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Sala 5
LA RESTAURAZIONE
Tra marzo e giugno del 1814 ("I cento giorni") Napoleone, fuggito dall'isola d'Elba in cui è stato relegato dopo la disastrosa campagna di Russia e la sconfitta di Lipsia, ritenta la supremazia in Europa con un'ultima campagna militare in Belgio. A Waterloo viene sconfitto definitivamente dalla coalizione europea e confinato a S. Elena (1) (possedimento inglese nell'Oceano Atlantico). Un quadro che raffigura l'Imperatore in esilio è esposto in una vetrina accanto a copricapi (foto) dell'esercito sardo.
Con il Congresso di Vienna, iniziato nel novembre 1814, si stabilisce un nuovo equilibrio fra le potenze europee di cui è garante, in funzione antifrancese, la Santa Alleanza, voluta dal principe di Metternich (1773-1859) e sancita nel settembre 1815, come alleanza tra trono e altare contro eventuali movimenti a sfondo democratico.
Il principio di «legittimità» è applicato anche alla penisola italiana, sicché quasi tutte le dinastie spodestate durante il periodo francese vengono ripristinate; Genova è annessa al Regno di Sardegna e Venezia incorporata nel Lombardo-Veneto, sotto il dominio degli Asburgo-Lorena che acquistano anche il Trentino e l'Alto-Adige. A Parma con Maria Luigia ex moglie di Napoleone, a Modena con Francesco IV e in Toscana con Ferdinando III, sono posti sul trono regnanti legati da parentela agli Asburgo.
Metternich ottiene anche il diritto di tenere guarnigioni nelle «legazioni» pontificie e stringe patti d'alleanza con il Regno di Napoli. La Restaurazione degli antichi sovrani si attua dunque per lo più sotto la tutela dell'Austria. Ma la soppressione della struttura amministrativa napoleonica si rivela ben presto dannosa: il frazionamento della Penisola secondo frontiere militari e doganali, il ritorno alle antiche legislazioni, alla doppia censura civile ed ecclesiastica, il ritorno dei privilegi di classe portano ad un regresso nella vita civile. Alcuni sovrani finiscono per valersi della collaborazione di uomini che già avevano aderito al regime napoleonico.
In Piemonte Vittorio Emanuele I (1759-1824) (foto), ritornato a Torino dopo circa 15 anni di esilio in Sardegna, rifiuta un trattato di alleanza con l'Austria, che avrebbe portato ad una confederazione di Stati italiani sotto la tutela dell'Impero Asburgico. Fin dal periodo della Restaurazione il Piemonte si definisce come l'unico Stato italiano in grado di serbare una propria autonomia rispetto all'Austria: a questa resta tuttavia collegato per il fatto che entrambe le monarchie sono fra le più conservatrici d'Europa.
Vittorio Emanuele I, e il suo successore, il fratello Carlo Felice (1765-1831) (foto), conducono un'opera di restaurazione rigida, assecondati dalla Corte, dall'esercito e dalla Chiesa, che riprende il controllo dell'istruzione pubblica e si vede restituiti tutti i privilegi; ebrei e valdesi sono nuovamente soggetti a discriminazioni e a limitazioni nei diritti religiosi e civili.
La chiamata al governo di Prospero Balbo (1762-1837), di tendenze riformiste (giunge infatti a redigere un progetto di Costituzione poco prima dell'abdicazione di Vittorio Emanuele I) costituisce un tentativo di placare la sempre maggiore insofferenza che i borghesi e l'aristocrazia piemontese manifestano al ristabilirsi di un regime di carattere assolutista e noncurante di quanto la Rivoluzione Francese aveva portato di nuovo.
Contrari alla Restaurazione, i patrioti italiani vanno ad affiancarsi ai patrioti delle varie nazioni europee, deluse per il mancato costituirsi di stati liberi e indipendenti.
Il movimento liberale inizia presto a prendere corpo a Milano, dove le nuove idee trovano modo di esprimersi soprattutto nel «Conciliatore» il giornale fondato da Federico Confalonieri (1785-1846) e Luigi Porro Lambertenghi (1780-1860) e di cui Silvio Pellico  segue (1789-1854) diviene capo redattore. Un piccolo acquerello di Giovanni Migliara (foto) sulla parete destra rappresenta l'applicazione del metodo Lancaster-Bell, di mutuo insegnamento nell'oratorio della chiesa di S. Caterina a Milano; fra i personaggi raffigurati sono riconoscibili Pellico e Confalonieri, che cercano di sviluppare in Italia questo sistema di istruzione pubblica e laica.
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