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| Sala 8 MAZZINI E I DEMOCRATICI |
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La
dura repressione seguita ai moti del '20 e '21 non
ha indebolito la Carboneria; i suoi affiliati mantengono contatti con i
liberali di altri paesi anche per mezzo degli esuli a Londra, a Parigi,
in Svizzera. Si attende il momento favorevole a nuovi tentativi insurrezionali.
(foto giornali repubblicani) Il primo movimento è a Modena, dove Ciro Menotti (1) (1798-1831) sembra godere dell'appoggio del duca Francesco IV d'Este, desideroso di estendere i suoi domini a spese dei Savoia e del Papa. |
| Il luglio 1830 in Francia, ha infatti portato sul trono Luigi Filippo
d'Orléans (1773-1850), dando nuovo impulso al movimento italiano, ma
Francesco IV viene meno alle promesse fatte e fa arrestare Menotti
con i suoi compagni. (Sulla parete (2) un ritratto di Menotti e copia della
sentenza di morte firmata da Francesco IV). La rivoluzione dilaga comunque nell'Italia Centrale, costringendo alla fuga i Duchi di Modena e Parma. Si organizza un esercito delle «Province Unite» e si spera in un aiuto della Francia liberale contro l'intervento austriaco. Ma dopo un solo mese una nuova ondata di repressioni pone fine alle illusioni della Carboneria. Ciro Menotti ne sarà il martire più illustre. |
Giuseppe
Mazzini |
| A Marsiglia entra in contatto con molti altri esuli, fra cui Carlo Bianco di Saint Jorioz (1795-1843), teorizzatore della guerra d'insurrezione per bande, e con il rivoluzionario Filippo Buonarroti, che già aveva partecipato alla Rivoluzione degli Eguali di Babeuf nel 1797. Tra i tentativi insurrezionali della «Giovine Italia» quello in cui Mazzini tenta di invadere la Savoia nel 1834 e contemporaneamente di far insorgere Genova, non ha alcun successo. A Genova è coinvolto nel moto anche Giuseppe Garibaldi, che, costretto a fuggire dopo il fallimento della spedizione, raggiungerà l'America meridionale. Vittime della repressione cadranno Jacopo Ruffini e l'alessandrino Andrea Vochieri (1796-1833). |
Dopo
un momento di grave crisi sulla validità dei metodi
rivoluzionari, Mazzini fonda nel 1834 la «Giovine Europa», quindi l'azione
riprende e resterà viva nella penisola durante il decennio successivo; l'episodio
più importante e più noto di questa lotta è la sfortunata spedizione dei
fratelli Attilio ed Emilio Bandiera (foto) in Calabria (1844). Sconsigliata
dallo stesso Mazzini anche la spedizione di Carlo Pisacane
(8) (1818-1857. Organizzata nel 1857, su basi sociali aperte alla
questione contadina avrà esito negativo, ma l'ideale mazziniano di un'Italia
"una, libera e indipendente" avrà ampia eco nei vari strati
della popolazione, contribuendo quindi concretamente al processo di unificazione
del nostro Paese. |
L'attività di proselitismo ed il carisma del patriota sono ampiamente
testimoniati, in questa sala, dai numerosi cimeli e ritratti di mazziniani e
democratici (3) . Fra questi vanno ricordati lo storico Giuseppe Ferrari
(1811-1876), allievo di Giandomenico Romagnosi (1761-1835) e il
patriota Efisio Tola (1803-1833), fucilato nel 1833 per aver partecipato
alla spedizione in Savoia.
Fra i molti sostenitori del pensiero
mazziniano, rimanendo tuttavia su posizioni moderate, ricordiamo Carlo Cattaneo
(1801-1869), precursore del regionalismo in Italia, fondatore della rivista
«Il Politecnico», Domenico Guerrazzi,
direttore dell'«Indicatore Livornese»; Carlo
Armellini (9) (1777-1863) e Aurelio
Saffi (10) (1819-1890), eletti al governo della Repubblica
Romana con lo stesso Mazzini; Gustavo Modena
(1803-1861) (foto) che, usando della libertà di movimento concessagli dalla
professione di attore, esercita una preziosa funzione di collegamento fra
i patrioti in Italia e quelli all'estero e il pubblicista Maurizio
Quadrio (1800-1876). |
| A documentazione della folta pubblicistica repubblicana sono esposte copie di periodici come «Il Pensiero Mazziniano», che si pubblica ancor oggi, e alcune edizioni degli scritti dello stesso Mazzini, quali il celebre «Doveri dell'uomo» tradotto in numerose lingue. Un grande quadro raffigura Giuseppe Ferrero Gola , fondatore delle scuole operaie, a testimonianza del grande ruolo assunto nel pensiero repubblicano dall'educazione popolare. |
| I ritratti di Giuditta Sidoli (14) (1804-1871) e di Sara Nathan (15) (1819-1882)
ricordano invece il rilievo, nell'operato politico di Mazzini, avuto dalle
donne nel Risorgimento italiano ed europeo. Tra queste merita di essere ricordata la scrittrice inglese Jessie White Mario (1832-1906), dalla cui biografia su Mazzini è tratta la serie di litografie raffiguranti episodi della vita del patriota genovese. (16) |