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Sala 6
SOCIETA' SEGRETE E MOTI RIVOLUZIONARI
LA CARBONERIA E SILVIO PELLICO
Le correnti ostili alla Restaurazione non hanno alcuna possibilità pratica di organizzarsi in modo legale; è quindi comprensibile come il dissenso, che vede protagonisti i liberali moderati, insieme agli eredi del giacobinismo, si esprima prevalentemente attraverso organizzazioni clandestine, le quali da un lato elaborano programmi ideologici e dall'altro preparano le insurrezioni armate.
A modello delle società segrete viene presa la Massoneria, fiorente in Italia nel periodo napoleonico e, come si è visto, già sviluppatasi nel 1700. Sulla traccia di questa, la Carboneria, la più diffusa delle società segrete, inizia a propagarsi nel Regno delle Due Sicilie e nei domini pontifici, mentre nel nord Italia si diffondono alcune sette ispirate alle dottrine di Filippo Buonarroti (1761-1837), già attivo durante la Rivoluzione Francese, quali i Federati, gli Adelfi, i Sublimi Maestri Perfetti.
(Al centro di questa sala sono esposti alcuni materiali relativi alle società segrete, fra cui la riproduzione dello Statuto della Carboneria - foto-).
Fra il 1820 ed il 1821, in seguito al trionfo rivoluzionario dei «costituzionali» in Spagna, i Carbonari delle Due Sicilie passano all'azione.
La guarnigione di Nola insorge il 1° luglio 1820 per iniziativa degli ufficiali Michele Morelli (1790-1822) e Giuseppe Silvati (2) (1791-1822); l'agitazione si estende a Napoli, costringendo il Re a concedere la costituzione spagnola ritenuta la più democratica. Tuttavia le potenze della Santa Alleanza, riunite in congresso a Lubiana, decidono l'intervento armato contro i rivoluzionari ed il 7 marzo 1821 i costituzionalisti di Napoli comandati da Guglielmo Pepe (1783-1855) sono sconfitti a Rieti dalle truppe austriache.
Mentre fallisce la rivoluzione napoletana, inizia quella piemontese. L' 8 marzo 1821 si muovono i liberali del Regno Sardo, tra i quali Santorre di Santarosa (foto) (1783-1825) che forma, ad Alessandria, una giunta di governo e chiede al re la costituzione spagnola. L'insurrezione coinvolge anche Torino, Vittorio Emanuele I abdica in favore di Carlo Felice, piuttosto che fare concessioni democratiche.
In assenza del nuovo re, che si trova temporaneamente a Modena, la reggenza viene affidata al giovane Carlo Alberto  segue (1798-1849), (foto) principe di Carignano (ritratto e busto), che concede la Costituzione con la riserva dell'approvazione regia (12 marzo 1821).
La reazione è immediata e Carlo Felice sconfessa il giovane Reggente, il quale, per riabilitarsi agli occhi del sovrano e dei conservatori, va a combattere contro i costituzionalisti al Trocadero in Spagna, a fianco dei Borboni di Francia.
In tutta la penisola è dura la reazione contro i patrioti e le società segrete: nel napoletano, Morelli e Silviati sono impiccati.
In Piemonte Santorre di Santarosa è costretto all'esilio; morirà a Sfacteria combattendo per la libertà della Grecia nel 1825. Il torchio tipografico (foto) dell'inizio del ' 800 è lo stesso utilizzato dai patrioti, la notte del 10 marzo 1821, per stampare la richiesta a Vittorio Emanuele I della Costituzione, atto che provoca l'inizio dei moti rivoluzionari.
Nel Lombardo Veneto, Federico Confalonieri, Silvio Pellico segue e Pietro Maroncelli (1795-1846) sono arrestati, processati, condannati dal governo austriaco e deportati insieme a molti altri a Brno (foto) nella fortezza dello Spielberg. La vetrina a muro è interamente dedicata a Silvio Pellico. Il manoscritto originale de «Le mie prigioni» pubblicato nel 1832 è conservato nell'archivio del Museo.
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