e delle «Speranze d'Italia» (6) di Cesare Balbo, pubblicati rispettivamente nel '43 e nel '44 (una copia di questi volumi è esposta in una vetrina - foto - accanto ad un calamaio ed un bastone da passeggio appartenuti a Cesare Balbo).
Nucleo della tesi di Gioberti è la proposta di una confederazione di Stati sotto la presidenza del Papa, mentre Cesare Balbo sostiene che al Re di Sardegna, interessato a contrastare il dominio austriaco, spetti il compito di guidare l'indipendenza italiana ed essere a capo della confederazione.
Nel 1846 G. Mastai Ferretti diviene papa col nome di Pio IX e dà inizio ad una serie di trattati liberali.
Le stampe (9) inneggianti al nuovo pontefice si riferiscono all'amnistia concessa il 16 luglio 1846 ai condannati politici.
Massimo d'Azeglio (1798-1866), che vediamo nel ritratto di Francesco Gonin (1808-1889). (foto) pubblica nel 1847 con il «Programma per l'opinione nazionale italiana» una proposta di mobilitazione dell'opinione pubblica intorno ai programmi di riforme all'interno dei singoli Stati: si tratta di un vero e proprio manifesto del partito moderato alla vigilia del '48.
Nella sala sono visibili inoltre i busti in marmo raffiguranti i fratelli Roberto e Massimo d'Azeglio, (foto) con il cavalletto (13) da pittore di quest'ultimo; bozzetti di G. B. Biscarra (1790-1857) raffiguranti Carlo Alberto che promulga il Codice Civile nel 1837.
In Italia, fra il 1846 e il 1847, si profilano una serie di riforme che paiono realizzare gli ideali ed i programmi del liberalismo moderato. Pio IX inizia il suo regno con misure politiche che sembrano confermare la tesi giobertiana del neoguelfismo.
Sotto la pressione dell'opinione pubblica liberale e dietro l'esempio dato dal Papa, Leopoldo II in Toscana concede la guardia civica, una Consulta ed una più ampia libertà di stampa; lo segue il Regno Sardo: Carlo Alberto segue e Leopoldo di Toscana quindi firmano con Pio IX i preliminari della Lega Doganale Italiana.
Attorno al grande ritratto di Carlo Alberto , opera di Angelo Capisani, sono esposte alcune bandiere e fazzoletti commemorativi (foto) delle riforme concesse. Nella vetrina sottostante il quadro si notano alcuni cimeli, consistenti in ceramiche e stendardi recanti lo stemma sabaudo.
Assai diversa è la situazione in altri stati italiani. L'inizio delle rivoluzioni si verifica, nel Regno delle due Sicilie, con l'agitazione a Palermo, il 12 gennaio 1848 e ben presto si collega ai fermenti di tutta la penisola. Manifestazioni liberali avvengono anche a Napoli, dove il Re chiede l'aiuto austriaco, che non può giungere per il rifiuto del Papa di concedere alle truppe il permesso di transito. È a questo punto che Ferdinando di Borbone, primo fra i sovrani italiani, concede una costituzione, ritenendola l'unico mezzo per salvare la monarchia.
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