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Sala 13 e 13 bis
IL 1849: BATTAGLIA DI NOVARA E LE REPUBBLICHE DI ROMA E VENEZIA
Sollecitato dalle correnti democratiche, che dominavano la vita politica del paese, e sperando in una soluzione più favorevole, Carlo Alberto  segue il 20 marzo 1849 riapre le ostilità. Purtroppo la guerra riprende in condizioni difficilissime.
Le operazioni militari, frettolose e male organizzate, sono affidate al generale polacco Chrzanowski (1793-1861), che lascia a Radetzky tutto il tempo per attraversare il Ticino, sicché a Novara (foto), il 23 marzo 1849, l'esercito sardo viene duramente sconfitto. La sera stessa Carlo Alberto abdica a favore di Vittorio Emanuele che firma l'armistizio a Vignale.
Il grande quadro di Giuseppe Ferrari si riferisce all'episodio dei fratelli Giovanni e Ottavio Lavini ufficiali della Brigata Savona (di cui è esposto lo stendardo (4) ) morti in battaglia.
Nonostante la disfatta, il Regno di Sardegna ottiene che l'armistizio non preveda perdite territoriali né, soprattutto la revoca dello Statuto, che rimane in vigore, unico in Italia tra le Costituzioni quarantottesche. Il fallimento della guerra regia nella pianura Padana aveva inferto un duro colpo al partito moderato: ne approfittano i democratici per proporre la loro soluzione: guerra di popolo e Assemblea Costituente eletta con i suffragi popolari, in luogo delle annessioni al Regno Sabaudo.
Con queste premesse, in Toscana si forma un triumvirato composto da Giuseppe Montanelli (1813-1862), Giuseppe Mazzini  segue (1805-1872) e Domenico Guerrazzi (1804-1873); quest'ultimo attua una specie di dittatura personale, senza riuscire a condurre una politica coerentemente democratica.
I moderati riprendono il potere e richiamano il granduca Leopoldo II che, forte dell'intervento austriaco, ritorna in Toscana nel luglio dello stesso anno. In Italia rimangono soltanto Roma e Venezia a mantenere vivo lo spirito rivoluzionario.
A Roma, infatti, le agitazioni, culminate con l'uccisione del primo ministro Pellegrino Rossi (1787-1848), inducono Pio IX a fuggire a Gaeta (foto) rifugiandosi presso i Borboni. Viene eletta un'Assemblea Costituente che, nel febbraio del 1849, dichiara decaduto il potere temporale dei Papi ed istituisce la Repubblica , a capo della quale sono eletti Giuseppe Mazzini (1805-1872), Carlo Armellini (1777-1863) e Aurelio Saffi (1819-1890); in quest'occasione, Mazzini rivela notevoli doti di statista, elaborando la Costituzione del 3 luglio 1849, nella quale viene proclamata la sovranità popolare, l'autonomia delle amministrazioni locali, il suffragio popolare e la libertà religiosa.
Tuttavia Pio IX fa appello alle potenze cattoliche di Francia, Austria e Spagna, che intervengono a fianco di Ferdinando II di Napoli.
Dopo una strenua resistenza capeggiata da Garibaldi segue , che vede momenti eroici come la difesa della villa del Vascello e la morte, fra gli altri, di Enrico Dandolo (1827-1849), Luciano Manara (1825-1849) e Goffredo Mameli (1827-1849), le truppe francesi guidate dal generale Oudinot entrano in Roma.
Caduta Roma, Garibaldi, con un gruppo di volontari, cerca inutilmente di raggiungere Venezia che ancora resiste: la città fiaccata dai bombardamenti, dal blocco navale e stremata dalle epidemie, si arrende il 26 agosto.
L'assedio a Venezia è illustrato da una serie di litografie tedesche e da preziosi acquerelli di Vincenzo Giacomelli.

È da ricordare, dopo la battaglia di Novara, la coraggiosa difesa organizzata a Brescia: per dieci giorni la popolazione combattè disperatamente nelle strade e oppose resistenza alle truppe austriache che, guidate dal generale J. Jakob Haynau, riuscirono a entrare nella città solo il 2 aprile 1849.
Per questi fatti Brescia si guadagnò l'appellativo di "Leonessa d'Italia".
Sulla parete verso l’Aula del Parlamento viene proiettato il film "Voci e volti del Parlamento Subalpino"

Sala 13 bis

Ci troviamo di fronte alla ricostruzione della camera in cui morì Carlo Alberto in esilio ad Oporto (Portogallo), allestita con i mobili e gli oggetti originali appartenutigli.
Il 23 marzo, giorno della sconfitta di Novara, Carlo Alberto abdica a favore del figlio Vittorio Emanuele segue e si prepara all'esilio in Portogallo, dove morirà appena qualche mese dopo, il 28 luglio 1849.
Nella camera vediamo un quadro, del portoghese Malneiro che dal vivo riprese la morte del Re, la maschera mortuaria di bronzo, sulla scrivania alcuni libri recanti il monogramma di Carlo Alberto e quindi di provenienza dalla sua biblioteca particolare e un mobile che sottolinea la sua religiosità: un inginocchiatoio per le orazioni.
Davanti alla camera un gruppo marmoreo di Pietro Magni (2) (1817-1877) riproduce Luigi Cibrario (1802-1870) in visita al Re in esilio.
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