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| Sale 24-25 L'ITALIA NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE |
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L'assassinio,
a Sarajevo il 28-7-1914, dell'Arciduca Francesco Ferdinando,
erede al trono degli Asburgo, è la scintilla per l'Austria di attaccare
la Serbia. Questa, che da anni perseguiva una propria autonomia, viene appoggiata
da Russia e Francia, mentre a fianco dell'Austria-Ungheria si schiera la
Germania. La guerra dichiarata il 28-8, prevedeva un attacco a sorpresa
alla Francia e poi alla Russia, da concludersi con grande rapidità. In realtà
l'invasione del Belgio neutrale, da parte dei Tedeschi e la resistenza da
parte della popolazione, permette la riorganizzazione francese sul fronte
del fiume Marna, dove l'avanzata dei Tedeschi è bloccata, e l'azione militare
si trasforma in una lunga guerra di posizione e di logoramento (foto). |
| Per migliaia di chilometri di fronte vengono scavate trincee, camminamenti e rifugi difesi da sbarramenti di filo spinato. L'Italia in un primo momento si dichiara neutrale, in seguito il ministro degli Esteri Sidney Sonnino (1867-1922) stipula un patto segreto con l'Intesa, (costituita da Inghilterra, Francia e Russia) con l'impegno ad entrare in guerra al suo fianco in cambio, a guerra conclusa, della cessione di Trentino, Alto Adige, Trieste e Dalmazia, esclusa la città di Fiume. L'Italia dichiara guerra il 24-5-1915, con il governo di Antonio Salandra (1853-1931). |
Capo
di Stato Maggiore è Luigi
Cadorna (1850-1928): anche sul fronte italiano (foto),
quella che doveva essere una guerra «lampo» diventa una lunga guerra in
trincea, senza risultati significativi nel 1° anno. Il 15 maggio 1916 gli Austriaci sferrano una poderosa offensiva: la Strafexpedition (spedizione punitiva), con base sull'altopiano di Lavarone, attraverso l'altopiano di Asiago. La mossa viene contenuta quasi al punto del possibile sbocco in pianura. È di questo periodo l'eroismo degli irredentisti Nazario Sauro (1880-1916) e Cesare Battisti (1875-1916). |
| Il 18 giugno 1916 il ministero Salandra si dimette; viene sostituito da un governo presieduto da Paolo Boselli (1838-1932), di più larga unità nazionale, che include elementi della sinistra. L'8 agosto 1916 gli Italiani entrano in Gorizia. Nella primavera 1917 gli Stati Uniti intervengono a fianco dell'Intesa. Nell'agosto 1917 l'esercito italiano conquista l'altopiano della Bainsizza sulla sinistra dell'Isonzo senza però riuscire a sfruttare il successo ottenuto. Nel paese e soprattutto a Torino avvengono manifestazioni di protesta dovute al perdurare della guerra che coinvolge la stessa popolazione civile. Il 24 ottobre 1917, nell'Alto Isonzo gli austro-tedeschi sferrano una poderosa offensiva. Essi procedono vigorosamente nel fondovalle e si infiltrano, minacciando di aggiramento l'intero settore orientale, oltre a quello carnico e cadorino. È la rotta che prende il nome da Caporetto. Interi reparti, parchi d'artiglieria, magazzini cadono in mano agli Austriaci: gli sbandati sono numerosi. |
| I reparti rimasti integri ripiegano sul Tagliamento, quindi si attestano sul Piave e sul Grappa fermando il nemico che, nella sua avanzata aveva incontrato talvolta fiera resistenza (come la carica di Pozzolo del Friuli). Il 30 ottobre il ministero Boselli si dimette; gli succede quello presieduto da Vittorio Emanuele Orlando (1860-1952), che conserva Sonnino ministro degli Esteri. Cadorna è esonerato e sostituito da Armando Diaz (1861-1928) con sottocapi Pietro Badoglio (1871-1956) e Gaetano Giardino (1864-1935). Vengono migliorate le condizioni del soldato, viene intensificata la propaganda per la resistenza nel paese e nell'esercito. Il 15 giugno 1918 gli Austriaci tentano un'offensiva sul Piave e sul Grappa ma dopo alcuni giorni di aspra lotta sono nettamente respinti. |
| Ad un anno esatto dalla rotta di Caporetto, l'esercito italiano sferra a sua volta, una grande offensiva, mentre quello austriaco incomincia a dare segni di un disfacimento che corrisponde a quello dello stesso Impero. Lo sfondamento del fronte austro-ungarico per opera del Corpo d'Armata di Enrico Caviglia fa precipitare la situazione. La battaglia, che prende il nome da Vittorio Veneto, è decisiva. Il 3 novembre alcune truppe italiane entrano in Trento e altre sbarcano a Trieste. Lo stesso giorno a Villa Giusti viene firmato l'armistizio e il 4 novembre Diaz annuncia con il Bollettino della Vittoria la fine della guerra. Sul mare non avviene la grande battaglia, poiché la flotta austriaca, con le sue corazzate, rimane chiusa nei porti munitissimi, si hanno però le azioni dei sommergibili tedeschi e le audaci operazioni di disturbo dei piccoli mezzi, i Mas, con cui si distinguono Luigi Rizzo (1887-1951) e Gabriele D'Annunzio (1863-1938) a Buccari. La marina italiana opera il salvataggio dei resti dell'esercito serbo battuto dagli Austriaci. Dopo gli armistizi si ebbe il trattato di Versailles con la Germania (da cui nasce la Società delle Nazioni) e di St. Germain con l'Austria. Le questioni italo-jugoslave furono regolate dal trattato di Rapallo. L'Italia acquistava la Venezia Tridentina e la Venezia Giulia. Fiume, città compattamente italiana ma isolata in territorio abitato da slavi, aveva chiesto l'annessione, ma, in applicazione dei trattati era assegnata alla Jugoslavia; quando si trattò di evacuare le truppe italiane, l'11 settembre 1919 Gabriele D'Annunzio alla testa di un battaglione di granatieri occupò la città e vi proclamò la Reggenza Italiana del Carnaro a cui porrà fine nel 1920 il generale Enrico Caviglia (1862-1945). Fiume sarà annessa all'ltalia nel 1924. La vittoria dopo una guerra lunga ed aspra da parte d'uno stato di recente costituzione come l'Italia, rappresentava il coronamento dell'opera degli uomini del Risorgimento. |
Le
atrocità della prima guerra mondiale sono illustrate
dai disegni di Raemackers (foto), nato in Olanda nel 1869 e operante ad
Amsterdam come caricaturista. La sua produzione artistica durante la prima
guerra mondiale, quasi tutta in chiave antitedesca assume spesso un valore
emblematico che supera la contingenza del fatto storico. Un esempio è costituito
da opere come «Omaggio alla guerra» e «Fame» che vogliono denunciare gli
orrori di cui la guerra è comunque causa indipendentemente dagli schieramenti
politici e militari. |