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| Sala 23 IL PRIMO CINQUANTENNIO UNITARIO |
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Gli
anni ottanta segnano anche l'inizio di una politica
coloniale dell'Italia ai danni dell'impero etiopico. La guerra si protrae,
tra alterne vicende, dalla sconfitta subita dagli Italiani a Dogali nel
1887, al trattato di Uccialli con cui sono riconosciuti i territori conquistati,
alla fondazione della colonia Eritrea nel 1890 fino disastro di Adua nel
1896. Quest'ultimo avvenimento, insieme ad altri che avevano turbato l'opinione
pubblica, come lo scandalo della Banca Romana, provoca la caduta del ministero
Crispi. Tutti i cimeli ed i materiali relativi alla guerra in Etiopia (foto)
sono situati nelle bacheche sul lato destro della sala: da notare il pannello
con lance, frecce e scudi africani. |
| Il governo di Rudinì
(1839-1908), in carica fino al giugno 1898, si trova a fronteggiare un'eredità
molto pesante; le forze economiche e politiche che avevano sostenuto Crispi
- industriali, armatori, ambienti di corte, militari - premono per la continuità
di una politica autoritaria. Il successo conseguito dai socialisti, dall'opposizione
radicale e repubblicana nelle elezioni del marzo 1897 produce di conseguenza
la reazione dei conservatori. La situazione precipita con i tumulti di Milano,
scoppiati per protestare contro l'aumento del costo del pane, nel maggio
1898. Qui il governo opera con Bava Beccaris (1831-1924), una repressione durissima, minacciando anche le stesse libertà costituzionali. |
![]() Lo
scontento generale culmina con
l'uccisione, il 29 luglio 1900, a Monza, di Umberto
I (1884-1900) per mano dell'anarchico Gaetano Bresci (1869-1901).
A questo evento sono dedicati il quadro di Luigi Sorio e le cartoline intitolate
«Il regicidio» (foto) e «Ritorno alla villa reale» (foto) situate nella
bacheca sottostante. |
| Salito al trono Vittorio Emanuele III (1900-1946),
con il ministero Zanardelli (1826-1903) (raffigurato nel bozzetto del monumento
a lui dedicato a Brescia, opera di Davide Calandra 8 ),
nel 1901, ha inizio una svolta in senso liberale che si definisce nel 1903
col governo Giolitti (1842-1928) (il busto in bronzo è opera dello scultore
G. B. Aloatti 9 ). Durante il periodo che da lui prende
il nome di «età giolittiana» (1903-1914), il Paese si orienta verso una
serie di riforme sociali e di nuovi rapporti con le varie correnti politiche,
che garantiscono una certa continuità al governo. Si decide di non intervenire
durante il grave sciopero generale del 1904, di legalizzare i sindacati
e di inserire i cattolici nella vita politica, giungendo per questi ultimi
nel 1913 al «patto Gentiloni», dal nome del suo promotore V. O. Gentiloni
(1865-1915). L'atteggiamento costantemente favorevole agli industriali del
nord, acuisce il dislivello economico e sociale del Mezzogiorno, dove Giolitti
fa ricorso a spregiudicati metodi di governo (vedi i piatti per la propaganda
elettorale nelle bacheche 10 ), appoggiandosi anche
alla malavita locale. Nel giugno 1914 lo sciopero generale in Romagna e nelle Marche assume una connotazione decisamente rivoluzionaria. Al fondo della sala 11 si trova una bacheca dedicata alla Massoneria nell'800, a cui aderiscono alcuni fra i maggiori uomini politici, da Garibaldi a Crispi a Giolitti. |