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| Sala 27 L'ANTIFASCISMO E LA RESISTENZA |
Sistemata nel 1975 con la collaborazione
dell'Istituto Storico della Resistenza in Piemonte e del Centro Studi Piero
Gobetti di Torino, l’esposizione occupa la galleria contigua all’Aula del Parlamento
Italiano.
A partire dalla fine del 1920 il Fascismo, movimento
fondato da Benito Mussolini, generosamente finanziato da agrari ed industriali
che vedono in esso uno strumento adeguato al contenimento del movimento operaio,
dilaga in tutta l'Italia centro-settentrionale. Sono testimonianza della violenza
dello scontro gli oggetti predati dalle squadre d'azione durante gli assalti
alle organizzazioni del movimento operaio: bandiere, fazzoletti da collo, tessere
e timbri del Partito Socialista, un petardo esplosivo ed un pugnale, rudimentale
armamento di un Ardito del Popolo. Gli Arditi del Popolo sono l'organizzazione
che, presto sconfessata dai dirigenti socialisti e comunisti, a partire dalla
primavera del 1921 raccoglie l'antifascismo di base di anarchici, socialisti
e comunisti.
Altre sezioni sono dedicate all'antifascismo: dall'opera
politica e culturale di Piero Gobetti, all'attivismo dei movimenti di opposizione
organizzati all'estero dai fuoriusciti, alla difficile costruzione di un'organizzazione
clandestina all'interno. Il capitolo delle guerre di regime, volte a realizzare
quella vocazione imperiale che era componente essenziale dell'ideologia e della
propaganda fascista, si apre con le immagini dell'aggressione all'Etiopia nel
1935. Si tratta di una guerra di sterminio, condotta con grande impiego di mezzi
per ottenere una vittoria rapida e totale (nel maggio del 1936 viene proclamato
l'Impero d'Etiopia) e sostenuta all'interno da una massiccia operazione dell'apparato
propagandistico: la raccolta delle fedi nuziali rappresenta effettivamente il
momento di massimo consenso popolare al fascismo.
La guerra civile spagnola, contrapponendo antifascismo
e fascismo internazionale nella lotta per o contro la repubblica, anticipa il
carattere ideologico e sociale che sarà proprio del conflitto mondiale
e della Resistenza. Gli aiuti dell'Italia fascista al franchismo sono cospicui
in mezzi e uomini: migliaia di "volontari", ai quali il regime offre
premi e buone paghe, vengono reclutati principalmente fra le masse di disoccupati
meridionali.
Nel 1938 vengono emanate le leggi razziali sottoscritte
anche dal Re Vittorio Emanuele III che discriminano i cittadini di religione
ebraica ed aprono la via delle deportazioni nei campi di sterminio tedeschi.
Quando, il 10 giugno 1940, entra nel secondo conflitto
mondiale, già provata dalle due guerre precedenti, l'Italia è
del tutto impreparata militarmente. La guerra, voluta da Mussolini a seguito
delle strepitose vittorie tedesche, si rivela presto un insuccesso: in Africa,
Grecia, Jugoslavia si evidenzia la totale subordinazione del fascismo italiano
all'alleato tedesco.
Sul fronte interno le difficoltà economiche, il
razionamento, i continui bombardamenti aerei, le sconfitte militari maturano
l'ostilità popolare verso il regime. Nel marzo 1943 gli operai della
Fiat scendono in sciopero a Torino: il movimento, che si estende alle principali
città del Nord, nonostante la dura repressione, ha una chiara connotazione
di protesta politica. Nei mesi successivi precipita la crisi della dittatura
fascista: dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia del l0 luglio 1943, Mussolini
è messo in minoranza nella seduta del Gran Consiglio del 25 luglio e
costretto a dare le dimissioni. Il governo Badoglio, dopo la firma dell'armistizio
(reso pubblico 1'8 settembre), lascia privo di istruzioni operative l'esercito,
determinandone il totale sbandamento, mentre i Tedeschi invadono tutte le zone
del paese non occupate dagli angloamericani. Una bandiera, quella dei partigiani
di Boves, - una delle prime formazioni partigiane costituitesi in Piemonte -
rammenta il primo della lunga serie di eccidi nazisti: a Boves un intero reparto
di soldati italiani, comandati dal sottotenente Ignazio Vian, era salito sulle
montagne dopo l'8 settembre. Il 19 settembre 1943 le truppe tedesche, non riuscendo
ad avere la meglio sui partigiani, si volgono contro la popolazione civile di
Boves, massacrando trentadue persone inermi.
Ricostruiscono la storia della Resistenza nei suoi aspetti
eroici e quotidiani, molti oggetti: macabri cimeli come la sedia dei fucilati
del Martinetto e le divise dei deportati italiani nei campi di concentramento,
documenti che attestano l'ampiezza della rete organizzativa del Comitato di
Liberazione Nazionale, immagini di vita partigiana, un container col quale gli
Alleati fornivano aiuti per via aerea alle bande. Oltre alla celebre immagine
della staffetta partigiana sono esposti copie di giornali e volantini diffusi
clandestinamente. Una delle ultime sezioni è dedicata al ruolo delle
donne nella lotta di liberazione. Al fondo della sala due grandi cartografie
illustrano l'una lo sviluppo dell'offensiva finale e l'insurrezione dell'aprile
1945 nel territorio piemontese, l'altra, limitata alla riproduzione delle regioni
centro-settentrionali, la diffusione della lotta partigiana in Italia.