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Sala 23
IL PRIMO CINQUANTENNIO UNITARIO
Nel marzo 1876, con la cosiddetta «rivoluzione parlamentare» la maggioranza governativa passa dalla destra alla sinistra; qualche anno dopo, il gabinetto Depretis segnerà l'inizio della politica del «trasformismo»; nel 1882 l'Italia conclude con l'Austria e la Germania la Triplice Alleanza, ponendosi definitivamente sul piano delle potenze europee. In tale occasione si hanno violente proteste per il timore di una rinuncia alle terre irredente. Il triestino Guglielmo Oberdan (1) (1858-1882) viene impiccato dagli Austriaci in seguito al fallito attentato a Francesco Giuseppe.
L'Italia è in fase di industrializzazione e, di conseguenza, anche il movimento operaio, in ritardo notevole rispetto agli altri paesi, si svilppa in questi anni. Il pannello (2) raggruppa alcune fotografie che illustrano il movimento economico e sociale del tempo. In una vetrina, è rappresentata la situazione della illuminazione elettrica nel '88 a Torino e la esposizione Generale Italiana di Torino nel 1884 che sintetizza, in una serie di padiglioni cui contribuirono 13.500 espositori, lo sviluppo scientifico, economico e artistico dell'Italia alla fine del secolo.
N
ell’ambito di questa esposizione fu allestito il Padiglione del Risorgimento che prefigurava il futuro Museo, poi aperto nel 1908 alla Mole Antonelliana. Il primo allestimento museale è qui documentato da due rarissime fotografie dell’epoca.
Nel 1850 era nata a Torino l'Associazione Generale degli Operai. Nel novembre 1871 su ispirazione mazziniana, a Roma si costituisce il «Patto di Fratellanza» (3), di cui è esposta la riproduzione del documento ufficiale, che ebbe durata sino al 1893 e la cui finalità era l'unione delle società operaie d'Italia appartenenti alle varie correnti politiche. Negli stessi anni viene affermandosi, tra sinistre, la corrente radicale i cui maggiori esponenti sono Agostino Bertani (1812-1886) e Felice Cavallotti (1842-1893). Nel 1882 nasce a Milano il Partito Operaio. Nel 1890 sorgono le prime Camere del Lavoro e un anno dopo, nel 1891, per la prima volta, anche in Italia, viene celebrata la festa di 1° maggio.
Dagli sforzi congiunti delle nuove correnti socialiste ed operaiste, nasce corrente radicale Genova nel 1892 e «Partito Socialista dei Lavoratori Italiani» e nel 1895 si costituisce ufficialmente il Partito Republicano.
Materiali relativi a questo periodo sono esposti alle pareti della sala. Fotografie e manifesti trattano la situazione dell'industria e del movimento operaio. La borghesia che si va sviluppando anche grazie al protezionismo doganale, attuato da Crispi, spinge il governo ad assumere posizioni intransigenti contro radicali, repubblicani e socialisti.
Gli anni ottanta segnano anche l'inizio di una politica coloniale dell'Italia ai danni dell'impero etiopico. La guerra si protrae, tra alterne vicende, dalla sconfitta subita dagli Italiani a Dogali nel 1887, al trattato di Uccialli con cui sono riconosciuti i territori conquistati, alla fondazione della colonia Eritrea nel 1890 fino disastro di Adua nel 1896. Quest'ultimo avvenimento, insieme ad altri che avevano turbato l'opinione pubblica, come lo scandalo della Banca Romana, provoca la caduta del ministero Crispi. Tutti i cimeli ed i materiali relativi alla guerra in Etiopia (foto) sono situati nelle bacheche sul lato destro della sala: da notare il pannello con lance, frecce e scudi africani.
Il governo di Rudinì (1839-1908), in carica fino al giugno 1898, si trova a fronteggiare un'eredità molto pesante; le forze economiche e politiche che avevano sostenuto Crispi - industriali, armatori, ambienti di corte, militari - premono per la continuità di una politica autoritaria. Il successo conseguito dai socialisti, dall'opposizione radicale e repubblicana nelle elezioni del marzo 1897 produce di conseguenza la reazione dei conservatori. La situazione precipita con i tumulti di Milano, scoppiati per protestare contro l'aumento del costo del pane, nel maggio 1898.
Qui il governo opera con Bava Beccaris (1831-1924), una repressione durissima, minacciando anche le stesse libertà costituzionali.
Lo scontento generale culmina con l'uccisione, il 29 luglio 1900, a Monza, di Umberto I (1884-1900) per mano dell'anarchico Gaetano Bresci (1869-1901). A questo evento sono dedicati il quadro di Luigi Sorio e le cartoline intitolate «Il regicidio» (foto) e «Ritorno alla villa reale» (foto) situate nella bacheca sottostante.
Salito al trono Vittorio Emanuele III (1900-1946), con il ministero Zanardelli (1826-1903) (raffigurato nel bozzetto del monumento a lui dedicato a Brescia, opera di Davide Calandra 8 ), nel 1901, ha inizio una svolta in senso liberale che si definisce nel 1903 col governo Giolitti (1842-1928) (il busto in bronzo è opera dello scultore G. B. Aloatti 9 ). Durante il periodo che da lui prende il nome di «età giolittiana» (1903-1914), il Paese si orienta verso una serie di riforme sociali e di nuovi rapporti con le varie correnti politiche, che garantiscono una certa continuità al governo. Si decide di non intervenire durante il grave sciopero generale del 1904, di legalizzare i sindacati e di inserire i cattolici nella vita politica, giungendo per questi ultimi nel 1913 al «patto Gentiloni», dal nome del suo promotore V. O. Gentiloni (1865-1915). L'atteggiamento costantemente favorevole agli industriali del nord, acuisce il dislivello economico e sociale del Mezzogiorno, dove Giolitti fa ricorso a spregiudicati metodi di governo (vedi i piatti per la propaganda elettorale nelle bacheche 10 ), appoggiandosi anche alla malavita locale.
Nel giugno 1914 lo sciopero generale in Romagna e nelle Marche assume una connotazione decisamente rivoluzionaria.
Al fondo della sala 11 si trova una bacheca dedicata alla Massoneria nell'800, a cui aderiscono alcuni fra i maggiori uomini politici, da Garibaldi a Crispi a Giolitti.
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