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| Sala 18 LA GUERRA DEL 1859 |
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Scaduto
il tempo previsto dall'ultimatum, gli Austriaci invadono il Piemonte
con l'intenzione di sconfiggere l'esercito sardo prima che giungano le truppe
francesi. L'avanzata del maresciallo Ferencz
Gyulay (1798-1868) incontra serie difficoltà perché i
Piemontesi avevano allagato il territorio tra il Sesia e la Dora; i Francesi
attraverso il Moncenisio e da Genova raggiungono rapidamente il campo di
battaglia. Il 20 maggio gli Austriaci sono battuti a Montebello e, mentre
Gyulay attende col grosso delle truppe il passaggio del nemico intorno a
Piacenza, i Franco-Piemontesi vincono il 30 e 31 maggio a Vinzaglio e a
Palestro e attraversano il Ticino, preceduti dall'azione dei Cacciatori
delle Alpi, un corpo di volontari comandati da GaribaldiIl fronte si sposta a Milano nel tentativo di difenderla, Gyulay viene battuto a Magenta e poi a Melegnano. Mentre il maresciallo austriaco decide di ritirarsi nelle fortezze del quadrilatero a preparare la riscossa, Napoleone III e Vittorio Emanuele II entrano in Milano l'8 giugno, accelerando l'avanzata. Il 24 giugno si svolge la battaglia più sanguinosa di tutta la guerra: le truppe piemontesi conquistano sei volte l'altura di San Martino, prima di potersi affermare definitivamente e i Francesi devono combattere duramente per espugnare Solferino e ricacciare gli Austriaci su tutta la linea. |
Alla
battaglia di Solferino risalgono le origini della Croce
Rossa Internazionale (foto) fondata dallo svizzero Henry
Dunant (1828-1910). Egli, a seguito delle osservazioni
fatte sul campo di battaglia, dove la mancata assistenza ai feriti è causa
di circa 40.000 vittime, concepisce l'idea di creare un comitato di soccorso
che possa intervenire con competenza, ma con garanzia di assoluta neutralità
tra i belligeranti. Nell'ultima bacheca centrale, si notano un ferro chirurgico e una benda triangolare su cui sono disegnate le istruzioni per l'uso: probabilmente si tratta del primo pezzo di un intero pacco destinato ai soccorritori improvvisati. Le ripercussioni della guerra e delle vittorie degli alleati determinano l'insurrezione della Toscana, della Romagna, delle Marche, dell'Umbria e dei Ducati di Parma e Modena, grazie anche all'iniziativa della Società Nazionale. Preoccupato per la minaccia di un intervento prussiano e soprattutto per i movimenti insurrezionali dell'Italia Centrale, Napoleone III decide di interrompere le ostilità proponendo, unilateralmente, un armistizio con l'Austria. In base alle clausole firmate rapidamente a Villafranca l'11 luglio 1859, la Lombardia viene ceduta alla Francia per essere annessa poi al Piemonte. Mantova e Peschiera con le loro fortezze restano all'Austria. L'autorità legittima sarebbe stata ripristinata in Toscana, nei ducati di Modena e Parma e nei territori dello Stato Pontificio, che si erano ribellati. |
![]() In
una vetrina a muro sono esposti
la copia fotografica dell'Armistizio di Villafranca e il cifrario (foto)
usato da Vittorio Emanuele II per comunicare oltre le linee nemiche. Le
battaglie e gli episodi di guerra sono ricordati da un'ampia documentazione
iconografica e documentaria alle pareti e nelle bacheche; di notevole interesse
il quadro della battaglia di San Martino (foto) opera di Luigi
Norfini. Cavour, in seguito alle decisioni di Napoleone, rassegna le dimissioni. Il 10 novembre 1859, l'armistizio di Villafranca viene trasformato in un trattato di pace firmato a Zurigo. |
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La
stanza, allestita con mobili ed arredi originali ,
è la ricostruzione dello studio di Cavour (foto) al ministero, che aveva
sede nell'attuale Prefettura. Nella camera sono esposti: l'uniforme da ministro,
indossata al Congresso di Parigi del 1856, il bozzetto in gesso di Vincenzo
Vela (1820-1891) raffigurante Cavour |