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Sala 2
SECOLO XVIII
L' ILLUMINISMO,
I GIACOBINI ITALIANI E
LA RIVOLUZIONE FRANCESE
Il risveglio politico-culturale dell' Italia coincide, nel Settecento, col periodo dell'Illuminismo europeo, in cui operano sovrani, ministri, filosofi e scrittori quali Rousseau, Diderot, D'Alembert e Voltaire. I centri dell'Illuminismo italiano sono principalmente Milano, Firenze, Napoli e Parma.

In Lombardia si assiste ad un riordinamento interno ed al risanamento economico ad opera dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria - foto - (1717-1780) e del figlio Giuseppe II (1-2) (1741-1790), che vediamo raffigurati in due
grandi ritratti ad olio: l'istruzione pubblica diviene compito dello Stato, dopo la soppressione dell'ordine dei Gesuiti.
Le nuove idee hanno una grande diffusione attraverso le numerose associazioni economiche, culturali e filantropiche, che fioriscono nel '700. La più importante è la Massoneria che, sorta come società segreta avente finalità di fratellanza universale, attira con le nuove idee molti elementi della borghesia e della stessa nobiltà in Europa.
Alcuni oggetti e immagini riguardanti la Massoneria sono esposti in una bacheca (3) ; la squadra, il compasso ed il triangolo sono tra i simboli più noti, mentre le stampe si riferiscono a cerimonie di iniziazione degli affiliati.
In questo nuovo clima culturale ha inizio, a Milano, la pubblicazione del «Caffè», giornale dei fratelli Pietro ed Alessandro Verri. Nel 1764 viene pubblicato «Dei delitti e delle pene» di Cesare Beccaria, opera fondamentale dell'Illuminismo italiano, di risonanza europea.


In bacheca sono esposti: la prima edizione dell'opera (foto), varie stampe che raffigurano i maggiori esponenti della letteratura italiana ed una delle prime edizioni del «Discorso sull' origine della disuguaglianza» di J. Jacques Rousseau. I ritratti alle pareti mostrano alcuni protagonisti della cultura italiana del tempo: il filosofo Giambattista Vico (1668-1744), gli storici Ludovico Antonio Muratori (6) (1672-1750), Carlo Denina (8) (1731-1813) e Carlo Botta (1766-1837).
In Toscana le riforme investono le vecchie strutture dello Stato: il codice voluto dal granduca Pietro Leopoldo, figlio di Maria Teresa, abolisce la pena di morte ed elimina gli ultimi resti dell'ordinamento feudale, promuovendo una specie di libero mercato.
Il ducato di Parma e Piacenza è rinnovato dall'opera del ministro francese Guglielmo Du Tillot (1711-1774).
A Torino, dopo l'opera di Vittorio Amedeo II tendente al rafforzamento dello Stato, al rinnovamento dell'apparato burocratico, alla limitazione dei privilegi feudali, i governi di Carlo Emanuele III (1730-1773) e di Vittorio Amedeo III (7) (1726-1796) rimangono saldamente ancorati ai princìpi dell' Ancien Régime.
Con lo spirito innovatone, diffuso dalle riforme, viene progressivamente sviluppandosi, nell'Italia della seconda metà del '700, l'aspirazione all'indipendenza ed all'unità nazionale.
G
il filosofo ed economista Antonio Genovesi (1713-1769),osservando il danno prodotto in Italia dalle barriere tra Stato e Stato, aveva vagheggiato l'idea di una Italia unita, così come Vittorio Alfieri (foto) (1749-1803) si era fatto interprete della nuova coscienza nazionale.
Verso la fine del secolo il moto riformatore si indebolisce, proprio nel momento in cui si avvertono i prodromi della Rivoluzione francese del 1789 i cui principi di "libertà, eguaglianza, fraternità", sono portati in Italia nel 1796 (foto) con la discesa di Napoleone Bonaparte  segue (1769 - 1821), alla testa dell'armata che rappresenta i successi della Rivoluzione.
Sull'esempio di questa sorgono quindi le prime Costituzioni democratiche e le Repubbliche indipendenti(9).

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